In tarda serata arrivano le reliquie di una "piccola santa", Teresa di Lisieux dell'ordine dei Carmelitani. Un quadro della santa francese è conservato nel nostro Seminario Arcivescovile. E' opera di Nicolino Silvestri
Una piccola santa, Teresa di Lisieux dell'ordine dei Carmelitani (nella prima foto in basso), piccola per distinguerla dalla grande fondatrice del suo ordine, Santa Teresa d'Avila.
Piccola anche come vezzeggiativo riferito alla sua "piccola via" spirituale, fatta di semplicità, umiltà e di piccoli gesti quotidiani compiuti con grande amore.
E piccola, Santa Teresella, lo rimase anche nell'età. Morì infatti di tubercolosi a soli 24 anni. Era il 30 settembre del 1897.
Tuttavia, nonostante la sua breve vita, riuscì a compiere quasi un miracolo, scrivendo un libro, "Storia di un'anima", che, dopo la Bibbia, è forse il libro cattolico più venduto e letto al mondo.
In esso narra che la sua "piccola via" è la consapevolezza che non servono grandi gesti o penitenze eroiche per raggiungere la santità.
Basta considerarsi "piccoli" e abbandonarsi a Dio come un bambino tra le braccia del padre.
Un messaggio soprattutto di umiltà che, in questo momento che ci avviciniamo all’ottavo centenario del transito di San Francesco, appare quanto mai armonioso e necessario.
L'arrivo delle reliquie è previsto per questa sera, alle 22.00, sul sagrato della Cattedrale, mentre la partenza sarà domani mattina, domenica, alle 12.15.
In questa occasione dovrebbe (il congiuntivo è d’obbligo perché non abbiamo avuto conferme ufficiali) essere esposto anche un quadro della Santa (nella foto di apertura), conservato nel Seminario Arcivescovile.
Si tratta di una grande e bella tela dipinta da un pittore beneventano del Novecento: Nicolino Silvestri (nella seconda foto in basso).
Silvestri era nato a Benevento il 20 aprile del 1883.
All'anagrafe fu registrato con il nome Nicolino, e non Nicola, come spesso viene riportato in scritti che lo riguardano.
Dopo aver studiato in città, si trasferì a Napoli per intraprendere gli studi artistici all'Accademia di Belle Arti. Conclusi gli studi, agli inizi del Novecento, si trasferì per un anno circa a Parigi.
Ritornato a Napoli, con altri giovani artisti, nel 1909 partecipò alla formazione del "Gruppo dei Ventitré", che in quell’anno organizzò la Prima Mostra Giovanile d'Arte della Città di Napoli.
A questa mostra Nicolino Silvestri presentò la tela "La paura dell'ignoto", ora esposta al Museo del Sannio di Benevento.
Non ebbe una vasta produzione di carattere religioso.
Oltre alla tela raffigurante Santa Teresa di Lisieux, c'è una tela con il battesimo di Cristo in una chiesa di Apollosa, ed è probabilmente da attribuire a lui anche la tela con l'Orsini e San Filippo Neri, collocata nell’omonima chiesa al Triggio.
Per far fronte alle necessità di vita, scelse la professione d'insegnante.
Dopo un anno trascorso a Catanzaro, ebbe la cattedra di disegno all'Istituto Industriale di Benevento.
Qui ebbe occasione di avvicinarsi alla scultura in bronzo, grazie al laboratorio e alla fonderia presente nella scuola.
Realizzò diverse opere tra le quali il busto di Salvatore Rampone collocato nel 1925 nella Villa Comunale.
Ma la sua opera più importante fu di certo il monumento a Dante sul Ponte di Calore, inaugurato nel 1921, in occasione del sesto centenario della morte del poeta.
Il monumento non ebbe un grande successo, tanto che appena quindici anni dopo fu demolito, per aprire la nuova strada Lungocalore Manfredi.
La delusione del Silvestri fu tale che abbandonò la città.
Ottenne il trasferimento in una scuola di Genova e, fino alla morte avvenuta nel 1963, non tornò mai più a Benevento.
Quando partì, la tela di Santa Teresa, realizzata nel 1933, rimase qui a Benevento e ne fece omaggio alla famiglia della moglie, i Miele di Ceppaloni.
Furono loro che, cinquant’anni dopo (stando ad alcune testimonianze orali raccolte), decisero di farne dono alla Chiesa beneventana e fu collocato nel Seminario Arcivescovile.
Ovviamente è una immagine che riflette il gusto di cent'anni fa, memore di un decorativismo floreale ancora di matrice ottocentesca.
Ma del resto quello delle rose è un elemento iconografico tipico di Santa Teresa di Lisieux e non potevano certo mancare in un quadro che la rappresenti.
Ma ciò dà al quadro una sua armonia cromatica e una dolcezza di fondo che rendono l’opera un piccolo capolavoro della nostra arte nel Novecento.
Stasera ci sarà l'occasione finalmente di vedere da vicino questo quadro?
Ce lo auguriamo.
In ogni caso una visita alle reliquie della santa è auspicabile, se non d'obbligo, non per ottenere miracoli, ma per chiedere la grazia, che è cosa ben diversa.