Oggi la tigre veglia su di te. Domani sarà lei a metterti alla prova. Quando sarai pronto, non avrai più bisogno di protezione. Saremo noi, allora, ad avere bisogno di te
Iatros
Il dio della coscienza
di Luca De Lipsis
Breve introduzione
"Iatros il Dio della coscienza" è una storia che si muove tra fantastico e reale, trovando nella prima sfera le soluzioni alle crude problematiche della seconda, alla maniera dei supereroi, il mondo al quale la storia è ispirata.
Il genere è un "medico-fantasy" che abbraccia tematiche oscure e reali come il traffico di organi umani ad opera di un'organizzazione criminale che sfrutta lo stato di estrema povertà del terzo mondo.
Fioravante Guidoni, il protagonista della storia, è un giovane medico napoletano che lavora per un'associazione di volontariato operante in zone disagiate dell’Asia.
Durante la sua missione umanitaria, il medico si troverà a dover affrontare un'organizzazione terroristica dedita al commercio illecito di organi prelevati attraverso l'assassinio di esseri umani.
A causa di una mutazione genetica che subisce durante un incidente accaduto poco prima del suo sequestro, Guidoni acquisisce dei poteri sovrannaturali (come la capacità di narcotizzare e paralizzare i nemici con un semplice contatto) grazie ai quali, con la collaborazione di un popolo indigeno a lui fedele, riuscirà a fermare i malvagi meccanismi dell'organizzazione criminale e ad uccidere i suoi capi.
Capitolo 7
Guidoni recepì tutte le direttive del maestro e si fece coraggio.
Quanto prima avrebbe appreso gli insegnamenti impartiti, tanto prima avrebbe potuto far ritorno a Shaari per ricongiungersi ai membri dell'Associazione, almeno con coloro che erano sopravvissuti all’attacco al villaggio.
All'inizio l'allenamento gli sembrò monotono e persino frustrante, ma con il passare dei giorni iniziò a sentirsi un uomo diverso.
Osservava la cascata scorrere, lasciandosi assorbire dal suo incessante fluire, assumendo le posture che il maestro, giorno dopo giorno, gli imponeva.
A volte sedeva immobile con le gambe incrociate, come un albero secolare; altre si reggeva su una sola gamba o restava a testa in giù, sostenendo il peso del corpo con le braccia.
Gli esercizi gli apparivano di una durezza estrema ma con il passare dei giorni avvertì sempre meno la stanchezza.
Si meravigliava di sé stesso per come il suo corpo imparasse così presto tecniche che non aveva mai praticato in vita sua. Iniziò a pensare realmente di avere nel suo Dna qualcosa di speciale.
Le ferite del corpo si stavano ancora rimarginando ma lui non provava ormai più alcun dolore.
Anche la fame e la sete erano ormai sensazioni che aveva quasi dimenticato di aver provato, nutrendosi soltanto di frutta selvatica, pesce e dei succhi che il maestro gli offriva a fine giornata.
A volte riusciva a digiunare per molte ore, senza avvertire gli effetti della fame. La meditazione prevaleva su ogni altro istinto.
La stanchezza era diventata un ricordo lontano.
Nella sua mente padroneggiavano soltanto le varie posizioni da combattimento, di attacco e di parata.
Materializzava il nemico immaginario di fronte a lui impegnandosi nell’anticiparne le mosse, schivarne gli attacchi per poi sferrare i suoi, in qualsiasi punto dell'aria, a qualsiasi altezza, in qualunque posizione, anche innaturale.
Inizialmente si allenò colpendo un sacco pieno di sabbia, che si lacerò sotto i colpi energici delle braccia e delle gambe.
Anche l'agilità con passare dei giorni raggiunse prestazioni superiori a qualsiasi essere umano.
Scattava da un lato all'altro della riva come un leopardo, si librava nell'aria come un uccello, per poi ricadere al suolo dopo aver roteato su sé stesso.
I movimenti erano diventati sempre più rapidi e più forti, simili a quelli di una tigre.
Dopo il sacco da pugilato fu la volta di altri bersagli: Cortecce di alberi, rocce, pietre. Ramit era felice dei progressi del discepolo, che andavano di pari passo con i giorni che aveva stabilito.
Ogni volta che Guidoni colpiva un oggetto non provava alcun dolore, come se i suoi recettori si fossero sopiti.
Quando decideva di riposarsi amava passeggiare lungo gli argini del Mhiva ripensando a quello strano destino e a ciò che gli aveva riservato.
Guardandosi nelle acque del fiume vedeva il suo corpo in maniera sempre diversa.
La muscolatura si stava sviluppando rapidamente, adattandosi al cambiamento del suo corredo genetico, in un tempo molto rapido.
Fin quando una mattina decise di buttarsi nel fiume per testare anche la resistenza muscolare e la fatica nel nuoto.
Si svestì degli indumenti e si immerse in quelle acque gelide ma ritempranti.
Percorse diverse miglia senza provare alcuna stanchezza, nonostante in alcuni tratti le correnti del Mhiva fossero molto intense, mettendolo a dura prova durante la nuotata.
Ogni tanto si fermava ad ammirare la bellezza di quel paradiso naturalistico: un mosaico di alberi secolari dalle maestose chiome, liane, muschi, orchidee, regno di volatili variopinti che si libravano nell’aria calda e limpida, disegnando spettacolari coreografie.
Il cielo terso, di un azzurro intenso, si specchiava sulla superficie dell’acqua.
Nonostante fosse distratto dal paesaggio della foresta del Gohar Guidoni, percepì una strana sensazione.
