Di una importante intervista a Renzo Piano, architetto, mi ha colpito particolarmente il passaggio dedicato al rapporto tra cinema e architettura
Angelo Bosco (foto), architetto, ci ha inviato una sua riflessione sul rapporto tra Cinema e Architettura.
"Gentile direttore - scrive - spesso mi capita di svegliarmi intorno alle quattro del mattino e non sapendo bene cosa fare, mi sintonizzo su Rai News 24 per dare un'occhiata alle prime notizie della giornata.
Recentemente, proprio durante uno di questi risvegli improvvisi, ho seguito un'interessante intervista all'architetto Renzo Piano.
Le sue parole mi hanno catturato fin da subito, facendomi sorridere per il fatto che bisognasse svegliarsi all'alba per ascoltare una figura così importante dell’architettura contemporanea.
Durante la conversazione, tra i tanti spunti proposti, mi ha colpito particolarmente il passaggio dedicato al rapporto tra cinema e architettura. Piano ha ammesso di nutrire una profonda "invidia", sì, ha usato proprio questo termine, nei confronti del cinema, definendolo un'arte completa.
Questa riflessione tocca un punto cruciale condiviso da molti teorici, ovvero che il cinema è un'arte totale in cui convergono musica, drammaturgia, danza, poesia e arti figurative.
Quasi tutte le altre forme d'espressione vivono all'interno della settima arte, potenziandosi a vicenda. Il cinema, infatti, non inventa nulla da zero, ma unisce ed eleva discipline nate singolarmente nel corso dei secoli.
Se analizziamo questo intreccio, è evidente come ogni arte trovi il suo spazio naturale: La letteratura vive nella sceneggiatura e nei dialoghi, le arti visive e la pittura si riflettono nella fotografia e nella composizione delle luci, mentre l’architettura e la scenografia costruiscono i volumi e le atmosfere in cui i personaggi agiscono.
Allo stesso modo, la musica e il suono dettano il ritmo emotivo delle immagini, mentre il teatro e la danza si esprimono attraverso la recitazione e i movimenti degli attori. Inoltre, a differenza dell'architettura o della pittura, dove il fruitore decide autonomamente come e quanto osservare l'opera, il cinema possiede il potere unico di manipolare il tempo.
Grazie al montaggio, un regista può far durare un secondo un'eternità, racchiudere millenni in un'unica sequenza o farci viaggiare da un capo all'altro del mondo in un battito di ciglia. Coinvolgendo contemporaneamente vista e udito, lo schermo crea una vera e propria contaminazione dei sensi, generando un'illusione di realtà così potente da attivare immediatamente i nostri neuroni specchio.
Quando guardiamo un film proviamo empatia, paura, gioia o rabbia, quasi come se stessimo vivendo quell'esperienza in prima persona.
Vorrei concludere questa breve riflessione citando la celebre massima secondo cui l'architettura è musica congelata, pietrificata o, per dirla con Goethe, solida.
Si tratta di definizioni che oggi possono suonare un po' pretenziose, ma è giusto ricordare che nascono tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, un'epoca in cui pensatori e artisti riflettevano profondamente sulle connessioni tra le varie arti.
Il cinema, in fondo, è proprio questo: architettura, musica, parola e movimento fusi insieme, capaci di scorrere davanti ai nostri occhi in tempo reale.
E' forse proprio questa capacità di racchiudere l'esperienza visiva, sonora, narrativa e spaziale in un unico flusso emotivo a far sentire persino un gigante come Renzo Piano un pizzico "invidioso".