Il consenso popolare ad Afd ha varie ragioni, a partire dalla profonda delusione degli elettori verso una politica che, a livello sia federale che statale non si è mostrata in grado di interpretare e realizzare le istanze prevalenti nella comunità sociale

Il consenso popolare ad Afd ha varie ragioni, a partire dalla profonda delusione degli elettori verso una politica che, a livello sia federale che statale non si è mostrata in grado di interpretare e realizzare le istanze prevalenti nella comunità sociale

Andando oltre le Cassandre che nel successo di questo partito vedono l'inizio della fine dell'Europa unita, occorre valorizzare, di questi risultati elettorali in Germania, soprattutto la forza popolare di una scelta che investe i vincenti della responsabilità a rinnovare profondamente la politica tedesca, a livello statale come a livello federale

Il successo di Alternative für Deutschland (Afd) alle elezioni in Sassonia-Anhalt ed ora anche nella Pomerania Mecklenburg, costituisce un dato degno di specifica attenzione da parte di tutto il mondo, non solo politico, europeo (nella foto Alexander Gauland cofondatore di Afd).
Ciò non in quanto si tratta di Länder di particolare importanza (la Pomerania, con circa due milioni di abitanti per quasi 800 km2 rispetto, ad esempio, alla stessa Sassonia che ha circa 3 milioni di abitanti sparsi su una superficie di oltre 20.000 Km2 è tra i Länder più piccoli della Repubblica federale) poiché sembra consacrare il trend di una crescita elettorale costante di partito qualificato dalla comunicazione massmediatica dominante ma anche dai servizi segreti tedeschi (Verfassungsschutzbehörde) come estremista (di destra).  
Il successo elettorale trae le mosse innanzitutto dalla messa in discussione da parte di Afd di alcuni veri e propri dogmi della politica post-riunificazione dello Stato democratico tedesco, ribaditi anche dal governo federale liberale-conservatore del cancelliere Merz.
Tra essi, il primo è l'appartenenza della Germania all'Unione Europea (o a "questa" Unione Europea), seguito a ruota da una politica di immigrazione che ha coinciso tra l'altro con un aumento della criminalità, anche individuale, nei territori dei Länder, sovente giustificata da un odio religioso verso la cultura occidentale.
Infine, tra i punti critici è anche la politica internazionale del governo che, ispirando una strategia di riarmo del Paese, sottrae risorse allo Stato sociale.
La messa in discussione di tali dogmi genera nel dibattito pubblico (anche interno alla scienza costituzionalistica) trame discorsive parallele e contrastanti.
Per un verso, domina la percezione di una pericolosa deviazione dal patriottismo costituzionale in grado di porre in discussione, in ultima analisi, i presidi ultimi di valore su cui si fonda la Legge fondamentale tedesca: Dignità umana, uguaglianza, apertura dello Stato.
Ciò rende pressante nei partiti "tradizionalmente democratici" l'esigenza di difendere la Costituzione contro il rischio di un populismo estremista impersonato da una forza ritenuta anti-costituzionale.
D'altro verso, tende a sottolinearsi come i successi elettorali di Afd possano aprire la strada all'avvio di un nuovo processo di cambiamento politico, nel quale cade ogni antico tabu e tutto torna in discussione, naturalmente entro i limiti ultimi del rispetto della Carta Costituzionale.
Ad ogni modo, esclusa qui ogni considerazione di natura politica, accantonate anche antiche questioni di ordine costituzionale che da tempo accompagnano l'ascesa elettorale di Afd quale, ad esempio, la natura protetta della democrazia tedesca riflessa nella previsione di cui all'articolo 21 Abs.2 Gg, emerge il dato incontrovertibile di un sempre più ampio consenso popolare in favore di Afd che ne gratifica, per ora, l'esposta strategia di profondo cambiamento politico del Paese.
Ciò, nonostante una strenua opposizione intrapresa verso questa forza dalla gran parte dei media televisivi tedeschi, anche attraverso talk show organizzati e condotti non con l'obiettivo di favorire un confronto politico in condizioni di assoluta eguaglianza tra i candidati.
