Lucio Ferella di "Sinistra Italiana", ha inviato ai sindaci del Sannio una lettera aperta sulla costituzione della società Sannio Acque
Lucio Ferella (foto) di "Sinistra Italiana", ha inviato ai sindaci del Sannio una lettera aperta sulla costituzione della società Sannio Acque, la società mista destinata a gestire il servizio idrico integrato nel territorio sannita fino al 2051.
La richiesta, rivolta agli amministratori, è di non affrettare l'adesione dei singoli Comuni alla nuova società e di valutare con attenzione responsabilità, oneri e conseguenze per le comunità amministrate.
"La società - scrive Farella - è stata costituita seguendo un percorso quantomeno singolare.
Prima è stato cercato e individuato il socio privato, Acea Acqua, titolare del 45% del capitale e del potere; soltanto dopo si è proceduto alla costituzione della società, la cui componente pubblica, al momento della firma, risultava rappresentata dai soli Comuni di Solopaca, Campoli del Monte Taburno e Campolattaro.
Prima il privato, dunque. Poi la società. Solo alla fine gli altri Comuni.
Una società che dovrebbe essere pubblica nella maggioranza del capitale è nata senza che la quasi totalità dei Comuni della provincia fosse realmente presente nel momento decisivo.
E' quindi difficile sostenere che aderire successivamente significherà davvero partecipare alle scelte strategiche.
Gli equilibri societari, gli incarichi e i principali assetti di governo sono stati già definiti.
Agli altri sindaci rischiano di essere lasciate soprattutto le responsabilità, gli oneri e i problemi da affrontare.
Per questa ragione, non c’è oggi alcun motivo per affrettarsi a iscrivere all'ordine del giorno dei Consigli comunali l'ingresso in Sannio Acque.
Non aderire immediatamente alla compagine societaria non significa sottrarsi alla gestione del servizio. Sannio Acque sarà comunque il gestore d'ambito anche nei Comuni che non ne diventeranno soci.
Gli stessi atti dell'Ente Idrico Campano chiariscono che l'ingresso successivo degli altri Comuni è rimesso alla loro libera decisione e che un Comune può ricevere il servizio senza assumere la qualità di socio.
E' proprio questo il punto: Perché assumere volontariamente ulteriori responsabilità societarie quando non è stato possibile incidere sulle decisioni fondamentali?
Sannio Acque non dovrà occuparsi soltanto dell'acqua che arriva, quando arriva, nelle case dei cittadini.
Dovrà gestire l'intero servizio idrico integrato: Captazione, adduzione, distribuzione, fognatura e depurazione.
Entrare nella società significa quindi partecipare non solo alla gestione delle reti dei propri Comuni, spesso curate con sacrificio e responsabilità, ma anche farsi carico delle criticità dell’intero ambito: impianti insufficienti, reti obsolete, depuratori sotto osservazione, contenziosi, procedure d’infrazione, investimenti arretrati e situazioni ambientali che proprio in questi giorni stanno mostrando tutta la loro gravità.
Siete certi che sia opportuno assumere oggi questa responsabilità?
Siete certi che i cittadini delle vostre comunità debbano concorrere a sostenere problemi prodotti altrove, senza che i loro sindaci abbiano avuto un peso reale nella costruzione della società, nella selezione del partner privato e nella distribuzione degli incarichi?
Esistono ragioni politiche e istituzionali che consigliano prudenza.
La Corte dei Conti si è già espressa più volte sulle deliberazioni comunali riguardanti l'ingresso in Sannio Acque, evidenziando carenze istruttorie, insufficiente dimostrazione della convenienza economica e necessità di valutare adeguatamente rischi, sostenibilità e conseguenze della partecipazione.
E' stato anche ribadito che i Comuni non sono obbligati a diventare soci della società.
Ogni Consiglio comunale dovrà quindi assumersi direttamente la responsabilità di dimostrare perché l'adesione sia necessaria, conveniente e preferibile rispetto alla semplice sottoposizione al gestore d'ambito.
Non può bastare una delibera standard predisposta altrove.
Non può bastare l'affermazione generica secondo cui, entrando, "si conterà di più".
Occorre poi guardare a quanto sta avvenendo nel resto della Campania.
La Regione ha revocato la procedura per la selezione di un socio privato nella gestione della grande adduzione primaria regionale.
Il Comune di Napoli ha deliberato la trasformazione di Abc in una società a totale partecipazione pubblica, con l’obiettivo di rafforzarne la gestione in house e ribadirne il carattere interamente pubblico.
Trentuno Comuni sanniti sono ancora legati alle sorti di Alto Calore, una realtà che possiede competenze, personale e un patrimonio tecnico che non possono essere semplicemente ignorati. Altri Comuni della provincia dispongono di tecnici e strutture che hanno gestito direttamente il servizio per anni. Alcuni Comuni montani con meno di mille abitanti possono inoltre continuare la gestione autonoma, nei casi e alle condizioni previste dall’articolo 147 del Codice dell’ambiente.
Tutti questi elementi indicano una direzione diversa: Non una gestione frammentata in società provinciali costruite secondo equilibri locali, ma un unico grande soggetto pubblico regionale capace di tenere insieme captazioni, grande adduzione, reti, distribuzione, fognatura e depurazione.
Un modello concreto esiste già a pochi chilometri da noi.
Acquedotto Pugliese è una società interamente pubblica, partecipata per l'80% dalla Regione Puglia e per il 20% dai Comuni, affidataria in house del servizio idrico integrato regionale.
Non è un modello perfetto né privo di problemi. Ma dimostra che è possibile costruire un gestore industriale di dimensione regionale, mantenendo proprietà e controllo nelle mani delle istituzioni pubbliche.
Fermarsi non significa rinunciare a decidere.
Significa pretendere di conoscere, prima di deliberare, quali debiti, contenziosi e passività verranno trasferiti alla nuova società; quali impianti di depurazione saranno acquisiti e in quali condizioni; quali investimenti saranno realmente destinati a ogni Comune; quale sarà l'effettivo potere dei soci pubblici rispetto al socio operativo privato; quali ricadute tariffarie saranno sostenute dai cittadini; quali responsabilità patrimoniali e amministrative assumeranno i Comuni soci; quali alternative pubbliche regionali potranno maturare nei prossimi mesi.
Il futuro dell'acqua nel Sannio non può essere deciso attraverso la distribuzione d'incarichi e posti nei consigli di amministrazione.
Deve essere costruito attorno alla tutela della risorsa, alla qualità del servizio, alla salvaguardia ambientale e al diritto universale all'acqua.
Sta a voi scegliere se limitarvi a entrare in una società già costruita oppure contribuire a costruire una soluzione più grande, più pubblica e più giusta.
Abbiamo fiducia nella vostra autonomia di giudizio e nella responsabilità con cui saprete decidere nell'interesse delle comunità che rappresentate".