Il direttore del Premio Strega, Stefano Petrocchi, presenta il suo ultimo libro "Romanzo privato" che narra la storia di Maria Bellonci e quindi del concorso il cui nome è legato indissolubilmente alla nostra città

Quest'anno, come sempre, nei dodici candidati sono presenti tutte le tendenze contemporanee. Però abbiamo notato che stavolta nella proposta generale dei 79 libri da cui siamo partiti per scegliere i dodici, c'è un forte ritorno del romanzo e quindi della narrazione. Maria Cristina Donnarumma è oramai una colonna del Premio ha detto lo scrittore

Maria Cristina Donnarumma ha ottenuto il suo meritato riconoscimento riguardo il Premio Strega di cui è parte oramai da tanti anni.
Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Maria Bellonci, le ha detto, nel corso della nostra intervista a cui la professoressa ha assistito, che è un elemento di cui non può fare a meno, che è una colonna del Premio Strega.
Donnarumma ci ha raccontato che, quando lei è andata al Premio Strega, Stefano Petrocchi è arrivato nel 1999, mentre lei era già lì dal 1994.
All'epoca i ragazzi del Liceo Giannone votavano già e lo fanno ancora; solo che ora esercitano il loro voto per lo Strega Giovani, istituito nel 2014, lo stesso anno in cui lei è entrata come votante a livello personale.
A presentare stasera Petrocchi è stato Paolo Di Paolo un autore importante che ha partecipato più volte al Premio Strega.
Petrocchi è venuto a Benevento, alla Libreria Ubik, per il suo ultimo testo "Romanzo privato", Mondadori.
Si tratta della storia della fondatrice del Premio Strega, una storia che Petrocchi ha tratteggiato con eleganza e approfondimento delle fonti.
Ne abbiamo parlato con l'autore, prima che la presentazione avesse inizio.
A Petrocchi abbiamo voluto sottolineare che il suo libro in qualche modo è legato anche alla città di Benevento perché non si può parlare di Maria Bellonci senza parlare del Premio Strega e non si può parlare di Premio Strega senza parlare di Benevento.
"Romanzo privato", ci ha risposto Petrocchi, è un libro che racconta il personaggio di Maria Bellonci a tutto tondo e quindi sia nella sua dimensione di scrittrice che in quella di fondatrice del Premio.
Il suo rapporto con Benevento nasce con l'amicizia con Guido Alberti, uno dei titolari dell'azienda Strega, che abitava a Roma e frequentava il caffè Strega di via Veneto dove tutti gli intellettuali si riunivano, intellettuali che lo condussero poi a casa Bellonci per partecipare alle riunioni domenicali del salotto Bellonci, appunto.
Quando si conoscono Bellonci e Alberti, il Premio Strega ancora non esisteva.
Questo salotto culturale, Maria Bellonci comincia a tenerlo dal giugno del 1944.
Roma era stata liberata dagli americani una settimana prima.
Guido Alberti si aggiunge nel 1946 e Maria Bellonci prende spunto da un premio che danno ad Alberto Moravia in quei mesi del tardo 1946 e si accorge che a Roma non esistono premi letterari e le viene voglia di fondarne uno.
Siccome Guido Alberti è l'industriale del gruppo le viene naturale chiedere a lui di finanziare l'impresa.
Cosa che Alberti fa ma con l'intuizione geniale di mettere come nome al premio quello del prodotto principale dell'azienda di famiglia e cioè liquore Strega.
Il premio in pratica nasce così.
I Premi importati c'erano a Viareggio, a Milano il "Bagutta" ma durante la guerra essi si erano interrotti e peraltro non uscivano nemmeno i libri e comunque a Roma di premi importanti non ce ne erano.
Dunque quando comincia il Premio Strega si è in una posizione di stallo per tutti ma inizia con un'intuizione importante che è quella di cambiare la struttura dei premi letterari che in epoca precedente erano fatti da piccoli gruppi di letterati che si riunivano e decidevano a loro gusto quale fosse il libro dell'anno.
Maria Bellonci decide invece che questo premio deve rappresentare l'Italia democratica e quindi vuole che ci sia una giuria ampia e non solo romana e quindi ci si apre già a una prospettiva nazionale.
Insomma, un'intuizione importante sostenuta da Guido Alberti e poi dalla famiglia Alberti in generale così come è arrivata a noi fino ad oggi.
Come possiamo descrivere il rapporto che la città di Benevento ha con il Premio Strega, abbiamo chiesto a Petrocchi?
E' un rapporto ottimo, ci ha risposto il direttore.
Per noi Benevento è una casa così come lo è casa Bellonci a Roma.
Lei è il direttore del Premio Strega, abbiamo ancora chiesto?
Sì, sono il direttore della Fondazione Bellonci dal 2013 ma già da prima avevamo pensato di rafforzare questo rapporto con Benevento, facendone la sede dal 2020 in avanti della cinquina del Premio Strega.
Di incontri letterari in questa città se ne sono sempre fatti ma poi volemmo che ci fosse il momento in cui dai dodici candidati si passasse alla cinquina di finalisti.
Era anche l'anno del covid e il Teatro Romano di Benevento ci ha consentito di ospitare un pubblico molto ampio ma stando all'aperto.
Da quel momento non abbiamo più smesso e torneremo anche quest'anno il 3 giugno.
Ci sono prospettive, abbiamo ancora chiesto, secondo lei di assecondare la richiesta che ogni tanto viene avanzata che è quella di ospitare qui nella città dello Strega anche la serata finale del Premio?
Questo è molto più difficile, ci ha risposto, nel senso che Roma consente di avere una maggiore presenza della Stampa, è più facilmente raggiungibile anche da parte di chi viene da fuori.
Ci sono anche costi elevati per ospitare tanta gente.
Si tenga conto che al Premio Strega ci sono di solito un migliaio di persone di cui molte vengono da fuori e quindi spostare il tutto è complicato.
Il Premio è nato a Roma e quindi ci piace avere questa doppia dimensione tra Benevento e Roma.
Comunque a Benevento celebriamo un evento nazionale con tante persone che vengono da fuori città, dai giornalisti agli editori coinvolti nel premio.
Per chiudere ci può dare una anticipazione rispetto ai partecipanti di quest'anno e sul filone o su un tema particolare che stanno affrontando?
Quest'anno, ha concluso Petrocchi, come sempre, nei dodici candidati sono presenti tutte le tendenze contemporanee.
Però abbiamo notato che stavolta nella proposta generale dei 79 libri da cui siamo partiti per scegliere i dodici, c'è un forte ritorno del romanzo e quindi della narrazione.
Negli ultimi anni hanno prevalso spesso le narrazioni ibride, il romanzo saggio, l'autobiografia, il memoir, il libro dei ricordi.
Quest'anno invece in modo positivo è tornata presente la narrazione in quanto tale e pensiamo che questo possa essere un maggiore stimolo ai lettori per avvicinarsi alla produzione contemporanea.

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