Non mi soffermo anche io, caro onorevole Costanzo, sui suoi indiscussi meriti istituzionali. E' mio desiderio, invece, ricordare il bel rapporto umano che ci ha visti uniti negli ultimi anni della sua laboriosa esistenza
La scomparsa, qualche settimana fa, di Roberto Costanzo ha suscitato in tanti, come non mai, un coro unanime di manifestazioni di affetto e stima.
Peppino De Lorenzo, a caldo, preso da un improvviso smarrimento, precisò che avrebbe parlato di lui successivamente.
Lo fa, oggi, scrivendogli una lettera aperta molto accorata.
"Onorevole carissimo, trascorso qualche giorno dalla sua scomparsa, solo in questo momento ritrovo la serenità di rivolgermi a lei attraverso una lettera (nella foto di apertura, Costanzo e De Lorenzo nel corso della cerimonia di presentazione, lo scorso anno, del libro di Costanzo sulla storia della Dc).
Apparirei ripetitivo, soffermandomi anch'io, come hanno fatto in tanti, sui suoi indiscussi meriti istituzionali, segnatamente in un periodo, come quello attuale, in cui la politica, così come lei ha avuto modo di intenderla per la vita intera, non esiste più.
E' mio desiderio, invece, ricordare il bel rapporto umano che ci ha visti uniti negli ultimi anni della sua laboriosa esistenza.
Complice, in questo, "Gazzetta di Benevento".
Nel corso del mio impegno politico, anche se non breve, tra di noi non ci fu contatto alcuno che, guarda caso, è venuto dopo.
Ed ecco perché la nostra amicizia è stata genuina, in quanto libera da vincoli.
Da subito, mi colpirono la sua incarnata pacatezza nell'argomentare, il rispetto e la disponibilità verso l'interlocutore, la convinta conoscenza delle situazioni e delle persone.
In questo momento, il mio pensiero va a tutte le volte in cui abbiamo riso, discusso insieme, scambiandoci le idee, spesso con il comune amico Alfredo Pietronigro che, senza dubbio, ha favorito il nostro rapporto.
Sempre venivo colpito dalla sua limpida intelligenza, la nobile ironia, la capacità di cogliere l'universale nel quotidiano.
Non dimenticherò mai il giorno in cui, due anni fa, fu autorevole relatore alla presentazione dei primi due volumi della mia collana "Gente di Benevento".
Di quella serata al Teatro Comunale, gremito in ogni ordine di posto, serberò nel cuore, quale suo preziosissimo dono, il fascino delle sue parole e la dolcezza dell'esposizione (nella prima foto in basso, da destra, Pedicini, Costanzo, De Lorenzo, Morante e Pietronigro). Lei, ogni giorno, assaporava le ore con una calma incredibile e malgrado l'età, non mancava di fare progetti per il futuro.
Quando, ad esempio, nel corso di un pranzo tra pochi intimi, alcuni mesi fa, si impegnò a ricevere noi presenti, il 27 novembre prossimo, nella sua casa di San Marco dei Cavoti, in occasione del suo compleanno.
Chi, come me, è pessimista per natura, non poteva che rimanere colpito per tale atteggiamento, dimostrando, in questo modo, che la sua vita sia stata un inno alla volontà ed alla libertà.
Sì, è vero, l'esistenza di ognuno di noi è un romanzo da scrivere di getto.
Ci siamo incontrati l'ultima volta, sabato 20 giugno, a Cucciano, per la presentazione del libro di Ele De Lucia, "Un estate a casa Mazza".
In quella sede convenimmo di srivere insieme la storia di "Messaggio d'Oggi".
Nulla faceva prevedere quanto, a breve, si sarebbe verificato.
Quello, di sicuro, è stato il suo ultimo incontro pubblico (nella seconda foto in basso, da sinistra, il sindaco di San Martino Sannita, Angela Martignetti, a seguire, Giuseppe Collina, Roberto Costanzo, Ele e Danila De Lucia; nella terza, De Lorenzo e nella quarta, Costanzo si intrattiene con i presenti).
La perdita di un uomo come lei non rappresenta solo la scomparsa di una persona che ha dedicato la sua vita al prossimo, ma anche, e principalmente, la figura di chi ha saputo incarnare valori quali altruismo, dedizione e coraggio silenzioso.
E', comunque, triste, con il trascorrere del tempo, accorgersi di perdere tanti amici, persone conosciute, e nel mio caso, pazienti tenuti in cura.
Mi mancherà la gara, definiamola così, che insieme, amichevolmente, facevamo per chi, tra noi due, raggiungeva, ogni volta, il più elevato numero di lettori su "Gazzetta".
Quante risate!
Un plauso vada, in questo momento, ai suoi nipoti che le sono stati vicino con affetto filiale.
Fu in casa sua, nel mese di maggio di due anni fa, che lei, eravamo solo noi due, si aprì con me narrandomi bellissimi episodi familiari, sconosciuti ai più, che fanno onore ai suoi congiunti.
Ci sono incontri, carissimo onorevole, come quello che io ho avuto con lei, capaci di lasciare un segno indelebile, quasi magico".