Non si accorgono, i dirigenti dell'Ospedale, del paradosso di esaltare i loro "servizi" di morte con gli stessi toni trionfalistici con cui hanno esaltato la nascita di 11 bambini?

Non si accorgono, i dirigenti dell'Ospedale, del paradosso di esaltare i loro "servizi" di morte con gli stessi toni trionfalistici con cui hanno esaltato la nascita di 11 bambini?

Avevamo appena gioito per l'eccezionale evento all'Ospedale "Rummo" quando, dallo stesso nosocomio, è arrivata la notizia che dal 1° settembre l'aborto può essere effettuato anche con la pillola Ru486, commenta Carlo Principe, presidente del Centro di Aiuto alla Vita

Carlo Principe (foto), presidente del Centro di Aiuto alla Vita (Cav) di Benevento, attacca duramente il management dell'Ospedale "Rummo" in merito alla notizia che, dallo scorso 1° settembre, l'aborto potrà essere effettuato anche con la pillola Ru486.
"Avevamo appena gioito per l'eccezionale evento di 11 bambini nati in un solo week-end di luglio al "Rummo" quando, dallo stesso Ospedale - scrive - è arrivata la notizia.
Il nuovo "servizio" prende il via a pochi mesi dall'apertura di un reparto di fecondazione artificiale (la cui unica certezza è la distruzione di numerosi embrioni umani, non il bambino in braccio).
Non si accorgono, i dirigenti dell'Ospedale, del paradosso di esaltare i loro "servizi" di morte con gli stessi toni trionfalistici con cui hanno esaltato la nascita di 11 bambini?
Essi affermano che la pillola abortiva è meno invasiva e più sicura dell'aborto chirurgico.
Ma come può crederlo una donna costretta a riconoscere, tra lunghi e dolorosi crampi accompagnati da emorragie, i resti del suo bambino dopo che è stato espulso dal suo corpo?
Perplessità sorgono pure circa la sua sicurezza quando la cronaca ci ha raccontato casi di donne morte o che hanno subìto seri effetti avversi dopo aver ingerito le due pillole.
E' vero progresso l'utilizzo dell'arma chimica per uccidere il bimbo nel grembo materno? No.
Perché "buttare il feto nel gabinetto di casa non è progresso ma violazione della ragione" dice don Maurizio Patriciello, parroco della "terra dei fuochi", da sempre accanto alle gestanti in difficoltà.
In ogni caso, cercare di convincere una mamma che le saranno risparmiati i rimorsi di coscienza facendo leva sulla semplicità della assunzione di una pillola, per far passare il messaggio che l'aborto è come bere un bicchiere d'acqua, è pura illusione.
Ella sa bene che con l'aborto, chirurgico o chimico che sia, viene eliminato suo figlio.
La pillola Ru486 arriva dopo circa due anni dalla espulsione, dall'Ospedale, delle volontarie del Centro di Aiuto alla Vita.
Per trentadue anni il Cav ha aiutato le donne a riflettere sulla gravità dell'aborto offrendole, nello stesso tempo, concrete alternative ad esso.
Ben 450 mamme hanno accolto il loro bambino grazie a questa umana vicinanza.
Basterebbe questo dato per comprendere quanto sia stato grave e irresponsabile colpire un servizio di volontariato (peraltro previsto dalla stessa 194) di autentica prevenzione dell'aborto.
A questo punto, rivolgo un appello al sindaco, il cattolico Clemente Mastella che nel lontano 1992 rese possibile la presenza del Cav in ospedale: Onorevole, adoperatevi per far rientrare le volontarie del Cav al "Rummo"!
Diversamente vi suggerisco di far togliere il nome del Santo della nostra terra a una struttura sanitaria (Azienda Ospedaliera "San Pio" ndr) dove si calpesta la sacralità della vita umana.
San Pio, che arrivava a negare l'assoluzione a chi, insufficientemente pentito, aveva abortito, avrebbe fermamente condannato la deriva antivita del nostro Ospedale cittadino".

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