I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale hanno eseguito un capillare piano di perquisizioni nei confronti di 17 persone indagate nell'inchiesta che ha portato all'arresto del dirigente Gennaro Santamaria
I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale hanno eseguito un articolato e capillare piano di perquisizioni, disposto dalla Procura della Repubblica di Benevento nei confronti di 17 persone indagate, a vario titolo, per ipotesi di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione per l'esercizio delle funzioni, induzione indebita a dare o promettere utilità, ricettazione e finanziamento illecito ai partiti.
L'attività investigativa, che rientra nell'indagine che ha portato all'arresto dell'ex dirigente comunale Gennaro Santamaria, coinvolge quattro dirigenti e funzionari del Comune di Benevento, un ex dirigente della Regione Campania, sette imprenditori, quattro tecnici e due sindaci della provincia.
L'operazione, il cui provvedimento è firmato dal sostituto procuratore della Repubblica, Maria Colucci e dal procuratore aggiunto Gianfranco Scarfò, rappresenta uno sviluppo significativo di un’indagine avviata nei mesi scorsi e condotta dalla Procura attraverso una serie di accertamenti volti a verificare un quadro di presunte irregolarità in diversi ambiti della pubblica amministrazione.
L'inchiesta ha avuto origine dall'arresto in flagranza, avvenuto nel marzo scorso, di Gennaro Santamaria, trovato in possesso d'ingenti somme di denaro contante, suddivise in apposite buste.
Nel corso dei successivi interrogatori davanti ai pubblici ministeri, il dirigente avrebbe fornito dichiarazioni ritenute di particolare interesse investigativo, contenenti elementi sia autoaccusatori sia riferiti ad altre persone.
Le dichiarazioni hanno quindi reso necessario un approfondimento da parte della Procura, finalizzato a verificarne l’attendibilità e a ricercare eventuali riscontri.
Gli accertamenti hanno riguardato diversi procedimenti e settori dell'amministrazione pubblica.
In particolare, l'attività investigativa interessa pratiche in corso all'Ufficio Urbanistico del Comune di Benevento, due procedure per il conferimento d'incarichi di verificatore e una relativa alla progettazione di opere pubbliche.
Nel mirino degli investigatori figurano inoltre tre procedure di affidamento per la progettazione esecutiva e l’esecuzione di lavori, quattro concorsi pubblici per l’assunzione di personale e cinque procedure di co-progettazione relative al secondo settore dei servizi alla persona.
Ulteriori verifiche riguardano le procedure per l'affidamento di incarichi di progettazione relativi a interventi di risanamento del dissesto idrogeologico nei Comuni di Ponte, Frasso Telesino, San Giorgio la Molara e Pietraroja, oltre che all'Ente Parco del Taburno.
Alla luce degli elementi emersi nel corso dell'indagine, la Procura ha disposto le perquisizioni e i conseguenti sequestri, con l'obiettivo di acquisire documentazione, dispositivi e dati digitali ritenuti utili a verificare le dichiarazioni raccolte e a riscontrare le ipotesi investigative.
Parallelamente, è stata avviata la procedura per richiedere al giudice per le indagini preliminari un incidente probatorio, finalizzato all'esame del dichiarante nel pieno contraddittorio tra le parti.
L'eventuale acquisizione della sua deposizione in tale sede consentirebbe di cristallizzare il relativo compendio probatorio, rendendolo utilizzabile nelle successive fasi del procedimento secondo quanto previsto dalla legge.
La vicenda presenta, infine, profili di particolare complessità e una dimensione sovraterritoriale.
Alcune delle ipotesi di reato emerse nell'ambito dell'inchiesta rientrerebbero, infatti, nella competenza della Procura Europea.
Contestualmente agli atti disposti dalla Procura della Repubblica di Benevento, i Carabinieri hanno pertanto eseguito anche analoghi provvedimenti delegati dalla Procura Europea, nell'ambito di un'attività svolta in stretto coordinamento tra le autorità giudiziarie competenti.
Sin qui la nota della Procura della Repubblica inviata alla Stampa.
Questi i nomi degli indagati.
Si tratta di persone nei confroti delle quali è scatatta l'indagine con l'ipotesi di commissione di reati a vario titolo.
Siamo solo alla fase iniziale di una inchiesta importante, complessa e che ancora non ci sembra abbia esplicato appieno tutte le sue potenzialità.
Circolano ancora altri nomi ma al momento questi sono solo degli indagati e quindi degli innocenti fino a prova contraria.
Dunque, si tratta di Gennaro Santamaria, nato l'11 gennaio 1963, detenuto presso il proprio domicilio; Maurizio Pepe, 22 settembre 1970; Maria Antonella Matticoli, 13 giugno 1984, funzionaria comunale, vice dirigente del Settore Urbanistica; Antonella Moretti, 18 giugnio 1978, dirigente del Settore Urbanistica; Maurizio Perlingieri, 7 aprile 1965, dirigente del Settore Ambiente ed Energia-Mobilità-Servizi Cimiteriali (il Comune, a vario titolo, si vede coinvolto in inchieste giudiziarie di estrema rilevanza con oramai ben quattro suoi dirigenti calcolando anche l'inchiesta sul segreterio generale Feola).
Tra gli indagati anche Vincenzo Rosiello, 28 agosto 1954, ingegnere; Vincenzo Caretti, 17 novembre 1951, impresario edile; Lorenzo Iannotti, 10 aprile 1972, ingegnere; Nascenzio Iannace, 24 novembre 1965, sindaco di San Leucio del Sannio; Giorgio Saginario, 14 marzo 1979; Antonio Caporaso, 27 agosto1976, sindaco di Ponte e consigliere provinciale; Pio Minicozzi, 26 dicembre 1961; Antonio Iannella, 11 novembre 1969, imprenditore edile; Domenico D'Agostino, 10 aprile 1970, referente cooperativa; Giovanni D'Occhio, 16 marzo 1988, imprenditore edile; Renato Parente, 24 dicembre 1967, presidente dl Consiglio comunale; Raffaele Basso, 17 luglio 1977; Paolo Papapietro 2 novembre 1972 tecnico e Romeo Melillo, 7 gennaio 1962, dirigente della Regione Campania incardinato presso l'Ufficio di Gabinetto del presidente.
