Ci sono città in cui per capire le tasse bisogna saper usare la calcolatrice e città in cui serve un dizionario, afferma Pompeo Nuzzolo

Benevento appartiene alla seconda categoria. L'ultimo dibattito sul costo sproporziato della nostra tassa sui rifiuti ha riacceso i riflettori sui numeri, ma la verità non sta solo nelle cifre ma nelle parole inventate per giustificarle

Sul costo della tassa sui rifiuti di Benevento, interviene Pompeo Nuzzolo (foto), già segretario generale negli Enti Locali.
"Gentile direttore - scrive - ci sono città in cui per capire le tasse bisogna saper usare la calcolatrice e città in cui serve un dizionario.
Benevento appartiene alla seconda categoria.
L'ultimo dibattito sul costo sproporziato della nostra tassa sui rifiuti (Tari) ha riacceso i riflettori sui numeri, ma la verità non sta solo nelle cifre: sta nelle parole inventate per giustificarle.
Prendendo come esempio i documenti ufficiali del 2021, il totale delle entrate Tari iscritte a bilancio dal Comune di Benevento, ammontava a ben 19.118.162,76 euro.
Questo tesoro teorico era diviso in due voci: Accertamento ordinario di competenza: 13.925.172,37 euro (i bollettini ordinari inviati); Residuo gestione di competenza 5.192990,39 euro. 
Per chi conosce le regole, questo neologismo è un clamoroso ossimoro, un "ghiaccio bollente".
Nei principi contabili del Dlgs 118/2011 e nei modelli ufficiali dei Revisori dei Conti questa voce non esiste.
In contabilità una cifra o è di competenza (un credito nato quest'anno) o è un residuo (un debito rimasto dagli anni passati).
La legge e il Decreto Ministeriale 321/1999 parlano chiaro: Le tasse come la Tari vanno accertate entro il 31 dicembre tramite l'approvazione del ruolo o di precise "liste di carico" (nomi, cognomi e cifre reali).
Se queste liste non ci sono, il Comune non può inventarsi un credito per far quadrare i conti.
La legge impone che quelle somme vengano iscritte a bilancio solo il giorno in cui saranno riscosse materialmente (per cassa), senza poter concorrere a determinare l'avanzo o il disavanzo dell'anno.
Perché allora inventare una frase così ambigua?
La risposta sta nei rapporti tra l'amministrazione e la gestione del servizio.
Il piano asseverato dall'autorità d'ambito (Ato) fissava un limite massimo di circa 16 milioni di euro.
Tuttavia, tra riduzioni tariffarie non coperte, perdite e necessità del bilancio generale, al Comune servivano oltre 19 milioni.
Anziché aggiornare l'anagrafe dei contribuenti o coprire le agevolazioni con risorse proprie, si è preferita la ginnastica verbale.
Si è inventato il "residuo gestione di competenza", una montagna di oltre 5 milioni di euro creata sulla carta, senza volti e senza liste di carico. Forse una parte di questi bollettini è stata persino inviata ai cittadini ma non inserita nel ruolo ufficiale, lasciando l'altra parte nel limbo dei contribuenti fantasma.
Una mossa utile solo a mostrare un finto pareggio e a superare il tetto autorizzato dall'Ato.
Le parole hanno un valore convenzionale e tecnico.
Quando la burocrazia inventa termini per rendere plausibili partite contabili di incerta attendibilità, il Piano Economico della spazzatura cessa di essere una garanzia e diventa un gioco di prestigio.
A pagare il biglietto di questo spettacolo, purtroppo, sono sempre i cittadini onesti".

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