La presentazione del libro di Nicola D'Angelo, procuratore della Repubblica, "Lo scudo di Kòra", propone un viaggio nella storia e nelle radici più profonde del Sannio

La presentazione del libro di Nicola D'Angelo, procuratore della Repubblica, "Lo scudo di Kòra", propone un viaggio nella storia e nelle radici più profonde del Sannio

Lo spirito dei sanniti è lo stesso che ha animato gli ucraini quando una superpotenza, la Russia, con un esercito tra i più forti al mondo, gli ha semplicemente detto di entrare nella sua sfera di influenza. Era quello che i romani dicevano ai sanniti e gli ucraini hanno risposto come quei guerrieri. Si sono alzati in piedi ed hanno detto No

Tutto è nato da un evento occasionale, la presenza di un'armatura nel Museo di Campobasso che rappresentava una guerriera sannita di oltre duemila anni fa.
Da quella visione magnetica è stata catturata l'attenzione di Nicola D'Angelo, attuale procuratore della Repubblica di Benevento ma sannita doc essendo originario di Bojano, che ne ha tratto ispirazione per un romanzo, un viaggio nella storia e nelle radici più profonde del Sannio attraverso il racconto avvincente di un popolo che ha segnato l'identità del territorio.
"Lo scudo di Kòra", questo il titolo del romanzo storico, è stato presentato nella Sala Vergineo del Museo del Sannio dove per il confort dei presenti sono stati posizionati condizionatori tenuti al massimo della loro capacità.
Prima che l'evento avesse inizio, ne abbiamo parlato con l'autore, Nicola D'Angelo.
Oggi non è il procuratore che parla delle sue indagini, ma lo scrittore che per la prima volta si cimenta con il romanzo, abbiamo detto allo scrittore.
Ho scritto altri libri, ci ha risposto D'Angelo, ma erano tutti di natura tecnica, giuridici, un po' asciutti e privi di vita.
E' la prima volta che ho scritto un romanzo e parlo dei sanniti, di ciò che li animava, dello spirito di un popolo che ha permesso ad una realtà tutto sommato piccola, di contrastare una potenza che fino ad allora era indiscussa in quella che è l'attuale Italia.
Roma ha avuto un solo ostacolo sulla sua strada, i sanniti.
Tutti gli altri popoli sono stati sottomessi da questo rullo compressore che era Roma e pensiamo che ci sono volute tre guerre sannitiche per concludere la contesa.
In realtà i sanniti hanno costituito in Italia quello che Cartagine costituì nel Mediterraneo.
E dunque questo libro, come anche l'altro che verrà e che sarà il prosieguo della storia, dopo le Forche Caudine vuole ricordare questo popolo che in nome della libertà è stato annullato dai romani. 
I soldati di Roma hanno distrutto tutto, hanno depredato tutto quello che c'era, e laddove non potevano depredare hanno fatto in modo che quelle cose belle ed utili che c'erano, si associassero ai romani e quindi hanno trasformato in romano anche quello che era sannita.
Perché, abbiamo chiesto all'autore, per un romanzo ha scelto il filone storiografico e peraltro riferito ad un periodo molto lontano nel tempo...?
In realtà, ci ha risposto, non ho scelto il periodo in cui ambientare il romanzo.
Sono andato a vedere l'armatura di una guerriera sannita al Museo di Campobasso e quell'armatura mi ha trasmesso questa idea.
L'idea di scrivere un romanzo mi è maturata in un attimo poi è ovvio che c'è voluto del tempo per scriverlo.
Quel giorno è stato come se quella armatura mi trasmettesse l'orgoglio di un popolo, piccolo, che contrastava i romani a rischio della vita e che non accettava nemmeno una piccola riduzione della propria libertà e quindi era disposto a morire per questo.
E' una idea antica ma le assicuro anche molto moderna.
I romani hanno comunque apprezzato la fierezza dei sanniti, abbiamo sottolineato noi, in popolo che non hanno soggiogato ma che hanno cercato di tenerlo come alleato. A Benevento venne concesso il Senato così come la possibilità di battere moneta. Non sempre i romani erano distruttori dei popoli che conquistavano con le armi...
Non sono uno storico, ci ha risposto D'Angelo, ma su questo non sono d'accordo.
