Finalmente Iatros giunge dinanzi al suo aguzzino, il dottor Rich che lo aveva posto sul tavolo operatorio per strappargli gli organi interni così come richiestogli dall'organizzazione criminale che li commercializzava
Iatros
Il dio della coscienza
di Luca De Lipsis
Breve introduzione
"Iatros il Dio della coscienza" è una storia che si muove tra fantastico e reale, trovando nella prima sfera le soluzioni alle crude problematiche della seconda, alla maniera dei supereroi, il mondo al quale la storia è ispirata.
Il genere è un "medico-fantasy" che abbraccia tematiche oscure e reali come il traffico di organi umani ad opera di un'organizzazione criminale che sfrutta lo stato di estrema povertà del terzo mondo.
Fioravante Guidoni, il protagonista della storia, è un giovane medico napoletano che lavora per un'associazione di volontariato operante in zone disagiate dell’Asia.
Durante la sua missione umanitaria, il medico si troverà a dover affrontare un'organizzazione terroristica dedita al commercio illecito di organi prelevati attraverso l'assassinio di esseri umani.
A causa di una mutazione genetica che subisce durante un incidente accaduto poco prima del suo sequestro, Guidoni acquisisce dei poteri sovrannaturali (come la capacità di narcotizzare e paralizzare i nemici con un semplice contatto) grazie ai quali, con la collaborazione di un popolo indigeno a lui fedele, riuscirà a fermare i malvagi meccanismi dell'organizzazione criminale e ad uccidere i suoi capi.
Capitolo 9
Ramit invitò Iatros a seguirlo dentro una grotta posta vicino al villaggio ramitiano.
L'anfratto era mascherato da fitti roveti, dietro ai quali una parete mobile di roccia dava accesso all'ingresso.
Una volta dentro, il maestro premette un bottone e improvvisamente la caverna si illuminò.
Iatros rimase sbalordito.
Davanti a lui, un laboratorio segreto strutturato con le tecnologie più moderne: Videocamere di sorveglianza, computer, apparecchiature di comunicazione a batteria.
Alle pareti erano appesi oggetti militari di ogni genere. All'interno della grotta vi erano parcheggiati addirittura alcuni fuoristrada.
Questo è il nostro arsenale segreto, disse Ramit, da qui riusciamo a controllare i villaggi del Gohar e, quando possibile, a intervenire in loro difesa.
Spettacolare! commentò Iatros, Sembra la bat-caverna...
Apparentemente siete un popolo pacifico ma in realtà sembra che possediate le migliori attrezzature militari.
Alcuni oggetti sono bottini di guerra, altri li abbiamo barattati con le materie prime.
Sono armi di primissima scelta. Adesso seguimi, perché ti voglio mostrare una cosa ancora più importante.
Iatros seguì il maestro, che lo condusse in una stanza attigua dove, al centro, era posta una grossa gabbia.
Non penso ci sia bisogno di presentazione. Il nostro ospite è una persona a te conosciuta.
Il dottor Rich! esclamò Iatros serrando le mani intorno alle sbarre. Il mio aguzzino! Colui che voleva prelevare i miei organi.
Il prigioniero, che se ne stava rannicchiato in un angolo, alzò la testa e voltò lo sguardo in direzione dei due.
Dottor Guidoni, che piacere rivederla! Sono contento che stia bene. Che bella tuta azzurra che indossa.
E' in corso qualche festeggiamento indigeno?
E' una storia lunga Rich, ma avrò tutto il tempo per raccontargliela.
Purtroppo è l'unico ostaggio che siamo riusciti a catturare durante l'incursione nell'ospedale, disse Ramit, il professor Allen è riuscito a scappare. Gli altri sono morti. Ma penso che Rich sappia parecchie cose sull'Organizzazione.
Se riesci a farlo parlare, ci condurrà da loro e li sconfiggeremo una volta per tutte.
Poi prese una siringa dalla tasca e gliela consegnò.
Il tuo corpo secerne curaro ma non l’antidoto che c’è in questa siringa.
E' l’unica dose che possiedo. Gli chiederai le informazioni in cambio della vita, gli darai una sola possibilità di salvezza.
Cercherò di farlo parlare, anche se immagino sia un osso duro.
Sono convinto che alla fine cederà. Quando ci avrà svelato dove è ubicata la sede dell'Organizzazione li attaccheremo.
Tu ti occuperai del loro capo e noi penseremo al resto.
Coinvolgeremo anche Falcon e il Cbn? domandò Iatros, anche se voi avete tecnologia di avanguardia e siete degli abili combattenti, il loro aiuto potrebbe essere prezioso.