Quelle acque, che non aveva mai attraversato prima, lo facevano sentire a proprio agio.
Avevano qualcosa di familiare, come se il corso del fiume, le insenature e gli animali acquatici fossero sempre stati parte di lui.
Più nuotava, più aveva la sensazione che quel fiume possedesse una propria coscienza, uno spirito invisibile pronto a trasmettergli sicurezza ed energia.
Sarà la Dea del fiume che aleggia in questo posto ad infondermi coraggio per preparami alla lotta, pensò.
Forse mi sto facendo suggestionare dalle parole di Ramit, rifletté subito dopo, cercando di scacciare quell’ipotesi bizzarra.
Sono un uomo di scienza, già accettare ciò che sta accadendo al mio Dna mi costa uno sforzo enorme, anche se sto vedendo gli effetti del cambiamento.
Pensare che una Dea di cui non ero a conoscenza mi ha preso a ben volere, significa anche mettere in discussione la mia fede cristiana.
Però è tutto così reale.
Guidoni si sentì confuso. Giunto in una insenatura dalle acque basse decise di uscire e di trovare un posto per continuare gli esercizi di meditazione. Si sedette su una roccia con le gambe intrecciate, i piedi sovrapposti sui talloni e le mani giunte in preghiera.
Chiuse gli occhi cercando di rilassare il corpo, così come gli aveva insegnato Ramit.
Tra i richiami di uccelli e i ronzii di alcuni insetti che lo circondavano percepì un fruscio di cespugli.
Si girò dal lato da dove era pervenuto il rumore. Continuò ad osservare in quella direzione quando da dietro alle foglie spuntò una tigre.
Una grande tigre bianca, maestosa ed imponente.
La prima reazione fu di incredulità.
Non aveva mai visto un animale così imponente.
Per la verità non aveva mai avuto il piacere di incrociare una tigre dal vivo.
Lo stupore lasciò rapidamente il posto alla paura. Non sapeva cosa fare.
La prima cosa che pensò fu quella di gettarsi di nuovo nell'alveo del Mhiva per cercare una via di fuga.
Poi si rese conto che, per quanto fosse diventato agile, quell'essere lo era ancora di più e lo avrebbe sopraffatto al primo movimento inconsulto. Così decise di aspettare. La tigre dal canto suo non mostrava alcun aspetto aggressivo.
Si limitò a guardarlo camminando avanti ed indietro a pochi centimetri da lui.
Avrà già cacciato ed è sazia oppure non sono un cibo appetibile, rifletté per esorcizzare la paura.
Di fronte al primo imprevisto non si sentiva più quell’essere invincibile che Ramit e la Dea gli avevano fatto credere.
Era tornato il buon vecchio medico, senza alcun potere, partito per una missione di natura sanitaria, ben diversa da quella per cui ora era stato reclutato.
Guidoni e la tigre si fissarono negli occhi per parecchi secondi, finché l'animale girò la testa e si addentrò nuovamente nella foresta.
Solo allora un possente ruggito squarciò il silenzio della foresta, facendolo balzare in piedi.
Si gettò di nuovo nel fiume con l’intenzione di raggiungere il prima possibile la cascata del Mhiva.
La traversata del ritorno fu meno meditativa, anche se ancora una volta si sentì al sicuro in quelle acque.
Uscì dal fiume rinvigorito. Stava per rivestirsi quando notò Ramit che lo aspettava vicino alla cascata.
Nella mano destra teneva il solito thermos con una bevanda alla frutta, mentre nell’altra un grosso spiedino con del pesce arrostito.
Sono venuto a portarti il pranzo. Immaginavo ti fossi tuffato nel Mhiva per goderti una nuotata. Da quanto tempo stai nuotando?
Guidoni gli raccontò della strana sensazione provata durante la nuotata, dell’energia che incamerava a ogni bracciata e della spiritualità che sembrava aleggiarvi intorno.
Stai imparando a conoscere il posto e i suoi abitanti. Prima o poi tutto sembrerà far parte di te.
Per la verità ho incrociato anche una tigre, e non mi ha fatto sentire troppo a mio agio.
Ramit rise.
Perché ti ha aggredito?
No. Mi ha solo fissato senza accennare ad alcun attacco.
E tu che hai fatto?
Volevo dileguarmi, ma ero bloccato dalla paura. Solo quando se n'è andata, mi sono rituffato per tornare qui.
Ragazzo, stai facendo progressi, ma non sei ancora pronto.
Il nemico che affronterai è molto più crudele di quella creatura e non avrà la tua stessa premura.
Sarà pronto a ucciderti alla prima debolezza. Devi ancora rinforzare il tuo spirito.
È la prima volta che vedo un animale così maestoso. Onestamente, è già tanto aver mantenuto la calma.
La meditazione aiuta a esorcizzare le paure. Ma in questo caso non avresti dovuto averne.
Quella che hai visto è la grossa tigre bianca di cui ti ho parlato.
Ti ha seguito per giorni, ti osserva costantemente.
Non te ne sei mai accorto, ma non è qui per farti del male.
Diciamo che è il mio terzo occhio. In caso di pericolo, sarà pronta a proteggerti.
Vuol dire che me l'ha messa lei alle calcagna come guardia del corpo?
Pensavo di essere già al sicuro in questo anfratto della foresta.
Hai ragione, ma la prudenza non è mai troppa.
Non posso rischiare che ti succeda qualcosa prima del tempo.
Oggi la tigre veglia su di te. Domani sarà lei a metterti alla prova.
Quando sarai pronto, non avrai più bisogno di protezione.
Saremo noi, allora, ad avere bisogno di te.