Recci e Tomacielli, nonostante si fossero nascosti in un ripostiglio adiacente alla sala operatoria, furono scoperti dai terroristi della Grande Organizzazione e, sotto la minaccia delle armi, costretti a unirsi al resto del personale medico

Recci e Tomacielli, nonostante si fossero nascosti in un ripostiglio adiacente alla sala operatoria, furono scoperti dai terroristi della Grande Organizzazione e, sotto la minaccia delle armi, costretti a unirsi al resto del personale medico

I terroristi avevano risparmiato solo i degenti malati gravi o coloro che ritenessero troppo vecchi per poter essere espiantati dei loro organi. Mentre si dirigevano verso l'ingresso principale, procedendo in fila indiana e con le braccia alzate, i due medici videro i cadaveri di Russi e Raghino. Meglio questa morte rispetto a quella che ci aspetterà, sventrati per salvare la vita di un magnate

                                                           Iatros
                                                Il dio della coscienza
                                                    di Luca De Lipsis


Breve introduzione
"Iatros il Dio della coscienza" è una storia che si muove tra fantastico e reale, trovando nella prima sfera le soluzioni alle crude problematiche della seconda, alla maniera dei supereroi, il mondo al quale la storia è ispirata.
Il genere è un "medico-fantasy" che abbraccia tematiche oscure e reali come il traffico di organi umani ad opera di un'organizzazione criminale che sfrutta lo stato di estrema povertà del terzo mondo.
Fioravante Guidoni, il protagonista della storia, è un giovane medico napoletano che lavora per un'associazione di volontariato operante in zone disagiate dell’Asia.
Durante la sua missione umanitaria, il medico si troverà a dover affrontare un'organizzazione terroristica dedita al commercio illecito di organi prelevati attraverso l'assassinio di esseri umani.
A causa di una mutazione genetica che subisce durante un incidente accaduto poco prima del suo sequestro, Guidoni acquisisce dei poteri sovrannaturali (come la capacità di narcotizzare e paralizzare i nemici con un semplice contatto) grazie ai quali, con la collaborazione di un popolo indigeno a lui fedele, riuscirà a fermare i malvagi meccanismi dell'organizzazione criminale e ad uccidere i suoi capi.

