Il 27 agosto, nel giorno in cui si festeggiava la nascita della dea Iside, al Museo del Sannio è andato in scena un concerto per voce, Maura Minicozzi e chitarra, Giacinto Iannace, a lei dedicato

Il 27 agosto, nel giorno in cui si festeggiava la nascita della dea Iside, al Museo del Sannio è andato in scena un concerto per voce, Maura Minicozzi e chitarra, Giacinto Iannace, a lei dedicato

Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà, e nessun mortale ha mai sollevato il mio velo, scrisse lo storico greco Plutarco. Iside appartiene al bene, non al male. Si colloca nella sfera delle energie positive e nulla potrebbe essere più lontano dall'assunto di malvagità, violenza e torture che viene definito come stregoneria, afferma Francesco Morante

All'interno della 47esima edizione di Benevento Città Spettacolo, al Museo del Sannio, nella Sala dell'Obelisco, si è tenuto un concerto per voce, Maura Minicozzi, e chitarra, Giacinto Iannace, dedicato alla dea Iside (nella foto di apertura i due musicisti con Francesco Morante).
A intessere il tappeto narrativo c'era lo scrivente, Francesco Morante, che, in qualità di storico dell'arte, non poteva non essere attratto dall'ipotesi di raccontare Iside.
Ma, a dire la verità, c'era un'altra circostanza, diciamola coincidenza, e riguardava proprio la data scelta per questo concerto: Il 27 agosto. Secondo l'antico calendario egiziano, l'anno veniva diviso in 12 mesi di 30 giorni.
Ne rimanevano 5, per completare il ciclo annuale, ed erano i cosiddetti Giorni Epagomeni e cadevano a fine agosto.
Erano giorni considerati infausti, tranne uno, il quarto, perché era il giorno in cui si festeggiava l'Amesysia, ossia la nascita della dea Iside.
Questo quarto giorno epagomeno, guarda caso, corrisponde proprio al 27 agosto.
In conclusione, tenere un concerto in una sala museale, con un obelisco dedicato a Iside, proprio nel giorno del suo compleanno, sembrava quasi uno scherzo.
Invece, il concerto si è tenuto e, nonostante il caldo, è anche riuscito bene.
Il soprano Maura Minicozzi, accompagnata solo dalla chitarra acustica di Giacinto Iannace, ha eseguito un repertorio che ha spaziato dal Trecento ai giorni nostri, toccando vari luoghi di quel mar Mediterraneo di cui, in periodo ellenistico e romano, la dea Iside era sovrana incontrastata.
Perché Iside, al di là della sua mitica origine primigenia, era stata soprattutto la dea dei mari e dei marinai, che a lei si votavano per assicurarsi protezione nelle traversate marittime.
Fu proprio per il suo rapporto con il mare che Iside si trasformò da divinità locale a sovrana cosmica e protettrice dell’intero mondo antico.
Fu in questa fase che nacquero le due versioni di Iside più importanti: Isis Pelagia, celebrata come protettrice dei marinai, dei mercanti e dei naviganti, e Isis Pharia, legata al Faro di Alessandria d’Egitto, simbolo della guida sicura per le navi che entrano nei porti.
Proprio per il suo rapporto con il mare, i marinai che viaggiarono ben oltre il Mediterraneo, portarono il mito di Iside, o almeno alcune varianti, in posti lontanissimi quali l'India, la Cina, ma anche il Messico precolombiano.
Una storia che pochi conoscono è anche il rapporto che lega Iside alla Statua della Libertà che sorge a New York.
Lo scultore francese Frédéric-Auguste Bartholdi, autore dell'opera, compì un viaggio in Egitto nel 1856.
Gli fu commissionato di progettare un imponente faro da collocare all'imboccatura del Canale di Suez, che in quegli anni si stava realizzando, raffigurante una donna velata che reggeva una fiaccola, che richiamasse l'iconografia della Iside Pharia.
Quando il progetto egiziano fallì, anni dopo Bartholdi riprese il progetto per realizzare la famosa Statua della Libertà che illumina il mare davanti a Manhattan.
