Sono il suo chirurgo personale, il dottor Rich, e non vedo l'ora di strapparle il cuore dal petto. Tutto questo ovviamente non appena si sarà ristabilito: Deve entrare in sala operatoria nelle migliori condizioni possibili. E cominciò il dramma...
Iatros
Il dio della coscienza
di Luca De Lipsis
Breve introduzione
"Iatros il Dio della coscienza" è una storia che si muove tra fantastico e reale, trovando nella prima sfera le soluzioni alle crude problematiche della seconda, alla maniera dei supereroi, il mondo al quale la storia è ispirata.
Il genere è un "medico-fantasy" che abbraccia tematiche oscure e reali come il traffico di organi umani ad opera di un'organizzazione criminale che sfrutta lo stato di estrema povertà del terzo mondo.
Fioravante Guidoni, il protagonista della storia, è un giovane medico napoletano che lavora per un'associazione di volontariato operante in zone disagiate dell'Asia.
Durante la sua missione umanitaria, il medico si troverà a dover affrontare un'organizzazione terroristica dedita al commercio illecito di organi prelevati attraverso l'assassinio di esseri umani.
A causa di una mutazione genetica che subisce durante un incidente accaduto poco prima del suo sequestro, Guidoni acquisisce dei poteri sovrannaturali (come la capacità di narcotizzare e paralizzare i nemici con un semplice contatto) grazie ai quali, con la collaborazione di un popolo indigeno a lui fedele, riuscirà a fermare i malvagi meccanismi dell'organizzazione criminale e ad uccidere i suoi capi.
Capitolo 5
Buongiorno, dottore! Ha riposato bene? Furono le prime parole che udì Guidoni appena aprì gli occhi.
Si guardò intorno: La visione era ovattata. Provò a muoversi ma si sentiva totalmente indolenzito. Era disteso su un letto.
Riuscì a sollevare la mano sinistra soltanto per pochi centimetri poiché era ammanettata ad una protezione posta al lato della branda.
Dove mi trovo? Chi siete voi? Che cosa è successo?
Dottor Guidoni, lei ora è un nostro paziente.
E' stato molto fortunato in quanto le ferite riportate dopo l’incidente stradale non sono state mortali.
In quel momento però, è finita la sua fuga.
Adesso è imbottito di morfina perché ha riportato cinque fratture costali, una alla gamba, una al braccio destro e purtroppo ha anche una contusione polmonare. Come lei sa, sono lesioni molto dolorose. Il farmaco che le stiamo infondendo le farà passare il dolore e la tranquillizzerà.
Guidoni sollevò la testa dal cuscino e avvertì una fitta al fianco destro. Respirava con difficoltà. Aveva gli arti fratturati immobilizzati.
Guardò le manette e poi disse: Riservate proprio un bel trattamento ai vostri pazienti. Come pensa che possa fuggire con la gamba fratturata?
La prudenza non è mai troppa. Comunque io sono il suo chirurgo personale, il dottor Rich, e non vedo l’ora di strapparle il cuore dal petto.
Tutto questo ovviamente non appena si sarà ristabilito: Deve entrare in sala operatoria nelle migliori condizioni possibili.
L'anestesia è una procedura molto delicata e non possiamo permetterci di perderla sul più bello.
Lei è un uomo così forte. I suoi organi farebbero gola a chiunque.
Dopo quelle parole, a Guidoni fu tutto chiaro.
Come in un flashback ricordò lo svenimento in ospedale, l'assedio del villaggio, la successiva fuga e l'incidente, fino a quando aveva perso conoscenza.
Allora è proprio vero quello che ha detto Falcon. Ci ha parlato di voi, raccontandoci dei vostri metodi crudeli per trafficare organi umani.
Siete degli sporchi bastardi. Ma non la passerete liscia. Cosa ne avete fatto degli altri miei colleghi?
Il dottore Rich sorrise, poi prese una siringa e la iniettò nella vena di Guidoni.
Non sono tenuto a farle il resoconto degli eventi. L'importante è che lei adesso si riposi.
Guidoni percepì solo il lontano eco della risposta perché a poco a poco si sentì più stanco e sonnolento.
La morfina iniettata stava facendo effetto. Lo stavano drogando.
Fu un sonno lungo e tormentato. Ogni volta che cercava di svegliarsi i suoi aguzzini provvedevano ad iniettargli una nuova dose di farmaco. Nello stato di dormiveglia farmacologico di tanto in tanto riusciva ad aprire gli occhi e a guardarsi attorno.
Completamente inebriato dalla droga, aveva perso la cognizione del tempo.
In quei pochi sprazzi di lucidità la visione era completamente sfumata.
In uno di quei momenti percepì la presenza di un uomo accanto a lui.
Costui gli accarezzò il viso con la mano sussurrandogli all'orecchio: Che bell'uomo!
E' un vero peccato doverti ammazzare... Saresti potuto essere il mio assistente preferito! Ma vali un mucchio di soldi e noi ne abbiamo bisogno.