Il consenso popolare ad Afd ha varie ragioni, a partire dalla profonda delusione degli elettori verso una politica che, a livello sia federale che statale, non si è mostrata in grado di interpretare e realizzare le istanze prevalenti nella comunità sociale.
Tuttavia, tale consenso non può intendersi unicamente come espressione di una volontà di cambiamento della maggioranza di governo, peraltro fisiologica all’esperienza degli stati democratici.
Esso è qualcosa in più, poiché indica il rifiuto popolare verso soluzioni politiche strutturali quali, innanzitutto, l'appartenenza all'Unione Europea percepita quale istituzione lontana e del tutto aliena da una autentica legittimazione democratica, avvertita perciò come estranea al popolo tedesco ed ostile ai suoi interessi.
Che questa Unione Europea abbia così raggiunto il picco del dissenso popolare, del resto, non è cosa né nuova né sorprendente, da ultimo confermata anche dal rifiuto referendario della maggioranza del popolo islandese (52,3% degli elettori) di sostenere l'avvio di nuovi negoziati da parte del Governo nazionale per l'adesione all'alleanza europea.
Ma la consapevolezza di fondo espressa dal voto nei due Länder è che sia il tempo di andare oltre certi tabu strutturali provando a costruire nuovi percorsi di governabilità, interna e sovranazionale, rivedendo assetti poco credibili sul piano democratico per un governo globale dell'Europa, quali quelli finora esistenti e basate su vincoli stringenti di natura economica e finanziaria per i singoli Stati, che hanno concorso a frustrare più efficaci politiche sociali.
Tale consapevolezza non esclude ma include anche l'opportunità di non abbandonare il progetto un'Europa unita muovendo tuttavia da presupposti differenti e da un diverso equilibrio delle attribuzioni tra Stato e livello europeo.
In definitiva, l'ostilità espressa si indirizza verso "questa" Unione Europea, i cui obiettivi politici e assiologici peraltro non possono dirsi a distanza di tempo senz’altro e pienamente soddisfatti…
Con il voto per Afd i popoli dei Länder tedeschi hanno inteso riappropriarsi di una centralità che è il senso autentico dello Stato costituzionale democratico, una centralità che nel tempo è stata progressivamente offuscata da dinamiche di azione politica non trasparenti né comprensibili al cittadino, che hanno finito per dislocare sul livello istituzionale superiore (quello sovranazionale) gran parte degli ambiti materiali un tempo assoggettati alle deliberazioni dei Parlamenti nazionali rappresentativi.
Su questo livello, la decisione procede attraverso procedure opache e complesse, scandite da passaggi a volte ignoti e chiusi al controllo di responsabilità democratica, sovente dominati dalla determinazione di componenti tecniche.
Proprio tale tecnicismo politico giunge a surrogare la volontà popolare rappresentativa così svuotando la decisione di una reale sostanza democratica.
In definitiva, andando oltre le Cassandre che nel successo di Afd vedono l’inizio della fine dell'Europa unita occorre valorizzare, di questi risultati elettorali in Germania, soprattutto la forza popolare di una scelta che investe Afd della responsabilità a rinnovare profondamente la politica tedesca, a livello statale come a livello federale, per favorire la costruzione di un nuovo modello di governo sovranazionale.
In questo rinnovamento non può fungere da credibile ostacolo la difesa dell’assetto vigente dell'ordinamento europeo ma occorrerà muovere dalle insufficienze di quest'ultimo per indurre un cambiamento basato sul sensibile rafforzamento del principio democratico nell’assetto organizzativo futuro dell’Unione.
In tal modo gli accadimenti tedeschi potranno ancora una volta costituire un proficuo punto di partenza e, al tempo stesso, un paradigma di una più generale svolta di politica europea.

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