Un personaggio di grande spessore, Giulio Cesare Pedicini, ingegnere, dirigente statale, ma anche industriale ancora attivo, nonostante la sua non giovanissima età, ha presentato il suo libro "Punti di vista"

Un personaggio di grande spessore, Giulio Cesare Pedicini, ingegnere, dirigente statale, ma anche industriale ancora attivo, nonostante la sua non giovanissima età, ha presentato il suo libro "Punti di vista"

Un volume sulla restituzione di idee e di esperienze che dovrebbe essere letto ma anche usato, nel senso che andrebbe utilizzato come l'autore suggerisce: Un sasso che se viene gettato nello stagno producendo cerchi concentrici di riflessioni e di confronti

Un personaggio di grande spessore Giulio Cesare Pedicini (nella foto di apertura è con Mario De Vincentiis), ingegnere, dirigente statale, ma anche industriale ancora attivo, nonostante la sua non giovanissima età, che si aggira intorno ai 90 anni.
Per essere stato ingegnere capo del Comune di Benevento, negli anni del boom economico, ha avuto modo di realizzare gran parte della città che oggi viviamo: Strade, servizi, infrastrutture, edifici pubblici, scuole, impianti sportivi e altro ancora.
Oggi, non in veste di tecnico ma di intellettuale, Giulio Cesare Pedicini ci propone un libro di riflessioni critiche, a 360 gradi, sul mondo moderno e sui mali che ne impediscono un funzionamento ottimale.
Il libro, dal titolo “Punti di vista”, è stato edito da Albatros nel mese di luglio di quest’anno, ed è stato presentato oggi alla cittadinanza al Teatro Comunale de la Salle.
Al tavolo dei relatori, moderati dal giornalista Alfredo Salzano, c’erano personaggi illustri del mondo universitario beneventano: Davide Barba, professore ordinario di Sociologia Giuridica e Mario Cerbone, professore associato di Diritto del Lavoro, oltre al sindaco Clemente Mastella, che ha portato il suo saluto istituzionale.
Ad introdurre i lavori, è stato Barba, che ha ovviamente sottolineato che questo, data la grande esperienza dell’autore, è un libro sulla restituzione di idee e di esperienze.
Questo particolare è stato sottolineato anche da Cerbone, che ha subito esordito dicendo che la prima impressione che si coglie in questo libro è l'immagine del dirigente, sia a livello locale che centrale.
Anche qui si tratta del vissuto dell'autore, che diviene materia prima per elaborare le sue esperienze e restituirle come scrittura.
Ma tornando a Davide Barba, la sua relazione, con linguaggio rapido e molto chiaro, ha sintetizzato alcuni dei punti di forza del libro di Pedicini. Un libro che dovrebbe essere letto ma anche usato, nel senso che andrebbe utilizzato come l’autore suggerisce: Un sasso che se viene gettato nello stagno produce cerchi concentrici di riflessioni e di confronti.
Innanzitutto l’autore parte da una precisa visione dello Stato, con occhio scevro di quegli interessi che non devono incidere sul risultato finale, e che come ogni opera d’ingegneria deve rispondere ad una funzione.
Del resto nella sua biografia il senso dello Stato, come istituzione, appartiene alla sua storia, soprattutto per i tanti anni che ha trascorso ai massimi vertici delle istituzioni politiche, in particolare quando seguì Ferdinando Facchiano, parlamentare e ministro, nei suoi incarichi ministeriali.
Qui Barba sottolinea un punto molto pregnante del libro di Pedicini, quando l'autore scrive che molti di coloro che dovrebbero erogare un servizio si attribuiscono un potere che nessuno ha loro delegato.
Una visione tipica del clientelismo meridionale, conseguenza di quello che il sociologo americano Robert Putnam definì il familismo amorale.
L'effetto peggiore, di tutto ciò è, a parere dell'autore, soprattutto l'emigrazione giovanile, per mancanza non solo di lavoro ma di giustizia sociale.
Un altro tema che Pedicini affronta nel suo libro, è la critica alla legislazione incomprensibile.
La voluta oscurità del linguaggio giuridico è uno dei mali maggiori del nostro sistema.
La comprensione della lettura di una legge è una condizione fondamentale per la sua legittimità, non una mera esigenza estetica o stilistica.
Uno dei tanti mali, non certo il solo, che impedisce il reale funzionamento dello Stato.
Nella sua relazione anche Davide Barba, ha sottolineato che uno dei pilastri del libro di Pedicini, e che ne permea ogni altra visione ideologica, è la centralità del lavoro.
Il lavoro è il motore fondamentale anche della dimensione etica dell’uomo moderno, che quindi deve vedere in esso non solo un diritto ma anche e soprattutto un dovere. In queste sue analisi, ha continuato Barba, Pedicini prende posizioni anche nette, forse non sempre condivisibili, di dialettica contro il lavoro a distanza, ma spesso anche contro i sindacati.
Del resto, ha premesso Barba, la prima impressione che il libro restituisce è l’immagine e l’ottica del dirigente pubblico, vuoi in ambito locale vuoi in ambito più centrale dello Stato.
Qui, oltre a ogni altra valutazione prevale il senso critico del rapporto attuale, insano, tra politica e dirigenza, dove questi ultimi, i dirigenti non pensano più di esercitare una funzione, bensì di esercitare un potere, venendo meno alla logica del servizio alla collettività.
Nella sua replica, Giulio Cesare Pedicini, anche sollecitato da alcune domande di Alfredo Salzano, ha puntualizzato alcune questioni implicite sollevate dai relatori.
In realtà, proprio ribadendo la centralità del lavoro nella sua concezione esistenziale, ci ha tenuto a sottolineare l'importanza di quella che definiamo meritocrazia.
Proprio per questo, ha speso avuto una posizione critica nei confronti dei sindacati, il cui unico scopo era quello di “pareggiare”, di mettere tutti sullo stesso piano, senza fare alcuna distinzione di merito o di valore.
Ogni qualvolta che ci sono state spinte per una premialità del lavoro, hanno sempre incontrato l’opposizione dei sindacati.
Infine, un'ultima domanda di Salzano ha chiuso la serata: "Qual è il suo giudizio sulla città di Benevento?"
Da tecnico, Pedicini ha dato una risposta secca e asciutta: "Nel periodo che ho diretto l'Ufficio Tecnico abbiamo stilato contratti per centinaia di miliardi di lire, riuscendo a realizzare quanto previsto dal Piano Regolatore Generale (Prg), viabilità, servizi, scuole, edifici pubblici, e non ultimo lo stadio, primo capoluogo della Campania ad avere un suo stadio. E non ho altro da aggiungere".
Poi in effetti la considerazione rimane sospesa nell'aria, come contrappasso tra la città del dire e quella del fare.
Ogni altra valutazione afferisce alla sensibilità critica di chi esercita il proprio diritto di pensare liberamente, come ha anche scritto Giulio Cesare Pedicini nel suo libro.