La voce era quella di un uomo, sebbene avesse un timbro lento e le frequenze vocali alte.
Le labbra dell’aguzzino si appoggiarono alle sue. Gli diede un bacio. E poi fu di nuovo il buio.
Ancora una volta fu svegliato da voci sommesse.
Stavolta le palpebre erano incollate agli occhi. Vicino a lui stavano parlando due persone. E il senso della conversazione era molto chiaro.
Oggi è una settimana che lo abbiamo ricoverato. Per attutirgli il dolore, è stato sempre drogato.
Adesso le fratture saranno consolidate e gli daranno meno fastidio.
Penso che domani sarà pronto per l’intervento chirurgico. Lo porterete in sala operatoria e gli indurrete la narcosi.
Quando sarà addormentato gli preleveremo tutti gli organi interni.
Entro domani sera, i suoi organi saranno già stati consegnati ai futuri riceventi. Abbiamo già stipulato i contratti.
Era la stessa voce effeminata di colui che lo aveva baciato. Fu un attimo di lucidità ma, subito dopo, un sonno profondo gli evitò tristi pensieri.
Si risvegliò mentre lo stavano trasportando in sala operatoria.
Provò a dimenarsi ma fu subito legato. Stavolta era cosciente. Gli arti fratturati non gli facevano più male, il respiro era diventato regolare.
Capì che opporre resistenza sarebbe valso a poco. La sala operatoria dove fu condotto era ben diversa da quella del villaggio.
Vide attrezzature mediche di alta tecnologia.
Di certo si trovava prigioniero in un ospedale all’avanguardia.
Si avvicinò a lui un uomo in camice, con la mascherina e il cappellino. Capì che la sua ultima ora si apprestava ad avvicinarsi.
Quelli erano gli ultimi attimi della sua vita. Ripensò alla sua Napoli, a Gisy, ai colleghi dell'Associazione.
Poi, quando l'uomo gli mise una maschera sul volto ritornò alla triste realtà.
Respiri qui dentro e non opponga resistenza, gli disse il medico che lo assisteva. Ogni tentativo di resistenza sarebbe inutile.
Questo è gas anestetico. Addio, dottore.
Guidoni iniziò ad inalare il medicamento mentre un altro uomo ai lati del lettino gli iniettava un altro farmaco nella vena.
Sperò di addormentarsi subito per porre fine a questa tortura. Almeno gli davano la possibilità di non soffrire. In un attimo sarebbe finito tutto.
E finalmente avrebbe potuto rivedere Gisy, se anche lei fosse passata sotto i ferri dei suoi aguzzini.
L'avrebbe rivista e le avrebbe detto cose che fino ad allora aveva omesso di riferirle.
In quel mondo celeste avrebbero potuto vivere sereni per l’eternità.
Lui non poteva fare a meno di Gisy. Il mondo, invece, avrebbe imparato a fare a meno di lui. Gadrone se ne sarebbe fatto una ragione.
Avrebbe di certo reclutato un altro anestesista volenteroso da mandare in quelle terre disastrate con la speranza di portare indietro la sua pelle. Questo pensava e ripensava senza che il sonno riuscisse ad offuscare la sua mente.
Passarono i minuti ma era ancora cosciente.
Provò a muoversi senza riuscirci.
Gli avevano somministrato del curaro ed era completamente paralizzato. Conosceva bene la procedura.
Per prelevare gli organi bisognava che il paziente fosse bloccato, altrimenti avrebbero corso il rischio di procurargli un danno e ogni organo valeva oro.
Provò a fare un respiro profondo ma anche i polmoni erano immobilizzati.
Perché non dormo, perché? Che altra dannata tortura è questa? pensò avvilito. Le parole non uscivano dalla gola.
Il medico che aveva indotto l'anestesia gli aprì la bocca per inserirgli il tubo tracheale. Lo collegò al ventilatore meccanico.
Iniziò a ricevere aria dall'esterno e i polmoni si riespansero passivamente, ossigenati dall'apparecchio dell’anestesia, ma lui era ancora sveglio. Stava vivendo attivamente tutte le manovre poste in essere per addormentarlo. Iniziò a lacrimare. Anche l'anestesista lo capì.
Guidoni lo vide preoccupato.
Ma che diavolo... è ancora sveglio! Sembra che ci guardi. Colleghi, venite a vedere anche voi: Non capisco cosa stia succedendo.
Gli puntarono la scialitica in volto. Tre medici stavano osservando la strana reazione.
Poi l'anestesista disse ad un suo collaboratore: Tienilo curarizzato. Io vado dal professore Allen. Chiamatemi appena si addormenta.
Non ho mai visto nulla del genere.
La mente di Guidoni era totalmente lucida. Viveva in prima persona tutti i passaggi di questa crudele operazione, impossibilitato a comunicare, paralizzato e collegato ad un ventilatore. In attesa di essere squartato da un manipolo di criminali assassini.
Non si poteva trovare in una condizione peggiore di questa. Anche a lui era capitato qualche imprevisto medico, ma il suo era un caso limite.
