Il modello di una società a capitale misto, come Sannio Acque, rappresenta davvero la soluzione più equilibrata anche per la gestione del servizio idrico?
Il modello di una società a capitale misto, come Sannio Acque, rappresenta davvero la soluzione più equilibrata anche per la gestione del servizio idrico?
E' la domanda che si pongono, in una nota congiunta, Patrizia Romano (nella foto in apertura), responsabile Ambiente della Segreteria Pd Sannio e Pio Antonio Petrone (nella foto in basso), componente di diritto della Direzione Provinciale, del partito.
"Dalla costituzione di "Sannio Acque" società a partecipazione mista pubblico-privata costituita per la gestione del servizio idrico integrato nel territorio del Sannio prendiamo spunto - scrivono - per un’analisi sul ruolo del sistema pubblico-privato nella gestione dei "beni pubblici".
L'acqua non è una semplice utilità economica, ma una risorsa naturale limitata, indispensabile alla vita, alla salute pubblica, all'agricoltura, all'industria e alla tutela dell'ambiente.
L'aumento della popolazione mondiale, i cambiamenti climatici e la crescente scarsità delle risorse idriche conferiscono all'acqua una rilevanza strategica paragonabile a quella dell'energia e delle grandi infrastrutture.
La costituzione di Sannio Acque, quale società a capitale misto con maggioranza pubblica, può quindi essere letta come un punto di equilibrio tra due esigenze complementari.
Da un lato il mantenimento del controllo pubblico su una risorsa essenziale; dall'altro l'apporto di competenze industriali, capacità finanziaria e know-how da parte del partner privato selezionato mediante gara pubblica.
Resta tuttavia una domanda di fondo. Se lo Stato continua a mantenere una presenza determinante nei settori considerati strategici per l'interesse nazionale, dall’energia ai trasporti, dalla difesa alle infrastrutture, appare ragionevole chiedersi se il modello di una società a capitale misto, come Sannio Acque, rappresenti davvero la soluzione più equilibrata anche per la gestione del servizio idrico.
L'apporto del partner privato può certamente contribuire con competenze manageriali, capacità organizzativa e risorse finanziarie.
Al tempo stesso, però, l'acqua è una risorsa unica: non è sostituibile, è indispensabile alla vita e la sua disponibilità è sempre più condizionata dai cambiamenti climatici e dalla crescente pressione sulle risorse naturali.
Proprio per queste caratteristiche, la sua gestione richiede una particolare attenzione nel conciliare efficienza economica, sostenibilità ambientale e tutela dell'interesse collettivo.
La vera questione, dunque, non è tanto se pubblico e privato possano collaborare, né se la composizione del capitale costituisca, di per sé, garanzia di una migliore gestione.
Ciò che assume rilievo è la qualità del modello di governance adottato, la sua capacità di assicurare un'effettiva prevalenza dell'interesse pubblico, di orientare gli investimenti secondo obiettivi di lungo periodo, di garantire trasparenza, responsabilità gestionale e tutela di una risorsa essenziale quale l'acqua.
Il successo di Sannio Acque dipenderà dalla qualità della governance e dall'effettività dei controlli pubblici, non meramente formali.
La costituzione della società con una partecipazione pubblica di maggioranza e l'ingresso di Acea, selezionata mediante procedura di gara pubblica quale socio industriale con una quota del 45%, definiscono un assetto societario nel quale assume rilievo non tanto la composizione del capitale, quanto il concreto equilibrio dei poteri decisionali.
Sarà, pertanto, necessario garantire, nel corso della gestione, la tracciabilità delle decisioni, l'accessibilità dei dati, la verificabilità degli investimenti, la tutela delle fasce sociali più deboli e l'effettività dei controlli pubblici, affinché la ricerca dell'efficienza economica non prevalga sulla continuità, sull'universalità e sulla sostenibilità del servizio".