Con il piano approvato il 30 aprile sono rispettati i principi di efficienza, efficacia ed economicità per avere un servizio rifiuti ottimale a costi sostenibili per famiglie e imprese, si chiede Gino Mazza?
Gino Mazza (foto), già amministratore cittadino e poi funzionario dell'Asia, interviene sulla questione relativa alla gestione dei rifiuti.
"Egregio direttore - scrive - la gestione o meglio la governance dei rifiuti urbani nel Sannio pare essere tornata al centro del dibattito politico locale.
Nell'incontro promosso dalla Claai e dall'Associazione Benevento Domani, sono state espresse documentate e motivate criticità sugli effetti conseguenti all'adozione da parte dell'Ente d'Ambito (Eda) della delibera del 30 aprile 2026 di approvazione in linea tecnica del progetto dei servizi di igiene urbana nell'intera provincia, con esclusione della città di Benevento.
All'indomani di tale incontro, l'Eda del presidente Pasquale Iacovella, quale prova provata della correttezza formale e sostanziale degli atti assunti, ha comunicato che il Tar, con ordinanza del 29 maggio 2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da alcune ditte con cui sostenevano l'illegittimità della delibera dell'Eda numero 27 del 6 novembre 2023.
Solo che tale sentenza è riferita a ricorsi presentati dalle ditte nel 2024 su una delibera che faceva seguito alla delibera numero 26, approvata in autotutela dallo stesso Eda appena quattro giorni prima e con la quale aveva revocato le delibere di scelta della forma di gestione dei servizi dei rifiuti deliberate nel marzo 2023, a seguito dei pareri negativi espressi dall’Autorità Garante della Concorrenza e dalla Corte dei Conti.
Quindi oggi sappiamo dal Tar che la delibera numero 27 del 2023 è legittima e ci mancherebbe che un Ente pubblico ponesse a base delle proprie decisioni atti illegittimi.
Infatti le questioni poste sono altre e riferite alla delibera numero 8 del 30 aprile 2026, per cui mi sento di fare alcune riflessioni sul tema, che presenta le seguenti criticità, con riflessi negativi sull’efficienza, efficacia ed economicità del servizio: la frammentazione in 7 subambiti, con esclusione del subambito Comune di Benevento dal piano dei servizi approvato in linea tecnica per gli altri 6 subambiti, che non risponde ad una corretta logica industriale (vedasi le scelte effettuate in altre realtà dove gli Ambiti Territoriali Ottimali (Ato) sono operativi già da molti anni); l'incremento del personale complessivamente previsto per l'erogazione di un servizio che già oggi appare efficiente, avendo raggiunto percentuali così elevate di raccolta differenziata con un numero inferiore di addetti, con conseguente probabile aumento del costo del servizio; la scelta della procedura di concessione con affidamento ai privati anche della riscossione della tassa sui rifiuti, non espressamente prevista nell'iniziale delibera numero 27/2023 di scelta della forma di gestione dei servizi dei rifiuti; di procedere all'avvio dell'affidamento prima ancora che il Piano d’Ambito abbia superato presso la Regione Campania la valutazione di impatto ambientale; l'incremento della durata dell’affidamento transitorio fino a dieci anni, nelle more della costituzione della società pubblica, al fine di garantire la remunerazione del capitale investito da parte del privato.
Insomma elementi fondamentali per valutare proprio se il progetto approvato risponde ai principi di efficienza, efficacia ed economicità che sottendono all’erogazione dei servizi pubblici.
Nulla su questo ha detto l'Eda.
Eppure si tratta di circa 500 milioni di euro che i cittadini e le imprese sannite saranno chiamate a pagare per il servizio dei rifiuti urbani nei prossimi dieci anni.
Infatti, come tutti sappiamo, tali costi devono essere coperti al 100% dai proventi della tassa rifiuti ed in caso di mancata copertura il Comune è chiamato a coprire tale scostamento che dovrà essere comunque poi recuperato con la tassazione.
In merito alla riscossione della tassa rifiuti e dell’impatto sulla stessa sui bilanci comunali, è particolarmente illuminante l'articolo di Pompeo Nuzzolo pubblicato proprio sulle pagine di "Gazzetta".
Il Tar si esprime sulla legittimità degli atti e non sugli impatti degli oneri che ricadono sui cittadini: Sono altre le autorità che si esprimono su tali aspetti quali la Corte dei Conti, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.
Dalla lettura dei vari deliberati emergono differenze dall’iniziale approccio approvato dall'Ente d'Ambito rispetto alla scelta della forma di gestione del servizio dei rifiuti.
Con la delibera numero 27/2023 i sindaci dell'Ato decidono per la gestione con società pubblica dei servizi di spazzamento, raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, ma ravvisano la necessità di una fase transitoria per le attività di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti di cinque anni e nelle more della costituzione della società pubblica dando mandato al Direttore Generale di predisporre gli atti per l’affidamento a terzi con procedura di evidenza pubblica per un periodo di cinque anni.
Con la delibera del 30 aprile scorso ci troviamo con la scelta della procedura di affidamento dei servizi per dieci anni tramite concessione con l'aggiunta della riscossione, non menzionata nella delibera numero 27/2023.
Quindi avremo per ciascuno dei sei subambiti un soggetto che svolge il servizio in nome e per conto del Comune, incassa la tassa rifiuti in nome e per conto del Comune a copertura dei costi di gestione e investimento del servizio e per la remunerazione del capitale investito per la durata di dieci anni.
I cittadini si aspettavano e si aspettano dal presidente Iacovella non il trionfale annuncio dell'inammissibilità di un vecchio ricorso, bensì una puntuale spiegazione delle ragioni che hanno indotto i sindaci dell'Ambito a scegliere una fase transitoria di dieci anni, per la costituzione di una società pubblica a cui affidare i servizi, garantendo nel frattempo a soggetti privati sia l'affidamento del servizio che la riscossione della tassa rifiuti per tutti i Comuni della provincia, con esclusione del Comune di Benevento.
Rispetto alla decisione assunta dalla Giunta regionale della Campania di eliminare dall'elenco degli "impianti minimi" sia l’impianto di compostaggio di Sassinoro che lo Stir di Casalduni, l'Eda ha valutato gli effetti sul piano d’ambito?
Ancora rispetto alle recentissime notizie relative all'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bari che vede coinvolti tre impianti sanniti, quale impatto può avere rispetto alla già deficitaria dotazione impiantistica del territorio?
La domanda rimane sempre la stessa: Con il piano approvato il 30 aprile sono rispettati i principi di efficienza, efficacia ed economicità per avere un servizio ottimale a costi sostenibili per famiglie e imprese?
E il Comune di Benevento che ha appunto affidato ad una società pubblica la gestione del servizio non può candidare tale società ad ampliare la propria competenza territoriale, sfruttando il consolidato know-how?
Ancora una volta, assistiamo a scelte politiche divergenti tra la città capoluogo e il resto della provincia, a testimonianza di come la classe dirigente della città sia incapace di dare il ruolo direzionale e aggregante tipico dei capoluoghi per creare quella massa critica necessaria ad aumentare l’attrattività e la competitività del territorio".