Dopo più di due ore di attesa, davanti ai suoi occhi si materializzò un volto che aveva già conosciuto. Stavolta i dettagli erano più chiari.
Era un viso molto curato, che dimostrava meno anni del suo reale vissuto, completamente rifatto dalla chirurgia plastica, dai tratti effeminati e dai lunghi capelli corvini, evidentemente tinti. La sua voce era inconfondibile.
Allora caro, facciamo le dovute presentazioni. Io sono il professor Allen.
I colleghi mi hanno detto che non vuoi proprio arrenderti, che resisti persino all’anestesia. Sono passate più di due ore e ancora ci osservi con quegli occhioni impauriti.
Quasi mi fai tenerezza, disse strizzandogli la guancia con due dita.
Poi continuò: Ma lo sai che devo andare avanti, purtroppo. Vediamo almeno se senti dolore.
Il famigerato professore Allen! Guidoni ricollegò la voce a quel bacio sulle labbra.
Dottor Rich, mi passi un bisturi per favore, disse Allen al suo collaboratore.
Rich prese un bisturi dal carrello e glielo porse:
Tenga, professore.
Allen fece un piccolo taglio sul torace di Guidoni. Poi guardò il monitor e disse: La frequenza cardiaca e la pressione arteriosa sono rimaste stabili: Vuol dire che almeno non prova dolore. Lo opererò da sveglio.
Magari, se sopravvive anche quando avrò prelevato cuore e polmoni, potremmo gridare al miracolo.
Guidoni sentì delle risate sommesse.
Ciao, dottore, e scusa per tutto. Ora mi vado a lavare. Ci vediamo all’inferno!
Poi chiese ai collaboratori di preparare i ferri chirurgici.
Guidoni capì che era finita.
Le lacrime iniziarono a scendere senza che riuscisse a fermarle. Cercò di dimenarsi e nello sforzo, all'improvviso, riuscì a muovere leggermente il capo. Lo girò verso il braccio steso.
Aveva iniziato a muovere anche le dita delle mani.
I medici della sala operatoria si gettarono su di lui tentando di bloccargli l'arto.
Guidoni riprese il controllo anche della mano. Prese una flebo posta ai bordi del lettino operatorio e la ruppe sulla testa di un sanitario.
Costui si retrasse sanguinante, urlando.
Guarda cosa mi hai fatto, gli disse inferocito. Poi, accecato dall'ira, prese l'asta della flebo con due mani sollevandola per colpirlo in testa. Guidoni piegò istintivamente il braccio sul volto per parare il colpo quando sentì un rumore cupo, simile a uno sparo.
Vide il suo aggressore cadere in terra con un foro di proiettile posto al centro della fronte.
Tra le urla degli altri operatori che tentavano di fuggire, vide entrare nella sala un gruppo di uomini armati.
Questi buttarono dei lacrimogeni e intimarono ai presenti di alzare le mani.
L'anestesista provò a scappare ma fu strattonato e afferrato per il camice da Guidoni.
Si voltò, ma non fece in tempo a rendersi conto di chi lo avesse trattenuto che gli arrivò un pugno sul naso. Cadde a terra stordito e sanguinante.
Guidoni fu subito afferrato per le braccia da uno degli incursori.
Dottore, siamo qui per salvarla. Dopo faremo le presentazioni. Adesso abbiamo poco tempo.
Dobbiamo andare via da questo ospedale prima che arrivino le milizie dei terroristi.
I medici e gli infermieri furono fatti accostare con le braccia alzate al muro.
Il gruppo armato li chiuse nel blocco operatorio prima di dirigersi verso l’uscita.
Due soldati, correndo, sostenevano Guidoni, che era scalzo, con indosso soltanto la vestaglia operatoria.
Fu fatto salire su un furgoncino che aspettava il commando. Il veicolo partì a tutta velocità.
Dove ci troviamo? chiese Guidoni ai suoi salvatori.
Siamo nella capitale del Gohar, Japur. Lei è stato condotto in una struttura segreta dell'Organizzazione.
Come avrà già potuto intuire, stava per essere ucciso.
Si, lo avevo capito. Mi hanno condotto in sala operatoria ma stranamente i farmaci che mi hanno somministrato sembrava non avere effetto sul mio corpo... Poi siete arrivati voi. Come avete fatto a trovarmi?
Anche noi abbiamo i nostri infiltrati nell'Organizzazione, disse un soldato.
Siamo riusciti a pedinare i suoi rapitori e a salvarla.
Direi appena in tempo! Adesso l'Ospedale dove operano è stato individuato: Hanno subito un duro colpo. Tra l’altro abbiamo anche un ostaggio importante nelle nostre mani.
Siete gli uomini di Falcon?
No! Siamo i seguaci di Aalok Ramit, la nostra guida spirituale.
Ne ho sentito parlare: E' il capo del popolo ramitiano.
Esatto! Tra non molto lo conoscerà, stiamo andando da lui. Viviamo in un posto segreto. Lui ha molte cose da raccontarle...