Capitolo 4

Recci e Tomacielli, nonostante si fossero nascosti in un ripostiglio adiacente alla sala operatoria, furono scoperti dai terroristi della Grande Organizzazione e, sotto la minaccia delle armi, costretti a unirsi al resto del personale medico presente quella mattina in ospedale, che non era riuscito a trovare un nascondiglio sicuro per sfuggire al nemico.
I terroristi avevano risparmiato solo i degenti malati gravi o coloro che ritenessero troppo vecchi per poter essere espiantati dei loro organi.
Dopo aver rastrellato ogni angolo della struttura, intimarono agli ostaggi, nel frattempo radunati in un grosso stanzone, di dirigersi verso l'uscita. Ad attenderli all'esterno c'erano altri terroristi, pronti a caricarli su un camion per trasportarli fuori dalle mura di Shaari.
Il villaggio, ormai completamente ispezionato, aveva fornito un numero di prigionieri sufficiente a soddisfare la Grande Organizzazione.
Mentre si dirigevano verso l'ingresso principale, procedendo in fila indiana e con le braccia alzate, i due medici dell'Associazione videro i cadaveri di Russi e Raghino, il primo con la faccia riversa sul pavimento in un lago di sangue, il secondo seduto sulla scala principale con la testa reclinata in avanti.
Dalla nuca si intravedeva il foro di uscita di un proiettile.
Entrambi erano armati, segno che avevano lottato con il nemico, prima di essere barbaramente assassinati.
Alcuni ostaggi che conoscevano le vittime di fronte a quella scena agghiacciante si commossero ma continuarono a camminare per paura di fare la stessa fine. Recci, al contrario, provò ad andare verso il corpo di Raghino ma fu subito strattonato dal suo aguzzino che gli intimò di seguire la comitiva lasciando perdere i morti.
Sporchi assassini, disse a denti stretti, rivolgendosi al collega Tomacielli, non hanno rispetto neanche di noi medici.
Meglio questa morte rispetto a quella che ci aspetterà, sventrati per salvare la vita di qualche magnate malato, rispose l'altro rassegnato.
Tutti gli ostaggi furono fatti salire nel retro del camion, dove li attendevano due membri dell'Organizzazione, appostati con i fucili puntati contro i loro volti.
Il camion era coperto da un grosso telo, aperto ai lati.
Poteva contenere una cinquantina di persone e, una volta colmato, uno dei terroristi che aveva partecipato all’incursione in ospedale diede un pugno sulla portiera anteriore del veicolo. Il complice seduto accanto al conducente colse il segnale e ordinò al guidatore di partire.
Sembra che per noi non ci sia più scampo, rifletté Tomacielli, speriamo che almeno Fiore possa uscire vivo da quest’inferno, concluse amaramente.
Lo abbiamo lasciato privo di sensi nella medicheria, rispose Recci, se i terroristi lo hanno scambiato per un moribondo, inutile alla loro causa, forse il malessere che ha avuto sarà la sua salvezza.
Sarà difficile che ce la possa fare, concluse Tomacielli, avvicinando la faccia al tendone, per dare un’occhiata fuori.
Il villaggio era oramai lontano, vedeva solo una grossa nuvola di fumo, mentre il suono delle mitragliatrici si affievoliva man mano che il camion si allontanava dal centro abitato. Il mezzo procedeva a velocità sostenuta verso l’interno della foresta, lungo la strada principale.
Improvvisamente, dal lato opposto della carreggiata, sbucò un fuoristrada.
Il terrorista alla guida del camion lo vide all'ultimo istante. Inchiodò di colpo e sterzò violentemente.
Nel cassone gli ostaggi furono scaraventati gli uni contro gli altri mentre il mezzo sbandava sulla pista sterrata.
Per evitare l'impatto, l'autista abbandonò la strada principale e si lanciò lungo un sentiero che si insinuava nella foresta.
Il camion avanzava a fatica tra arbusti e radici affioranti, sobbalzando a ogni metro.
Il fuoristrada non mollò la presa.
Più leggero e veloce, si infilò tra la vegetazione riducendo rapidamente la distanza.
I terroristi aprirono il fuoco dai lati del camion. Una raffica di colpi attraversò la foresta. Gli inseguitori risposero immediatamente.
I due uomini armati che sorvegliavano il cassone furono colpiti quasi subito.
Crollarono senza un grido e i loro corpi scomparvero sotto le ruote dei veicoli lanciati nella corsa.
Il terreno diventava sempre più accidentato. Rami e sterpaglie si incastravano negli assali, rallentando il camion.
Il motore ruggiva sotto sforzo mentre il conducente cercava disperatamente di mantenere il controllo del mezzo.
Fu allora che il fuoristrada affondò il colpo.
Con una brusca accelerazione, superò il camion e gli tagliò la strada.
Il conducente sterzò di traverso, piazzando il veicolo davanti al parabrezza del nemico.
Il terrorista fu costretto a frenare.
Le ruote sollevarono una nube di polvere e il camion si arrestò a pochi metri dall'ostacolo.
Lo scontro finale durò pochi secondi.
L'autista balzò a terra e cercò riparo dietro lo sportello aperto. Il complice tentò di impugnare il fucile ma venne abbattuto prima ancora di riuscire a mirare.
Un colpo centrò l'autista in fronte.
Cadde all'indietro senza emettere un suono.
