La Villa Comunale, inaugurata nel 1879, fu una delle migliori realizzazioni della Benevento postunitaria e in essa da subito si iniziò a proporre la collocazione di statue o busti che ricordassero i personaggi storici della città

La Villa Comunale, inaugurata nel 1879, fu una delle migliori realizzazioni della Benevento postunitaria e in essa da subito si iniziò a proporre la collocazione di statue o busti che ricordassero i personaggi storici della città

Il primo busto apparve nella Villa quasi cinquant'anni dopo. Era esattamente il 1925 e fu realizzato da Nicolino Silvestri per ricordare Salvatore Rampone, scomparso dieci anni prima. In precedenza l'artista si era dedicato al monumento a Dante che non suscitò però entusiasmo

La Villa Comunale, inaugurata nel 1879, fu una delle migliori realizzazioni della Benevento postunitaria (intitolata ad Umberto I, è scritto sulle cartoline dell'epoca ndr).
Da subito si iniziò a proporre la collocazione di statue o busti, che ricordassero i personaggi storici della città.
Del resto era quella una consuetudine adottata un po' dappertutto, in particolare per celebrare gli eroi risorgimentali.
Come sempre capita a Benevento, tra il dire e il fare, ci vuole tempo.
Il primo busto, quello al quale è dedicato questo articolo, apparve nella Villa quasi cinquant'anni dopo.
Era esattamente il 1925 e fu realizzato per ricordare Salvatore Rampone (nella foto di apertura), scomparso dieci anni prima.
Poi, a seguire, sarebbero comparsi altri busti, in genere in marmo: Clino Ricci (poi rimosso), Gaetano Rummo, Antonio Mellusi, Federico Torre e, in tempi più recenti, Nicola Ciletti (in bronzo) e una stele bronzea dedicata a Raffaele Delcogliano e Aldo Iermano.
Ma torniamo a Salvatore Rampone.
Mentre Garibaldi conquistava il regno borbonico con la spedizione dei Mille, prima ancora che l’eroe dei due mondi giungesse a Napoli, il 3 settembre del 1860, Salvatore Rampone, sostenuto da due formazioni paramilitari (i Legionari del Matese e i Cacciatori Irpini), si presentò al Rettore Pontificio, all'epoca monsignor Edoardo Agnelli, intimandogli di lasciare la città.
Così, in maniera molto pacifica, senza alcun spargimento di sangue, finirono otto secoli di dominazione pontificia sulla città.
Fu lo stesso Rampone a formare un governo provvisorio, del quale prese la presidenza.
Ne facevano parte Giuseppe de Marco, Domenico Mutarelli, Nicola Vessichelli, Giovanni de Simone e Gennaro Collenea.
Fu una breve esperienza di governo che durò appena un mese.
Il 5 ottobre Rampone fu sostituito dal conte Carlo Torre, su indicazione diretta di Giuseppe Garibaldi, che lo preferì per svolgere un ruolo da pacificatore e normalizzatore della singolarità beneventana.
Tuttavia Rampone non uscì certo di scena, e continuò a svolgere importanti ruoli politici in città, per oltre un cinquantennio, visto che, come dicevamo prima, morì nel 1915 all’età di 87 anni.
La scelta per realizzare il suo busto ricadde su un artista locale, Nicolino Silvestri (nella prima foto in basso).
Silvestri era nato a Benevento il 20 aprile del 1883. All’anagrafe fu registrato con il nome Nicolino e non Nicola, come spesso viene riportato in scritti che lo riguardano. Dopo aver studiato in città, si trasferì a Napoli per intraprendere gli studi artistici presso l'Accademia di Belle Arti.
Conclusi gli studi, agli inizi del Novecento, si trasferì per un anno circa a Parigi.
Ritornato in Italia, si stabilì nuovamente a Napoli, prendendo attivamente parte alla vita culturale del capoluogo campano.
Al corso Vittorio Emanuele, divideva lo studio con il pittore Eugenio Viti. Con lui, ed altri giovani artisti napoletani, nel 1909 partecipò alla formazione del "Gruppo dei Ventitré", che in quell'anno organizzò la Prima Mostra Giovanile d'Arte della città di Napoli.
La scelta di essere un artista non sempre garantisce una sicurezza economica, soprattutto se si proviene da una città, come Benevento, che non ha grandi potenzialità nel campo.
Per cui, come fecero altri suoi colleghi, decise di intraprendere la carriera dell'insegnamento scolastico.
Dopo un primo anno trascorso a Catanzaro, fu trasferito a Benevento e andò ad insegnare disegno all’Istituto Tecnico Industriale.
In questa scuola, Silvestri si avvicinò anche alla scultura, in particolare in bronzo, grazie alla presenza nei laboratori dell'istituto di una efficiente fonderia.
Il primo lavoro importante, che lo portò alla ribalta cittadina, fu il monumento a Dante (nella seconda e sesta foto in basso), realizzato nel 1921.
Quell'anno ricorreva il sesto centenario della morte del grande poeta fiorentino e così la città decise di dedicare un monumento che ricordasse l’incontro in Purgatorio tra Dante e Manfredi di Svevia (nella terza foto in basso).
Per restare fedeli alla Divina Commedia, il monumento fu collocato "in co del ponte di Benevento", in pratica sul versante campagna del ponte, sul lato sinistro. Il monumento fu inaugurato il 3 luglio del 1921, ma i commenti non furono entusiastici.
Subito dopo il monumento a Dante, Nicolino Silvestri ebbe l'incarico di realizzare il busto a Salvatore Rampone (nella quarta foto in basso in una posa da lontano). In effetti qui adottò uno stile più liberty, e ottenne un risultato più gradevole, rispetto alla grevità del monumento dantesco.
Più o meno negli stessi anni gli fu affidato anche l'incarico di progettare il monumento ai caduti della Grande Guerra.
Di questo bozzetto ci rimane solo una cartolina e null'altro (nella quinta foto in basso).
Il progetto, infatti, non fu mai realizzato.
Incontrò il rifiuto del nuovo podestà Matteo Renato Donisi, che preferì indire un concorso per scegliere il progettista dell'opera.
A questo concorso Silvestri non partecipò.
Come raccontavano in un articolo precedente, il concorso fu vinto dallo scultore romano Publio Morbiducci e l'opera fu collocata in sito alla fine del 1929.
Ma un ulteriore affronto Silvestri lo dovette subire qualche anno dopo.
Per aprire la nuova strada, ancora oggi chiamata Lungocalore Manfredi, si decise di abbattere sia la chiesetta di Sant'Onofrio, sia il suo monumento a Dante.
Silvestri non la prese bene, al punto che decise di andar via dalla città.
Intorno al 1936 chiese e ottenne il trasferimento a Genova, dove continuò ad insegnare per alcuni anni.
Anche nella città ligure continuò a produrre quadri, e rimase attivo fino alla morte avvenuta il 25 ottobre del 1963.
A Benevento non fece mai più ritorno.

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