In questo luogo il tempo della terra si inchina al mistero dell'eternità. Essa custodisce come seme di resurrezione il corpo di chi abbiamo amato e che non c'è più. La comunità cittadina riconosce la sacralità delle sue radici

In questo luogo il tempo della terra si inchina al mistero dell'eternità. Essa custodisce come seme di resurrezione il corpo di chi abbiamo amato e che non c'è più. La comunità cittadina riconosce la sacralità delle sue radici

Questa giornata è dedicata anche ai genitori di chi ha avuto in famiglia un lutto improvviso come quella del giovane che l'altro giorno si è tolto la vita nel centro storico. A loro va la nostra preghiera, a chi è nel dolore. La morte non recide l'amore ma lo trasfigura ed i morti restano legati a noi in Cristo

La prima volta dell'arcivescovo Michele Autuoro giunto con il suo zainetto in spalla alla celebrazione della santa Messa dedicata ai defunti, non è stata una accoglienza con un tiepido sole autunnale come era stata quella dell'anno passato ma segnata da una pioggia, poco importante, ma fastidiosa e comunque... "bagnante".
Questo ha fatto sì che la celebrazione si tenesse all'interno della chiesa Madre del Cimitero e che ci fosse il positivo commento dell'arcivescovo su di essa.
Non ero ancora stato qui in questa Cappella che non immaginavo essere così bella e curata.
Ringrazio di questo i frati minori che l'hanno in cura. Vi posso assicurare che le cappelle dei Cimiteri non sempre sono così.
Siamo qui a celebrare una memoria grata nei confronti di chi ci ha preceduti, ha detto monsignor Autuoro che ha concelebrato con don Maurizio Sperandeo, don Marco Capaldo e padre Antonio Tremigliozzi, ministro provinciale dei Frati Minori del Sannio e dell'Irpinia.
Qui, ha proseguito l'arcivescovo, il tempo della terra si inchina al mistero dell'eternità.
La terra custodisce come seme di resurrezione i corpi di chi abbiamo amato e che non c'è più.
La comunità cittadina riconosce la sacralità delle sue radici.
Qui l'arcivescovo ha voluto ricordare anche i quattro militari italiani morti in Bosnia precipitando con il loro elicottero: I sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi e gli appartenenti al Corpo Militare della Croce Rossa, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, i cui resti mortali, ha detto, sono giunti proprio oggi all'aeroporto di Ciampino.
Questa giornata è dedicata anche ai genitori di chi ha avuto in famiglia un lutto improvviso come quel giovane che si è tolto la vita nel centro storico. A loro va la nostra preghiera, a chi è nel dolore.
La morte, ha proseguito l'arcivescovo, non recide l'amore ma lo trasfigura ed i morti restano legati a noi in Cristo.
Le lapidi che ci circondano, guardandole, ci ricordano il passato. In esse sono impressi i nomi di tanti maestri, educatori, sacerdoti, amministratori della nostra città che si sono spesi per il bene di questo capoluogo.
Ma ci sono anche i nomi di tanti artigiani che con il loro lavoro hanno confermato anche la Fede del nostro popolo.
Il nostro presente poggia su di loro che non rappresentano solo un ricordo nostalgico.
In realtà c'è uno scambio tra noi e loro e loro per noi e diventiamo un solo corpo unito da Cristo.
Un gesto in suffragio di queste anime è anche quello della carità e di vicinanza verso gli ultimi in memoria dei nostri cari defunti.
Le elemosine, le offerte per il ricordo dei defunti, sono canali di grazia.
Questo Cimitero è una casa comune ma non è la nostra ultima dimora.
Andiamo invece incontro ad una casa dove Dio dimorerà con noi.
Ci aspetta come una festa nuziale che però non sarà faticosa come le nostre.
Oggi, ha proseguito monsignor Autuoro, si cerca di monetizzare tutto, anche la morte, cercando di rendere tutto privato come le urne dei defunti che vengono rese alle famiglie per tenerle in casa ma noi non siamo fatti per isolarci, ma per stare insieme.
Qui quando veniamo al Cimitero siamo disposti anche a farci carico delle sofferenze degli altri.
Questi siamo noi.
Un giorno per noi tutto sarà unito dall'amore di Cristo e saremo tutti uguali.
Ce lo ricorda anche "'A livella" di Totò, non ci saranno più titoli o incarichi.
Affidiamo dunque alla Madonna delle Grazie anche l'avvenire della nostra città, ha concluso l'arcivescovo.
I punti salienti della Santa Messa sono stati sottolineati dal coro della Gioventù Ardente Mariana.
Al termine della Messa, il maresciallo dei Carabinieri, Gabriella Florio, ha letto la Preghiera per la Patria.
Poi è brevemente intervenuto il vice sindaco Francesco De Pierro che ha portato anche i saluti del sindaco Mastella assente per motivi di salute, ha detto.
De Pierro ha sottolineato la profondità di questa giornata di commemorazione che è un momento di condivisione che unisce tutti i cittadini.
Qui ritroviamo l'elemento che pacifica l'anima ed esalta il valore del ricordo.
Questa giornata torna ad essere collettiva nel ricordo dei nostri cari e ci unisce in un unico abbraccio.
Oltrepassiamo i limiti della loro assenza e risplenda così il loro ricordo.
A questo punto, ultimato l'intervento del vice sindaco, l'arcivescovo ha raggiunto il Sacrario dedicato ai Caduti di tutte le guerre per la benedizione anche del ricordo di chi ha difeso la Patria mentre i Carabinieri hanno deposto una corona d'alloro.
Il silenzio fuori ordinanza è stato suonato dal trombettista del Conservatorio, Antonio Rossi accompagnato dal maestro Vincenzo D'Arcangelo. Non è mai facile, come sembrerebbe, eseguire questo pezzo, eppure Rossi non ha sbagliato una nota ed è andato avanti pulito. Bravo.
Ultimata anche questa celebrazione l'arcivescovo si è portato nello slargo del Cimitero dove insiste un monumento dedicato ai bambini deceduti prematuramente (nella foto di apertura con la piccola Greta).
Qui lo ha accolto, tra gli altri, Greta (nella ventitreesima foto in basso ed a seguire) che ha deposto dinanzi alla statua dell'Angelo custode, un cestino fatto di fiori ma anche di piccoli regali di peluche, come ha subito notato l'arcivescovo (nella foto di apertura e nella altre) che per un po', al termine, si è anche soffermato in preghiera dinanzi alla grande rotonda curata dalla famiglia Signoriello (nell'ultima foto in basso) ed alla tomba del sacerdote don Gerardo Mucci che è proprio lì a due passi.