Un terzo terrorista scese dal retro del camion e si lanciò all'inseguimento degli ostaggi che, nel frattempo, si stavano disperdendo nella foresta.
In quel caos, Recci e Tomacielli soccorsero alcune donne che, tenendo per mano i propri figli, erano rimaste indietro durante la fuga.
Il terrorista individuò una madre che stringeva al petto un bambino molto piccolo e le puntò contro il fucile.
Recci vide la scena.
Non ebbe esitazioni.
Si frappose tra l'uomo armato e la donna proprio nell'istante in cui partì il colpo.
Il proiettile lo raggiunse all'addome.
La madre continuò a correre senza neppure accorgersi che qualcuno le aveva appena salvato la vita.
Tomacielli si precipitò verso l'amico incurante del pericolo. Il terrorista stava già sollevando l'arma per fare fuoco anche su di lui quando una raffica lo colpì alle spalle.
L'uomo lasciò cadere il fucile.
Barcollò per alcuni passi con gli occhi spalancati e un sottile rivolo di sangue che gli scendeva dall'angolo della bocca.
Poi il suo sguardo si spense. Crollò al suolo con il volto nella sabbia.
Tomacielli sorresse Recci sotto un braccio e lo trascinò per qualche metro fino a una zona riparata.
La sua mano si impregnò immediatamente di sangue.
Adagiò l'amico sul terreno e gli sollevò delicatamente la testa.
Recci tossì più volte sputando sangue. Dalla ferita addominale fuoriusciva un'emorragia imponente.
Tomacielli si tolse il camice, lo arrotolò in fretta e lo premette sulla lesione nel disperato tentativo di arrestare il sanguinamento.
Il volto di Recci stava diventando cereo.
Per un istante spalancò gli occhi, smarrito, e iniziò a tremare violentemente.
Ho freddo... tanto freddo... sussurrò.
Dario, ascoltami. Sei ferito, ma sto fermando il sangue. Qualcuno è venuto a salvarci e tra poco ti porteranno in ospedale.
Vedrai che andrà tutto bene.
Recci accennò un sorriso amaro.
Stai bluffando. Lo capisco dalla tua voce. La ferita è troppo grave. Sto morendo dissanguato... lo sento. Sono un medico anch'io.
Le forze mi stanno abbandonando.
Non dire sciocchezze, ribatté Tomacielli. Ho tutto sotto controllo. Adesso conserva le energie e smettila di parlare.
Ma il colorito di Recci stava assumendo una sfumatura bluastra.
Il sudore gli imperlava la fronte. Il respiro si fece sempre più lento e superficiale.
Tomacielli smise di comprimere la ferita e iniziò a schiaffeggiarlo leggermente sulle guance.
Riprenditi! Ti prego, riprenditi!
Recci sembrò riemergere per un attimo da quel torpore.
Strinse la mano dell'amico.
Promettimi una cosa. Quando questa guerra sarà finita, continua a prestare servizio qui anche per me.
Senza di noi questa gente sarebbe perduta.
Quelle parole colpirono Tomacielli più di qualsiasi proiettile.
Anche davanti alla morte, Dario continuava a pensare agli altri.
Chiuse gli occhi per trattenere le lacrime.
Te lo prometto. Resterò qui. È la nostra missione e non possiamo abbandonarli. E quando sarai guarito torneremo a lavorare insieme. D'accordo?
Recci non rispose.
L'emorragia si era arrestata.
Non perché fosse migliorato.
Il suo cuore aveva smesso di battere.
Tomacielli tastò l'arteria del collo.
Nessun battito.
Nessun respiro.
Avvicinò le labbra alla fronte dell'amico e vi posò un bacio.
Intorno a lui era calato il silenzio.
I terroristi erano stati eliminati e gli ostaggi, uno dopo l'altro, uscivano dai cespugli avvicinandosi ai loro salvatori.
I soldati distribuivano coperte, acqua calda e generi di conforto ai superstiti.
Cercavano soprattutto di rassicurare i bambini, offrendo loro caramelle e tavolette di cioccolato.
Uno di loro si avvicinò a Tomacielli.
Il medico aveva coperto il corpo dell'amico con il camice insanguinato.
Era anche lui un medico dell'Associazione? domandò sottovoce il soldato.
Più di un medico. Era un eroe. E' venuto nel vostro Paese per salvare delle vite e ha sacrificato la propria.
Mi dispiace, dottore. Non siamo arrivati in tempo.
Voi siete uomini di Falcon?
Sì. Combattiamo contro la Grande Organizzazione, ma non facciamo parte del Cbn. Preferiamo agire da soli.
Tomacielli abbassò lo sguardo e scoppiò in lacrime.
Il soldato gli posò una mano sulla spalla.
Tra poco arriveranno altri uomini e vi porteranno in un luogo sicuro. Noi dobbiamo tornare a Shaari.
Ci hanno riferito che potrebbero esserci ancora dei medici in pericolo.
Tomacielli si rialzò di scatto.
Guidoni. Si chiama Fioravante Guidoni.
E' rimasto nell'ospedale. Ha avuto un malore. Cercatelo. E' un fratello per me... proprio come lui.
Indicò il corpo di Recci.
Se dovessi perdere anche Fiore, non riuscirei a sopportarlo.
Stia tranquillo. Se Guidoni è ancora vivo, lo troveremo.
Il soldato fece una breve pausa.
Conosciamo quel nome. Solo lui può mettere fine ai piani della Grande Organizzazione.
Tomacielli lo guardò perplesso, senza comprendere il significato di quelle parole.
Non chiese spiegazioni.
Si sedette accanto al corpo dell'amico, si prese la testa tra le mani e lasciò uscire un lungo, doloroso respiro.

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