Il voto per la presidenza della Provincia è un momento irripetibile per chiuderla con il mastellismo a Benevento. Se l'occasione non sarà colta, non sarà più accettata la quotidiana inondazione delle redazioni dei giornali con invettive contro Mastella

Il voto per la presidenza della Provincia è un momento irripetibile per chiuderla con il mastellismo a Benevento. Se l'occasione non sarà colta, non sarà più accettata la quotidiana inondazione delle redazioni dei giornali con invettive contro Mastella

Personalmente, sono nato e allevato a sinistra. Mio nonno era socialista, mio padre comunista, in un'epoca in cui appartenere all'estrema sinistra era espressione di essere figlio del diavolo ma questo non mi esime dal ricordare la celebre frase di Indro Montanelli: "Turiamoci il naso e votiamo..." scrive Peppino De Lorenzo

Peppino De Lorenzo che, negli anni addietro, è stato, come si ricorderà, uno dei protagonisti della vita politica locale, fu, tra l'altro, il primo eletto in città, interviene nell'attuale dibattito per il rinnovo del presidente della Provincia.
Lo fa esprimendo un suo personale giudizio che, però, induce a riflettere.
"In questi giorni, a ritmo sempre più incalzante, le valutazioni, squisitamente politiche, per il rinnovo, tra non molti giorni oramai, il prossimo 26 luglio, domenica, del presidente della Provincia si sprecano.
Epperò, a mio giudizio, una riflessione va fatta, principalmente, dopo lo spettacolo indecoroso cui tutti abbiamo assistito al Comune di Benevento, con la vicenda di Gennaro Santamaria.
Le dimissioni di Mastella, a mio avviso, erano e sono d'obbligo in quanto il personaggio in oggetto fu una sua scelta.
Spero che, prima che sulla scena delle nostre vite, mia e di Mastella, cada il sipario, il sindaco accetti un pubblico confronto con me.
Quanto ho subito dovrà essere spiegato solo dinanzi a Dio, con la speranza che esista.
I due attuali candidati alla Provincia sono Nino Lombardi, presidente uscente, espressione mastelliana e Claudio Cataudo, per il centrodestra (nella foto i due rivali in questa competizione, Clemente Mastella e Francesco Maria Rubano. I loro campioni si contenderanno la Rocca).
Personalmente, sono nato ed allevato a sinistra.
Mio nonno era socialista, mio padre comunista, in un'epoca in cui appartenere all'estrema sinistra era espressione di essere figlio del diavolo.
In questo modo, a scuola, in quell'epoca, i compagni di classe mi consideravano ma vi è la necessità di chiudere, una volta per sempre, con il mastellismo.
E l'occasione attuale, secondo il mio credo, rappresenta un primo passo decisivo di oscurare Mastella che, una volta per sempre, dovrebbe ritirarsi a vita privata nella sua Ceppaloni.
Ho stima per Nino Lombardi, sempre corretto nel rapporto interpersonale, però, rimane sempre espressione di Mastella.
Allora, Pd e quanti, quotidianamente, a sinistra, si ostinano a criticare l'operato mastelliano dovrebbero guardare la realtà e fare loro l'indimenticata e quanto mai attuale l'affermazione del 1976 (anno, peraltro, in cui per la prima volta Mastella venne eletto al Parlamento nazionale) di Indro Montanelli: "Turiamoci il naso e votiamo...".
Ecco perché i rappresentanti del Pd e le altre coalizioni di sinistra, mai come oggi, dovrebbero fare loro la saggia espressione di uno dei più autorevoli rappresentanti che la stampa, nel corso dei tempi, abbia avuto.
Del resto, lo stesso Umberto Del Basso De Caro, nel corso di una recente intervista, ha lasciato ai suoi libera scelta.
Se, in questa particolare occasione, si favorisce ancora il candidato mastelliano, all'indomani della probabile vittoria, in molti non potranno ancora inondare, quotidianamente, le redazioni dei giornali, di invenntive contro Mastella.
Non avranno, di certo, alcun diritto di farlo.
Dovranno solo preoccuparsi di tenere la bocca chiusa. Ben chiusa.
Concludendo, i rappresentanti cittadini del Pd e Perifano, Miceli, Megna e Moretti guardino con attenzione la realtà e non si facciano sfuggire l'occasione rimanendo, è ovvio, ognuno con le proprie idee.
Mastella deve andare via per il bene di questa città.
Le promesse, i pietismi lacrimosi, la ventilata convinzione di passare alla storia, dovranno concludersi.
La nostra comunità ha bisogno di nuove energie e di volti non logorati dal tempo".

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