I romani hanno dovuto contrastare i sanniti e dare una versione che giustificasse perché hanno fatto così fatica ed hanno finito per descriverlo come composto da uomini rozzi che abitavano le montagne, adusi a combattere con i lupi e con gli orsi. Era un modo per giustificarsi. Certamente i sanniti erano dei guerrieri capaci ma delle teste dure.
Poi dopo, con calma, dopo averli eliminati, consideravano.
Tenga conto che Lucio Cornelio Silla, durante la guerra civile, siccome i sanniti si schierarono con Mario, suo nemico, prima in una battaglia a Porta Collina ne ammazzò a migliaia di sanniti e quando ne rimasero quattromila di prigionieri, lui li fece ammazzare uno ad uno.
E quando qualcuno gli fece notare che stava esagerando, lui ebbe modo di dire che fin quando c'era un solo sannita vivo i romani non erano al sicuro.
Quindi prima hanno ucciso, dominato, soggiogato, poi in certe zone, forse come Benevento, più che altrove visto che qui c'è la via Appia, l'Arco di Traiano, ma questo avvenne secoli dopo, concessero una serie di attenzioni.
Ma esse sono più gli esempi di una dominazione di un popolo che ha dovuto soffrire per combattere i sanniti.
Potremmo trovare, abbiamo ancora chiesto a D'Angelo, una qualche assonanza tra la vicenda dei sanniti con i romani e quello che sta avvenendo tra gli ucraini ed i russi?
Assolutamente sì, ci ha risposto Nicola D'Angelo.
Lo spirito dei sanniti, per certi versi, al di là dei profili geopolitici, è lo stesso che ha animato gli ucraini quando una superpotenza con un esercito che potremmo considerare una dei più forti al mondo, gli ha semplicemente detto: Entra nella mia sfera di influenza.
Era quello che i romani dicevano ai sanniti e gli ucraini hanno risposto come i sanniti. Si sono alzati in piedi ed hanno detto no, non siamo disposti a cedere.
Ci sono le differenze ovviamente tra secoli diversi, ma quello spirito dei sanniti vive oggi negli ucraini, nel Sannio e certamente e soprattutto vive qui a Benevento.
Quale è la sua opinione sul fatto che per tanti anni il Sannio ha tentato, perdendo l'occasione storica di metà Ottocento, di comporre la regione Sannio con Benevento come capoluogo e con Campobasso ed Avellino, un territorio peraltro anche morfologicamente uniforme. Allo scopo nel primo decennio del Novecento venne realizzato addirittura il Palazzo della Regione Sannio, l'attuale Palazzo del Governo, abbiamo chiesto allo scrittore
Francamente non le so rispondere, ci ha detto.
I romani hanno dato una idea del Sannio come arretrato e purtroppo gli studi archeologici che ci sono stati sono tutti avvenuti tra il Settecento e l'Ottocento hanno trovato effettivamente un Sannio arretrato.
Poi effettivamente c'è stato un momento in cui dopo l'Unità d'Italia si era pensato a questo.
L'attuale sede della Prefettura, è fantastica. Quando sono andato a salutare il prefetto, ho pensato e detto che qui bisognerebbe mettere solo qualche statua e fate concorrenza alla Reggia di Caserta.
C'è una scalinata all'ingresso che con qualche statua messa negli angoli sarebbe effettivamente fantastica.
Ci sono state vicende storiche e politiche che lo hanno impedito ed è stato un peccato perché avrebbe unificato ancora di più una realtà e tra l'altro dando anche dei numeri importanti per essere significativi in un contesto politico.
Forse mi viene da pensare che l'idea del Sannio qui era ed è tutt'ora forte, nelle altre zone lo si è un po' dimenticato e non so quale fosse la causa.
Ma non era altrettanto viva altrove come invece si sente altrettanto vivo tale lo spirito del Sannio qui a Benevento.
Nicola D'Angelo ha infine auspicato che la statua della donna guerriera con l'armatura che ha ispirato il suo romanzo, potesse un giorno essere trasferita nel Museo del Sannio dove potrebbe tornare a caricarsi di quella forza e di quella energia che lì dove è attualmente a Campobasso, sta perdendo.
A questo punto ha avuto inizio la presentazione del libro che ha visto la partecipazione di Stefania Pavone, Nino Lombardi, Clemente Mastella e Nico Salomone.
Poi c'è stato il confronto tra l'autore e Mario Collarile.

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