Samuele Ciambriello, assessore comunale a Bucciano, ha rassegnato le dimissioni da componente della Segreteria Provinciale del Pd
Samuele Ciambriello (foto), assessore comunale a Bucciano, ha rassegnato le dimissioni da componente della Segreteria Provinciale del Pd, con una lettera indirizzata al segretario, Filomena Marcantonio e, per conoscenza, al segretario regionale del Partito Democratico Campania, Piero De Luca.
"Cara segretaria - si legge nella missiva - ci sono decisioni che non si prendono con leggerezza.
Decisioni che fanno male, perché riguardano una parte della propria vita, della propria storia e della propria identità politica.
Con questa nota sono a formalizzarti le mie dimissioni dalla Segreteria politica della Federazione Provinciale del Partito Democratico di Benevento.
Le mie dimissioni non sono il frutto di un impulso, né di un risentimento personale.
Sono una scelta meditata, maturata dopo quanto accaduto nelle elezioni per il rinnovo della Presidenza della Provincia di Benevento.
Quella andata in scena non è stata una semplice divergenza politica.
E' stata la certificazione di una crisi profonda, culturale prima ancora che organizzativa, che attraversa il Partito Democratico sannita.
Poche settimane fa la Direzione Provinciale aveva approvato un documento politico inequivocabile.
Un documento nel quale si affermava, senza possibilità di equivoci, che il Partito Democratico avrebbe dovuto sostenere il centrosinistra e il cosiddetto campo progressista in ogni competizione istituzionale. Parole nette. Chiare. Solenni.
Eppure, quelle stesse parole sono state smentite dai fatti.
I consiglieri comunali del Partito Democratico della città di Benevento hanno scelto di sostenere il candidato del centrodestra, Cataudo, compiendo un gesto politicamente inspiegabile e moralmente incoerente rispetto agli impegni assunti.
Una scelta che considero grave.
Grave perché ha disconosciuto una linea politica condivisa. Grave perché ha umiliato il ruolo degli organismi dirigenti.
Grave perché ha esposto il Partito Democratico ad una figuraccia che ha superato i confini della provincia, diventando motivo di imbarazzo anche a livello regionale e nazionale.
E' proprio questo l'aspetto che più amareggia.
Mentre il Partito Democratico campano, sotto la guida del Segretario regionale, Piero De Luca, sta portando avanti un serio e paziente lavoro di ricostruzione politica, di rafforzamento del centrosinistra e di consolidamento del campo progressista, raccogliendone i primi importanti frutti nelle più recenti competizioni elettorali (non da ultimo le elezioni regionali dello scorso anno), nel Sannio si è scelto di imboccare una strada diametralmente opposta.
Una scelta che indebolisce il lavoro del livello regionale, mortifica la credibilità del Partito Democratico nazionale e trasmette all'esterno l'immagine di un partito incapace di rispettare la propria linea politica. Mi torna alla mente una delle domande più celebri della tradizione latina. Cui prodest? A chi è servita questa operazione? Quale interesse politico ha tutelato? Quale progetto ha rafforzato? Quale identità ha difeso.
Fatico a trovare una risposta. Perché se esiste una cosa che un partito non può permettersi è quella di negare se stesso.
Possiamo discutere di strategie. Possiamo dissentire dalle scelte del sindaco Clemente Mastella.
Possiamo rivendicare un'opposizione rigorosa. Possiamo perfino scegliere di non convergere su un determinato candidato. Ma votare il candidato del centrodestra significa varcare un confine che un partito del centrosinistra non dovrebbe mai oltrepassare.
Era davvero inevitabile? Davvero non esisteva una soluzione più dignitosa?
L'astensione, scelta da altri amministratori proprio per l'impossibilità di trovare una posizione condivisa, non avrebbe forse preservato almeno la credibilità del Partito Democratico?
Ancora più incomprensibile è il comportamento di chi, pur ricoprendo incarichi di rilievo nel Partito Democratico nazionale, ha ritenuto di poter sostenere senza esitazioni il candidato del centrodestra.
La politica vive di simboli. E quel voto è un simbolo devastante.
Perché comunica agli elettori che i documenti valgono meno delle convenienze del momento. Che la parola data può essere disattesa.
Che gli organismi dirigenti possono essere ignorati. Che la coerenza è diventata un optional.
Non è il Partito Democratico nel quale sono cresciuto. Non è il partito nel quale ho scelto di militare da giovane. Non è il partito per il quale ho speso tempo, energie, entusiasmo e passione.
Ho sempre pensato che la politica fosse anzitutto credibilità.
Che la coerenza fosse il primo patrimonio di una forza riformista. Che la lealtà fosse il collante di una comunità politica.
Oggi, purtroppo, faccio fatica a riconoscere questi valori nel comportamento di chi guida il Partito Democratico sannita.
Per questo considero le mie dimissioni un atto dovuto. Non contro qualcuno. Ma a favore di qualcosa. A favore della mia storia.
Della mia dignità politica. Della coerenza che ha sempre orientato il mio impegno pubblico.
Non intendo essere corresponsabile di una deriva che rischia di svuotare il Partito Democratico della sua funzione e della sua identità.
Il Pd sannita ha bisogno di una rifondazione autentica. Ha bisogno di ritrovare una bussola. Ha bisogno di recuperare credibilità.
Ha bisogno di dirigenti che sappiano dare l'esempio prima ancora di chiedere consenso. Perché un partito può perdere un'elezione.
Può attraversare una stagione difficile. Può perfino conoscere la sconfitta. Ma quando perde la propria coerenza, rischia di perdere definitivamente anche la fiducia dei suoi elettori. Ora o mai più.
E' il tempo delle scelte. E' il tempo della verità. E' il tempo del coraggio.
Continuerò a servire i valori del centrosinistra con la stessa passione di sempre, ma lo farò senza rinunciare a ciò che considero irrinunciabile: la libertà di pensiero, la lealtà verso gli elettori e la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa.
Perché la politica può sopravvivere alle sconfitte. Non sopravvive, invece, all'ipocrisia. E io non intendo diventarne complice.
P.S. Sarò presente alla riunione della Segreteria Provinciale da te già convocata per venerdì prossimo, nel corso della quale illustrerò personalmente le ragioni che mi hanno condotto a questa sofferta decisione.
Mi auguro che quell'incontro rappresenti l'inizio di una riflessione seria e senza infingimenti sullo stato del Partito Democratico sannita.
Auspico che nei prossimi giorni possa aprirsi un confronto pubblico, franco e trasparente, tra dirigenti, amministratori, iscritti e simpatizzanti, perché solo attraverso il dialogo e l'assunzione di responsabilità sarà possibile ricostruire la credibilità del nostro partito.
Ritengo, inoltre, che sia giunto il momento di un gesto di discontinuità forte e inequivocabile: l'azzeramento dell'intera Segreteria Provinciale, quale atto necessario per avviare una nuova fase politica fondata sulla lealtà, sulla coerenza e sul rispetto delle decisioni assunte collegialmente".