Preferiamo agire da soli. Purtroppo molti membri del Cbn sono corrotti e temo che possano svelare i nostri progetti prima che vadano in porto. Poi ci sei tu, che vali quanto tutto l’esercito di Falcon... Senza di noi, l’assalto dei terroristi a Shaari sarebbe stato distruttivo.
I pochi uomini del Cbn lasciati da Falcon a protezione del presidio hanno opposto una resistenza troppo tenue e molti di essi si sono arresi senza combattere.
Ecco perché abbiamo poca fiducia in loro. Comunque, il primo passo è far parlare Rich, altrimenti sarà tutto inutile. Ora vi lascio soli.
Così dicendo, aprì la cella e lo fece entrare.
Buona fortuna, semidio. A presto.
Semidio! Dottore, ma come si fa chiamare? Obiettò ironico Rich, restando seduto senza scomporsi.
Come le dicevo, sono cambiate molte cose, e questo grazie anche alla vostra crudeltà.
Adesso, se non vuole che mi comporti allo stesso modo, mi dica subito dove si trova la sede dell'Organizzazione, minacciò Iatros senza alcun preavviso.
Preferisco morire. Non avrà mai informazioni da me.
L'Organizzazione agisce per conto di persone facoltose e tutela la loro salute, eliminando quelli che consideriamo un peso per la società: Inetti, indigenti e falliti.
Quando non siamo noi, ci pensa la povertà a farli fuori, con un inutile spreco di materia prima.
Nessuno ci fermerà, disse sgranando gli occhi ed emettendo un riso sprezzante e genuino, che lasciava trasparire tutta la sua pazzia.
Le sue parole esprimono la sua follia ma, visto che fa il coraggioso, sono costretto ad usare le maniere forti.
Iatros si avvicinò a Rich bloccandogli la testa con le mani. Lui spalancò gli occhi: Cosa ha in mente di fare, maledetto? Mi Lasci subito.
Guidoni lo guardò negli occhi con un sorriso di sdegno, prima di lasciarlo cadere a terra.
Rich ebbe un sussulto. Provò a portarsi le mani al collo ma gli arti non risposero al comando.
Tentò di urlare con un filo di voce senza riuscirci.
C... Che cosa mi ha fatto? Soffoco. Non riesco...
Un rivolo di saliva gli colò giù dalla guancia e improvvisamente la sua cute diventò cianotica.
I muscoli respiratori si erano paralizzati, proprio come il resto del corpo. Rich iniziò a tremare, in preda ad un attacco convulsivo. Iatros, impassibile, lo bloccò con un piede.
Le ho inoculato del curaro. Come ben sa, tra pochi minuti il cuore, senza ossigeno, cesserà di battere.
Le do una chance e le somministro l'antidoto ma ho solo una dose, se mi costringe a rifarlo, nessuno potrà salvarla.
Iatros sfilò il cappuccio dall’ago della siringa e lo punse nella vena del collo, iniettandogli il liquido in un istante.
Dopo pochi secondi, Rich iniziò nuovamente a respirare, ansimando. Era madido di sudore. Provò a muoversi, cercando di fuggire ma Iatros, più lesto, lo afferrò e lo sollevò da terra tenendolo per il collo. Mentre lo teneva a penzoloni, gli disse in modo duro: Adesso parla, bastardo, prima che ti paralizzi un'altra volta. Che effetto ti ha fatto vedere la morte con gli occhi?
Rich iniziò a lacrimare e, sulla patta dei pantaloni, si evidenziò un alone di urina.
Sono tutto orecchie, aggiunse allentando la presa sul suo collo.
Non mentire, anche perché tu verrai con me. Sarai il mio lasciapassare.
Rich, dopo aver sperimentato, seppur per pochi istanti, la morte sulla propria pelle, ancora incredulo e terrorizzato, iniziò a parlare senza esitazioni.
Piangendo, raccontò tutte le informazioni in suo possesso, pregandolo di lasciarlo vivere.
Tutta la sicurezza ostentata fino a quel momento aveva lasciato il posto a una paura incontrollabile, grazie alla quale Guidoni aveva appreso senza troppa fatica l'ubicazione del covo segreto dell'Organizzazione.
Chiuse di nuovo l'ostaggio ancora stordito nella cella e raggiunse Ramit, che lo stava aspettando fuori della caverna. Il maestro ascoltò con attenzione il resoconto.
Bravo, ragazzo! Finalmente sappiamo dove è ubicata la loro base. Adesso dobbiamo sferrare l'attacco decisivo. Mirato, senza fretta.