Pur incorporando attributi di altre dee greco-romane la Statua della Libertà richiama fortemente l'iconografia di Isis Pharia.
Ma torniamo al mondo antico.
Al tempo, i viaggi in mare aperto erano interdetti durante l'inverno.
Nell'antica Roma l'apertura ufficiale della stagione della navigazione avveniva il 5 marzo, con un'importante festa religiosa e popolare, chiamata Navigium Isidis, il "Naviglio di Iside".
Il momento centrale della festa era una spettacolare e variopinta processione solenne che partiva dai templi dedicati alla dea e si snodava fino al mare.
Il corteo era guidato da musicisti, ballerini e fedeli.
Seguivano i sacerdoti vestiti di lino bianco con le reliquie, i vasi sacri, le immagini della dea.
Ad accompagnarli era il suono del sistro, e il profumo dell'incenso, un po' come le successive processioni cristiane.
Giunti alla riva, veniva varata una nave costruita appositamente, finemente decorata e dipinta.
La nave non aveva equipaggio: veniva riempita di offerte sacre, spezie, profumi e fiori, poi benedetta e spinta tra le onde affinché la corrente la portasse via.
Il gesto serviva come offerta propiziatoria a Iside, per garantire viaggi sicuri durante il nuovo anno.
Molti storici e antropologi ritengono che il mascheramento, il clima festoso e l'uso di un "carro a forma di nave" tipico del Navigium Isidis abbiano influenzato o contribuito alla nascita della tradizione del successivo rito del Carnevale.
Lo spirito di Iside è quindi ancora tra noi e a volte si nasconde dove meno te lo aspetti.
Del resto, nella grande evoluzione di segni e simboli, da sempre caratteristica peculiare della nostra civiltà mediterranea, forgiata dalla stratificazione di moltissime culture e storie, Iside divenne, soprattutto nel Rinascimento, la Dea Velata, la dea che nascondeva in sé i segreti più profondi della natura.
Lo disse anche lo storico greco Plutarco, nel suo trattato su Iside e Osiride, riportando l'iscrizione che figurava sulla statua della dea nel tempio di Sais: "Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà, e nessun mortale ha mai sollevato il mio velo".
Nella mentalità tipica del Rinascimento, alla gnosi, alla conoscenza, si poteva accedere solo attraverso un percorso iniziatico.
Così Iside divenne fonte di ispirazione per filosofi e per intellettuali, soprattutto appartenenti alle varie correnti del Neoplatonismo, della Massoneria, dei Rosacroce e gnostici vari.
Lo studioso che più ha esaminato le metamorfosi del mito di Iside è stato lo storico dell’arte francese Jurgis Baltrušaitis, con un famosissimo libro scritto oltre cinquant’anni fa: La ricerca di Iside, saggio sulla leggenda di un mito, pubblicato in Italia da Adelphi.
Si trattò del libro che concluse una ricerca sul mondo delle immagini e dei simboli, nota come il trittico delle prospettive depravate.
In realtà, quello delle prospettive depravate sembra quasi una condanna per la povera dea Iside che, qui a Benevento, è diventata la progenitrice delle streghe.
Si tratta di due storie che non hanno nulla in comune, e ipotizzare un collegamento è illogico come confondere l'acqua con il fuoco, la vita con la morte, lo zero con l'infinito.
Ma, come tutte le cose stupide, ha fatto presto a trovare fan a non finire.
Iside appartiene al bene, non al male.
Si colloca di diritto nella sfera delle energie positive, e nulla potrebbe essere più lontano da quell’assunto di malvagità, violenza e torture, che viene definito come stregoneria.
Lo sussurriamo a bassa voce, nel giorno del suo compleanno, per non disturbare i sogni fantasiosi di molti beneventani: Iside non è una strega.

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