Non vi scriviamo più per chiedere cortesie, ma per esigere risposte chiare su un dramma che dura da febbraio: L'esilio dei nostri cari a Puglianello
Il Comitato dei familiari del Centro di Salute Mentale (Csm) Valle Caudina ha scritto una lettera aperta indirizzata al sindaco del Comune di Airola; alla Direzione Generale dell'Asl; al prefetto; alla Commissione Sanità Regione Campania, sulla vicenda del trasferimento del servizio, "con l'intento di rompere il silenzio in merito ai continui rimpalli di responsabilità che stanno privando i pazienti del nostro territorio di un'assistenza adeguata dal mese di febbraio".
"Gentili sindaco e direttore - si legge - vi scriviamo in quanto membri del Comitato dei familiari dei pazienti del Centro di Salute Mentale (Csm). Non vi scriviamo più per chiedere cortesie, ma per esigere risposte chiare su un dramma che dura da febbraio: L'esilio dei nostri cari a Puglianello.
Ogni giorno che passa, leggiamo sui giornali e sui social scuse tecniche, rimpalli di responsabilità e promesse su sedi ad Airola che, dati alla mano, sappiamo non essere pronte.
Nel frattempo, i nostri familiari, persone fragili che necessitano di continuità e vicinanza, subiscono le conseguenze di una burocrazia che ha smarrito la sua missione.
Esiste una soluzione immediata: I locali di Bucciano sono pronti, idonei e interamente finanziati dalla disponibilità del Comune, formalizzata fin dal 7 maggio.
Continuare a ignorare questa opzione solo per tatticismi politici è un atto di una gravità estrema.
La salute mentale non ammette attese e non può essere usata come pedina. In vista di quanto atteso dopo il Consiglio comunale del 2 luglio, vi chiediamo un atto di maturità: Firmate il protocollo per l'utilizzo dei locali già disponibili.
In attesa di risposte concrete, venerdì 10 luglio, alle 18.30, terremo un sit-in pubblico davanti alla sede del Csm della Valle Caudina.
In quella sede, attendiamo risposte che dimostrino umanità, efficienza e credibilità istituzionale.
La Valle Caudina non accetterà più rinvii sulla pelle dei propri malati".