Tu ti dirigerai prima a Japur, dove troverai i colleghi che abbiamo salvato dall’agguato a Shaari, alloggiati presso l'ambasciata italiana.
Io parlerò con il mio esercito e domani verremo a prenderti con Rich.
Ok, allora io mi avvierò in direzione della capitale: non vedo l’ora di incontrare i miei amici. Prenderò uno dei vostri veicoli.
No. Ci metteresti più tempo. Prendi queste. Così dicendo, Ramit gli consegnò un paio di chiavi.
E queste chiavi che cosa accendono?
Ramit abbassò una leva appesa alla parete e si aprì un portellone. All'interno vi era parcheggiata una grossa motocicletta.
E' tua. Una Bmw Hp4 Race appositamente modificata. Il telaio e la visiera sono antiproiettile e la moto è dotata di due potenti lanciarazzi che potrai utilizzare all'occorrenza. Imposta il navigatore. Ti condurrà a Japur.
Fantastica, maestro!, esclamò Iatros, anche questa è un dono della Dea Mhiva?
Per la verità, l'abbiamo comprata con i nostri risparmi. Ma lo abbiamo fatto con piacere.
Vicino alla moto c'è un casco con una visiera scura antiproiettile, così nessuno ti potrà ferire.
Se ne avessi bisogno, nel baule della moto troverai una mitragliatrice.
Questa è una cinta dove potrai infilare le varie fiale antiparalizzante, gli disse il maestro porgendogliela, Ma adesso va, corri all'ambasciata. Sappiamo che anche Gisella Grandoli è lì, al sicuro.
Mi dispiace non avertelo detto subito ma avevi bisogno di sprigionare tutta la tua rabbia per compiere il grande passo.
Dovevi pensare a diventare quello che sei ora, isolando le tue emozioni; soltanto in questo modo avresti potuto trovare la strada per diventare Iatros.
Le sue parole mi riempiono di gioia, maestro. Corro subito da lei. Non vedo l'ora di rivederla. Di raccontarle tutto questo.
Dopo aver avuto le necessarie indicazioni da Ramit, Iatros impostò il navigatore della moto e si diresse a gran velocità verso la capitale.
Gran parte del percorso che attraversò era un sentiero completamente immerso nella natura, senza altri esseri umani.
Raramente, intravedeva lungo le sponde qualche indigeno pescare o bambini che si facevano il bagno felici nel fiume Mhiva, che lo accompagnava alla sua destra.
La moto era un concentrato di tecnologia e potenza.
Gli dava l'impressione di volare, veloce come il vento, scattante come un proiettile.
L'aria calda gli alitava sul volto, dandogli un senso di liberazione. Il cielo era azzurro senza nubi.
Ad un certo punto, percepì una voce lontana che sembrava provenire dal letto del fiume.
Gli parve di udire parole benevole, sussurri appena percettibili che lo incoraggiavano a proseguire il cammino intrapreso.
Per un istante pensò che fosse la Dea Mhiva a rivolgersi a lui ancora una volta.
Cercò di convincersi che si trattasse soltanto del vento che accarezzava la vegetazione o dello scorrere dell'acqua tra le rocce, eppure quella sensazione appariva troppo intensa per essere ignorata.
Da quando era giunto nel Gohar, molti eventi avevano sfidato le sue convinzioni di uomo di scienza, costringendolo ad accettare spiegazioni che fino a pochi mesi prima avrebbe giudicato assurde.
Forse Ramit aveva ragione, non tutto ciò che esiste può essere compreso attraverso la logica e la medicina.
Mentre rifletteva, avvertì una profonda serenità diffondersi dentro di sé.
La percezione di quella presenza invisibile lo galvanizzò e gli infuse una nuova fiducia.
Per la prima volta da quando era stato rapito non si sentì più solo.
Ebbe l'impressione che qualcuno lo stesse osservando e guidando, accompagnandolo passo dopo passo verso il destino che lo attendeva.
Arrivò nella capitale che iniziava ad imbrunire.
La città era molto diversa dagli insediamenti dispersi nella foresta.
Si presentava come una moderna metropoli dominata da grattacieli di vetro e cemento che si stagliavano nel cielo della sera.
Lunghe file di lampioni illuminavano le strade trafficate, mentre fiumi di persone si riversavano fuori da negozi, locali e ristoranti.
Le insegne luminose coloravano la notte e l'intero quartiere sembrava pulsare di energia, immerso in un'atmosfera vivace e frenetica che contrastava nettamente con la quiete selvaggia delle rive del Mhiva.