Erano passati più di dieci anni, dalla fine della Grande Guerra, quando, l'8 dicembre del 1929, fu inaugurato anche a Benevento il monumento ai Caduti. Quel giorno era presente anche il re, Vittorio Emanuele III, al quale l'opera d'arte fu gradita molto
Dopo la Prima Guerra Mondiale, in Italia si diffuse la consuetudine di erigere un monumento che ricordasse la memoria dei caduti in guerra.
Fu un fenomeno spontaneo, non un obbligo di legge, ma che di fatto coinvolse praticamente tutti i comuni della penisola.
Non solo i comuni, ma eressero monumenti anche le singole scuole, gli ordini professionali, le stazioni ferroviarie e diversi altri soggetti.
In qualche modo, fu l'occasione di un afflato patriottico, come un gagliardetto che tutti, spontaneamente, decisero di indossare.
Questa moda fu una grande opportunità, per gli scultori del tempo.
Tutti gli artisti presenti in Italia, in quel periodo, si sono confrontati con questo tema che a volte ha portato alla realizzazione di semplici lapidi, altre volte di monumenti più elaborati.
Il Comune di Benevento, come al solito, arrivò a questo appuntamento praticamente ultimo.
Erano passati più di dieci anni dalla fine della Grande Guerra quando, l'8 dicembre del 1929, il monumento fu infine inaugurato (nella quinta foto in basso).
Quel giorno era presente a Benevento anche il re, Vittorio Emanuele III, al quale il monumento piacque molto.
Piacque al punto che decise, su due piedi, di commissionarne uno simile, se non proprio uguale, per la città di Roma, ai due artisti autori dell'opera: lo scultore Publio Morbiducci e l’architetto Italo Mancini.
Nacque così il Monumento al Bersagliere (nella settima foto in basso), che fu inaugurato il 18 settembre del 1932, nel piazzale antistante Porta Pia, per ricordare la famosa "breccia" che consentì ai bersaglieri di entrare nella città eterna, conquistandola, il 20 settembre del 1870.
La gestazione di questo monumento beneventano ai Caduti fu molto laboriosa.
Subito dopo l'avvento del fascismo, Clino Ricci, che aveva assunto la carica di commissario prefettizio al Comune, costituì un comitato, di cui era presidente il direttore della Banca d'Italia, per giungere alla realizzazione di un monumento.
Fu affidata la progettazione all'artista beneventano Nicolino Silvestri, che nel 1921 aveva già realizzato il Monumento a Dante, poi distrutto, all’inizio del Ponte sul Calore.
Di Nicolino Silvestri parleremo nel prossimo articolo di questa serie dedicata ai bronzi beneventani.
Nel 1924, morto prematuramente Ricci, al Comune divenne podestà Matteo Renato Donisi, al quale il progetto di Silvestri non piacque. Decise così di azzerare tutto, comitato compreso e di bandire un concorso di idee per il 24 settembre del 1925, fissando la data per la consegna dei progetti al successivo 15 gennaio.
Diciotto furono i progetti ammessi, tra questi fu scelto quello dei due artisti romani Morbiducci (nella sesta foto in basso) e Mancini.
Da dire che la partecipazione a questo concorso fu ampia e di qualità. Tra i diversi concorrenti ci fu anche il calabrese Michele Guerrisi che poi, negli anni Sessanta, realizzò la statua della Sapienza davanti alla scuola di San Filippo, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.
Il monumento di Morbiducci era in realtà un compromesso tra narrazione (parte basamentale) e allegoria (la statua della Vittoria Alata), in un linguaggio moderatamente aulico in bilico tra stile umbertino (soprattutto nella parte architettonica) e stile Novecento.
La parte artisticamente più rilevante del monumento è la scultura in bronzo della Vittoria Alata (nelle prima quattro foto in basso).
Lo scultore che la realizzò, Publio Morbiducci (nato a Roma nel 1889), era un esperto di bronzo, ma di dimensioni decisamente più piccole avendo realizzato fino a quel momento solo monete e medaglie.
La vittoria del concorso beneventano determinò un cambio di passo nella sua produzione artistica.
Per realizzare una scultura così imponente dovette cercarsi un nuovo studio.
Lo trovò al Testaccio, in via Bodoni 83, studio nel quale continuò a lavorare fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1963.
Dopo la sua scomparsa, c'è stata una rivalutazione critica della sua opera, non tanto scontata visto che era stato un artista che aveva avuto decine e decine di commissioni dal regime.
Tra le varie pubblicazioni che gli sono state dedicate, sono comparse anche alcune foto della Vittoria Alata di Benevento, mentre era in lavorazione al Testaccio.
Ciò che più colpisce, però, sono le foto della modella mentre posa per la realizzazione di questa statua.
Si tratta di una semplice ragazza totalmente nuda (nella foto di apertura e nell'ultima in basso), probabilmente di estrazione popolare, nella posa che doveva avere la statua: Un braccio sosteneva la spada e l’altro uno scudo.
La scoperta di queste foto ci ha costretto a guardare questa figura femminile in bronzo con un occhio diverso e ne ha inevitabilmente modificato la percezione.
Oggi ci appare decisamente più umana e fragile, nonostante la sua dura sostanza metallica.
Publio Morbiducci, dopo questo monumento ai caduti, realizzato a Benevento, continuò la sua produzione artistica in maniera molto proficua e feconda, per oltre un trentennio.
Fece altre statue di dimensioni monumentali, come quelle che decorano il Palazzo della Civiltà (nella ottava foto in basso) all'Eur, ma fu attivissimo anche nella produzione di medaglie, suo primo ambito artistico.
Ad esse abbinò anche una intensa produzione grafica, realizzando una quantità incredibili di illustrazioni per le riviste del tempo, per cartoline, manifesti e anche ex libris.
Fu un artista per molti versi schivo e lontano da palcoscenici mondani, ma fu sempre un professionista serio e affidabile, che non mancò mai di portare a termine un lavoro e una commissione.