Peppino De Lorenzo ricorda tre pediatri del "Rummo" che, con la loro professionalità, hanno lasciato una traccia indelebile e ancora oggi, sono ricordati con mai sopito affetto. Si tratta di Mario Saggese, Dario Recinto e Guido Porfido

Da tutti conosciuto quale professore Saggese, possedeva il carisma del medico d'indiscussa superiorità. Il suo posto fu preso da Recinto. La vita di questi non fu parca di avversità, ma, tuttavia, fu il pediatra del popolo. Porfido, fu stroncato, ancora giovane e vitale, da un infarto fulminante

Peppino De Lorenzo ricorda, in questa circostanza, tre pediatri del "Rummo" che, con la loro professionalità, hanno lasciato una traccia indelebile e ancora oggi, sono ricordati con mai sopito affetto.
Si tratta di Mario Saggese, Dario Recinto e Guido Porfido.
"Sono convinto che sia giusto riunire in un solo ricordo tre pediatri che, in anni oramai lontani, lavorarono insieme nello stesso reparto, quello di pediatria del "Rummo", appunto, cui, con il proprio quotidiano impegno, dettero lustro al nosocomio cittadino.
Caratterialmente, forse, diversi l'uno dall'altro, ma accomunati da una professionalità che in tanti ricordano.

Mario Saggese (nella foto di apertura)
Da tutti conosciuto quale professore Saggese, possedeva il carisma del medico d'indiscussa superiorità.
Dall'aspetto severo, nel contatto, invece, mostrava la squisitezza del suo animo che si evidenziava in pieno quando si avvicinava ai suoi piccoli pazienti, con una delicatezza senza eguali.
Erano tanti i genitori che facevano ricorso a lui con i propri figlioletti nel suo studio nella villa Zamparelli al viale degli Atlantici.
Ogni mattina, il suo arrivo in Ospedale costituiva un vero e proprio rito e lui, giustamente, pretendeva, sia dal personale medico, che da quello infermieristico che tutto fosse in ordine.
Il giro visite veniva svolto con la massima oculatezza e tranquillità.
A quest'ultimo, poi, faceva seguito l'incontro con i genitori.
Del resto, Mario Saggese ben comprendeva quanto delicato e difficile fosse spiegare tante cose ad una mamma ritenendo, quest'ultima, che solo lei avesse, per natura, il diritto  esclusivo di ogni cosa che riguardasse la propria creatura.

Dario Recinto
A prendere il posto di Saggese, quando quest'ultimo raggiunse l'età del pensionamento, fu Dario Recinto.
La vita di questi non fu parca di avversità, ma, tuttavia, Recinto fu il pediatra del popolo.
All'epoca, si parlava spesso dei suoi onorari, quelle sporadiche volte in cui accettava un compenso, che apparivano ridicoli tanto erano irrisori.
Eppure il destino non lo ripagò, questa è la stranezza della sorte, di tanta incarnata umanità.
La sua figura, senza tema di smentite, non reggerebbe al confronto considerando alcuni comportamenti di oggi che, fortunatamente non sempre, permettono di conoscere professionisti che chiedono onorari da capogiro.
Il destino talvolta si accanisce, quasi impietosamente, contro l'uomo indifeso, ma se noi volessimo citare un esempio eloquente non potremmo, di certo, non ricordare Dario Recinto verso il quale la natura si dimostrò avversa fino all'epilogo drammatico che chiuse un'esistenza più sofferta che vissuta.
Infatti, dopo varie vicissitudini, si spense nel pieno della maturità intellettuale.
Eppure, chiunque, in anni oramai lontani, ebbe contatti con Dario Recinto non potè che riconoscergli una dirittura morale ed una preparazione professionale senza confronti.
Di carattere riservato, sempre disponibile ad alleviare le sofferenze dei suoi piccoli pazienti, Recinto incarnò, degnamente, la figura del medico dalle mani pulite.
Scrivere di lui, dopo tanti anni dalla morte, si spense nel mese di dicembre 1992, una miriade di ricordi si presentano alla mia mente.
Rivedo quando, da giovane medico, giunsi in Ospedale. In quel tempo si era in pochi, sia dal lato medico che infermieristico, ed i rapporti tra noi sanitari dei vari reparti erano, di sicuro, più profondi e sinceri di quelli odierni.
Fui colpito, lo ricordo ancora oggi, dal numero elevato delle mamme che facevano a lui ricorso affidandogli i propri figlioletti.
Quando un giorno, passato il tempo e divenuto il nostro rapporto più familiare, gli manifestai, dal più profondo del cuore, tutta la mia convinta ammirazione, ricordo che Dario mi rispose: "Nella vita di ogni medico ci sono degli errori, delle manchevolezze, ma non bisogna dimenticare che sia sempre doverosa l'onestà, senza approfittare delle sofferenze altrui.
L'errore potrà anche esserti perdonato perchè tu sei un uomo come gli altri, la disonestà, no".
Oggi, quelle parole, a distanza di tempo, mi sono ritornate prepotentemente alla memoria nel momento in cui lo ricotfo.
A lui vada il mio pensiero affettuoso, sicuro interprete della volontà di tanti.
Infatti, il suo, nella storia della medicina della nostra città, rimane un raggio di sole nel buio sempre più fitto che ci circonda.

Guido Porfido
Che dire, poi, di Guido Porfido, stroncato, ancora giovane e vitale, da un infarto fulminante?
Un carattere molto mite, il suo, di una dolcezza che rimane la dote preclara che, segnatamente chi, ogni giorno avvicina tanti bambini, dovrebbe avere.
In questo momento, ritorna alla mia mente uno degli ultimi contatti che ebbi con lui.
Una notte, chiamati entrambi, nello stesso momento, per consulenze diverse al Pronto Soccorso, Guido, malgrado, come da sua abitudine, si stesse prodigando al massimo per lenire le sofferenze di un piccolo paziente, senza ragioni, fu aggredito dai genitori di quest'ultimo.
Lui che era nella ragione, d'improvviso, cambiò l'espressione del viso.
Avendo assistito a quella scena raccapricciante e gratuita, convinto della ragione del collega, non mi astenni dall'intervenire con forza.
Quando ritornò la calma, in un angolo, abbracciai Guido porgendogli una carezza che, in quel particolare momento, racchiudeva un significato ben preciso.
E, poi, ci si meraviglia di quanto accade oggi.
L'esistenza degli operatori tutti, del Pronto Soccorso in particolare, è stata sempre traumatica.
Si lavora, oggi come ieri, abbandonati al proprio destino, senza leggi severe che tutelino gli operatori".

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