Le accuse mosse a vario titolo sono molteplici e tengono conto ovviamente di quanto affermato da Gennaro Santamaria, prossimo alla scarcerazione avendo completato tra carcere e domiciliari il massimo della restrizione consentita dalla legge, negli interrogatori che vanno dal 6 maggio al 13 luglio scorsi.
Ora il pubblico ministero ha chiesto al giudice per le indagini preliminari di ritenere presente la necessità di procedere con un incidente probaborio all'esame di Gennaro Santamaria sui fatti concernenti la responsabilità di altri.
In pratica sarebbe un confronto tra Santamaria medesimo e gli altri indagati per modo da "cristallizzare" e salvare una prova quando si rischierebbe di perderla.
Dunque tutti gli ipotizzati fatti dovrebbero essere rivissuti con confronto in Tribunale tra le parti, a porte chiuse, senza pubblico cioè.
Tra questi fatti contestati c'è l'intesa tra Santamaria, Perlingieri e Moretti, tre dirigenti.
Perlingieri si sarebbe fatto promettere da ignoti della società Costruzioni De.Ma.L. di Castel Campagnano, la corresponsione di somme di denaro in ragione dell'appalto relativo alla progettazione esecutiva per i lavori di recupero e riuso dell'edificio ex scuola San Modesto al rione Libertà.
La somma quantificata era pari al 5% del valore dell'appalto aggiudicato per 3.635.817,21 euro e quindi corrispondente a 181.791,00 euro. Perlingieri e Santamaria avrebbero concordato di ricevere ciascuno 90.895,00 euro.
In definitiva a Perlingieri l'impresa avrebbe versato 80mila euro in varie quote. Una parte venne versata anche a Matticoli.
Il sindaco di San Leucio del Sannio e già consigliere provinciale mastelliano, Nascenzio Iannace, è invece coinvolto nel presunto versamento di 20mila euro a Santamaria a seguito dell'assunzione di una donna vigile urbano mediante scorrimento delle graduatoria.
La donna era una elettrice del sindaco.
Sempre sulle assunzioni è contestato a Santamaria l'incasso della somma di 30mila euro da Giorgio Saginario dopo l'assunzione quale istruttore amministrativo.
Nello stessa ipotesi di reato il sindaco di Ponte, Antonio Caporaso, che avrebbe dato a Santamaria l'importo di 30mila euro per l'assunzione di una sua elettrice nella posizione di assistente sociale.
Altri 25mila euro, rispetto ai 45mila pattuiti, sarebbero stati corrisposti a Santamaria per darli in parte a Matticoli, da Pio Minicozzi per l'assunzione di una sua nipote quale assistente sociale.
Per alcune pratiche poi riferite alla impresa Agrifer Minicozzi ed Agrisemi Minicozzi erano stati dati altri 5mila euro.
Dalla cooperativa di cui D'Agostino è gestore, poi, per l'asilo al rione Libertà e di quello a Ceppaloni, avrebbe ricevuto Santamaria la promessa alla corresponsione di 75mila euro garantendogli i "buoni uffici" che consistevano nel favorire la cooperativa nella prospettiva di essere invitata più frequentemente nelle procedure negoziali.
Renato Parente, presidente del Consiglio comunale, è invece coinvolto nella promessa di dazione di 114.856 euro da parte della Cooperativa "Esculapio" beneficiaria di un finanziamento di 1.148.558 nell'ambito del progetto DesTeeNazione gestito dal settore diretto da Santamaria. Basso avrebbe consegnato nelle mani di Parente in due occasioni 20mila euro di cui la metà quest'ultimo l'avrebbe ceduta a Santamaria.
Altre somme considerevoli sarebbero state elargite anche per il risanamento dal dissesto idrogeologico del Comune di Ponte, dove Santamaria e Melillo erano i facilitatori della pratica che aveva una istruttoria regionale con finanziamento nazionale, dove un importo di 204.800 euro sarebbe stato diviso tra i quattro, Santamaria, Melillo, Rosiello e Caporaso, con 51.200 euro a testa.
Stesso incarico per il risanamento idrogeologico anche per il Comune di Frasso Telesino con ripartizione sempre tra i quattro dell'importo di 49.600 euro, pari a 12.400 euro ciascuno.
Ancora, risanamento questa volta a San Giorgio la Molara con stessa tecnica e importo rimanente pari a 160mila euro diviso in parti uguali tra i quattro per una quota di 40mila euro a testa.
Infine, sempre per risanamento di dissesto idrogeologico del Comune di Pietraroja con importo da spartire tra i quattro destinandone stavolta i 200mila euro richiesti per il 60% ai progettisti e il 40% a Santamaria e Rosiello.
Infine c'è la questione del finanziamento illegittimo al partito "Noi di Centro".
Vincenzo Caretti, legale rappresentante della Caretti Costruzioni di San Giorgio la Molara, avrebbe consegnato, senza iscriverla al bilancio, a Santamaria e Rosiello, quali intermediari, la somma in contanti di 50mila euro per le spese elettorali del partito di Mastella, "Noi di Centro".
Tutto questo risulta nelle carte dell'accusa e deve ovviamente essere ora provato con procedura più veloce se il giudice per le indagini preliminari dovesse concedere l'incidente probatorio.