La frammentazione delle regole è usata intenzionalmente per produrre l'impunità dei forti e l'impotenza dei cittadini. Il corto circuito tra la Corte dei Conti e il Tar mette a nudo una realtà in cui la legalità formale è stata spezzata in mille pezzi

La frammentazione delle regole è usata intenzionalmente per produrre l'impunità dei forti e l'impotenza dei cittadini. Il corto circuito tra la Corte dei Conti e il Tar mette a nudo una realtà in cui la legalità formale è stata spezzata in mille pezzi

L'intento è fare in modo che nessunio possa ricomporla. La Corte dei Conti fa l'istruttoria, scava nei bilanci dei Comuni come Solopaca o Castelpoto, rileva ufficialmente che l'asseverazione del Pef manca, ma non ha il potere di annullare la gara come previsto dalle norme di bando, commenta Pompeo Nuzzolo

Pompeo Nuzzolo (foto) torna sulla questione della gestione del servizio idrico nel Sannio.
"Gentile direttore - scrive - la Corte dei Conti ha sempre detto che una delle cause del giudizio negativo sulla richiesta di acquisire azioni della società "Sannio Acque", è la mancanza di asseverazione del Piano Economico Finanziario (Pef), messo a base di gara, come per legge. 
La mancanza di asseverazione produce, secondo le regole del bando, l'espulsione dalla gara del partecipante che presenta un'offerta priva di essa, ma la Corte, pur evidenziando l'assenza dell'asseverazione, non può annullare la gara.
L'annullamento può essere dichiarato solo dalla struttura amministrativa o dal Tar su ricorso di un'impresa interessata, o da un interessato utente, oppure ancora da qualche comune e, comunque, da una platea di consumatori.
C'è in questa storia una frantumazione della realtà giuridica, prodotta da una legislazione che ci porterà ad una società di non diritto, di cui questa vicenda è il drammatico ritratto perfetto.
La frammentazione delle regole è usata intenzionalmente per produrre l'impunità dei forti e l'impotenza dei cittadini.
Il corto circuito tra la Corte dei Conti e il Tar mette a nudo una realtà in cui la legalità formale è stata spezzata in mille pezzi per fare in modo che nessuno possa più ricomporla.
Il paradosso degli organi pubblici è che ognuno vede e nessuno agisce.
Siamo davanti a una finzione giuridica raggelante: La Corte dei Conti fa l'istruttoria, scava nei bilanci dei Comuni (come Solopaca o Castelpoto), rileva ufficialmente che l'asseverazione del Pef manca, ma non ha il potere di annullare la gara come previsto dalle norme di bando.  
La Commissione di gara, nel caso di specie, secondo le norme di bando, avrebbe dovuto rilevare l'assenza dell'asseverazione e agire di conseguenza, ma, invece, invia il suo verbale ad un altro ente pubblico.
Per meglio informare si evidenzia che, tolto il pensiero della commissione, anche gli organi pubblici non rilevano l'assenza dell'asseverazione dando così la possibilità di continuare il procedimento. 
E' vero che è possibile fare ricorso al Tar, ma quest'ultimo, per attivarsi, ha bisogno di ricevere un ricorso altrimenti non può fare nulla.
Al riguardo è da osservare che l'Ente Idrico Campano (Eic) non può avviare un ricorso.
D'altra parte, il consiglio di distretto ha approvato all'unanimità la scelta della gestione tramite società mista.
Tuttavia, l'unanimità non sana il vizio radicale della procedura, cioè la mancanza dell'asseverazione del Pef, che, si ribadisce, non è emersa dalla busta né comunicata in assemblea.
L'unanimità, quindi, non sana il vizio e non costituisce acquiescenza se il vizio era occultato o non comunicato.
I Comuni, quindi, non essendo informati, possono ricorrere al Tar.
Ma quali sono i risvolti pratici di tutto ciò?
L'Eic Sannio, attraverso i suoi organismi, continua ad affermare che la determinazione del costo unitario è un errore e non un orrore.
Il costo unitario, infatti, influenza l'espansione della tariffa.
Per determinare il costo unitario, al fine di inserirlo nel Pef, l'Eic, alla data 2018, divide i costi di gestione per tutti gli abitanti della provincia (276mila euro), invece che per i soli utenti reali (110mila euro).
Questo fa apparire il servizio molto più economico di quanto sia in realtà (50 euro invece di 124 euro). Ma questo non è un errore.
Piuttosto, per rimanere nel garbato, si può affermare che è una bugia o una non verità.
Andando a fondo nei dati di pagina 714 del Piano Economico dell’Ente Idrico Campano, infatti, emerge una verità ancora più grave.
A pagina 714 si parla degli investimenti fatti da Gesesa nel 2018 per 1.247.354 euro.
Al fine di far apparire questa spesa leggera e accettabile, l'Eic ha diviso nuovamente la cifra per tutti gli abitanti della provincia (276.469 persone), dichiarando un costo pro-capite di appena 4,51 euro. Ma qui sta la furbizia politica e sociale.
Gesesa non serve l'intera provincia!
Gestisce il servizio solo per circa 120.000 utenti reali.
Se dividiamo l'investimento per chi paga davvero la bolletta, il costo balza a 10,39 euro. Più del doppio!
Questo gioco produce due danni enormi.
Il primo è costituito dal fatto che ai media sono stati comunicati dati rassicuranti su un costo unitario dell'acqua basso e su una finta efficienza della gestione.
Una narrazione di comodo per calmierare l'opinione pubblica.
Davanti ad Arera, l'autorità nazionale, questo calcolo serve a superare i controlli e a far approvare le tariffe senza far scattare i tetti di spesa.
Tutto questo accade perché il sistema dei controlli è frammentato e non funziona.
Tra Ente Idrico Campano che pianifica e Arera che approva a Roma, si crea una "terra di mezzo" dove nessuno verifica i dati di base.
In definitiva, la frammentazione delle competenze diviene lo scudo dietro cui si nascondono errori macroscopicamente politici, scaricando i costi reali dalle carte alle tasche dei cittadini".

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