Chi sono i personaggi che rappresentano le due statue poste sulla facciata della ex sede Inail di piazza Risorgimento? Si tratta di un operaio e di un contadino di cui è autore Saverio Gatto
Nell'articolo precedente, che ha inaugurato questo viaggio tra i bronzi beneventani, ricordavamo la famosa legge 29 luglio 1949, numero 717, dal titolo "Norme per l'arte negli edifici pubblici".
Era la famosa legge del 2%, che imponeva che gli edifici pubblici riservassero tale percentuale alla realizzazione di opere d'arte (pittura, scultura, mosaico o altro), per abbellire i nuovi edifici.
Da dire che questa legge non è stata mai abrogata ma con il passare del tempo è stata spesso ignorata, tanto che oggi è quasi del tutto disattesa.
Ben diverso fu il caso degli edifici progettati in quegli anni e ciò portò, non solo qui a Benevento, ma in tutta la penisola, a questo interessante connubio tra architettura razionalista e il neorealismo monumentale, propri del linguaggio artistico che caratterizzava l'Italia a metà Novecento.
Dopo la statua della Sapienza di Michele Guerrisi, davanti alla scuola elementare San Filippo, questa volta esaminiamo le due statue collocate sulla facciata dell'ex sede dell'Inail a piazza Risorgimento (nella foto di apertura tratta da una cartolina degli anni Cinquanta).
Si tratta di due statue che sicuramente tutti hanno visto, ma che pochi hanno realmente guardato con interesse.
Di certo, se chiedete a qualcuno cosa rappresentino, ci sarà un certo imbarazzo.
Sì, perché, chi sono quei due collocati su quelle mensole bianche?
In effetti, considerando che l'edificio nacque come sede dell'Inail, (che significa Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), possiamo ben immaginare che non sono due persone reali ma le figure allegoriche di due lavoratori.
Quello a sinistra, guardando, è di certo un operaio. Ha in mano un martello e una tenaglia.
Potrebbe essere anche un artigiano (nella quinta foto in basso), ma è comunque un addetto ai lavori meccanici.
L'altra figura, sul lato opposto, che regge una zappa, sarà sicuramente l'allegoria di un contadino (nella sesta foto in basso) o di un altro lavoratore agricolo.
Negli anni Cinquanta del Novecento erano questi i settori principali dell'economia italiana, non a caso chiamati "settore primario", l'agricoltura, e "settore secondario", l'industria.
Erano, allora come oggi, i due ambiti in cui era maggiore l'incidenza di incidenti e infortuni sul lavoro.
Non deve meravigliare che questi due lavoratori siano stati interpretati con una severa e aulica monumentalità, dovendo esplicitare anche ciò che diceva la nuova Costituzione, frutto sempre della cultura di quegli anni, che esordiva con il famoso principio: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro".
In qualche modo, l'espressione migliore rimane la famosa serie filatelica di posta ordinaria, denominata "Italia al lavoro", disegnata da Corrado Mezzana, che esaltava i lavori della tradizione artigiana italiana, legandoli alla nuova geografia regionale italiana, anch’essa frutto del lavoro dei costituenti.
In questa scia estetico-ideologica possiamo inserire anche le due figure di lavoratori che stiamo esaminando.
Ma chi ne fu l’autore?
Come per la Sapienza di San Filippo, anche in questo caso troviamo uno scultore calabrese, anche se napoletano d'adozione: Saverio Gatto (nella seconda foto in basso in un ritratto).
Era nato a Reggio Calabria il 15 agosto del 1877, in una famiglia benestante.
Dopo una fase giovanile alquanto avventurosa e disordinata, nel 1898, a ventuno anni, si trasferì a Napoli e si iscrisse all'Accademia di Belle Arti. Da questo momento iniziò la sua attività artistica, durata di fatto un sessantennio (è infatti morto nel 1959), condotta sempre nella città partenope.
Fu uno scultore sempre legato alla figurazione, senza alcuna deriva astratta, oscillando a volte tra uno stile classicheggiante di stampo a volte idealistico a volte realista, ad una matrice più espressionista, anche per la moda del momento che vedeva questo stile affermarsi in Europa agli inizi del secolo.
Non fu un personaggio molto mondano, di carattere tutto sommato schivo e riservato, fu tuttavia sempre presente nella vita culturale partenopea.
Ebbe contatti con tantissimi artisti ed intellettuali, da Giovanni Brancaccio a Luigi Crisconio e Renato Guttuso, da Gino Doria a Riccardo Ricciardi, da Raffaele Viviani a Eduardo De Filippo, Vasco Pratolini, Antonello Trombadori, e tanti altri.
Non deve quindi stupirci se tra le sue infinite conoscenze ci fosse anche uno dei maggiori architetti napoletani di quel periodo: Roberto Pane, uno dei più grandi teorici del restauro architettonico a livello mondiale.
Fu infatti Roberto Pane (nella terza e quarta foto in basso il suo disegno) ad avere l'incarico, nel 1949, di progettare l'edificio Inail a piazza Risorgimento.
Da dire che l'architetto napoletano, già funzionario della Soprintendenza in gioventù, conosceva bene la nostra città, per aver seguito diversi restauri e recuperi, tra i quali anche quello del Teatro Romano.
Nel caso dell'edificio di piazza Risorgimento (nella prima foto in basso una immagine dei nostri giorni), anche lui adottò il compromesso più in voga del secondo dopoguerra, unendo un disegno classicheggiante (fatto di simmetrie ritmate) al mattoncino neorealista di rivestimento.
Le due statue di Saverio Gatto, in questo contesto, non sono un semplice abbellimento, ma un elemento compositivo preciso, che contribuisce a dare valore e qualità all’edificio.
Prima di concludere, val la pena ricordare che Saverio Gatto era lo zio paterno del poeta Alfonso Gatto, una delle più intense e autorevoli voci italiane del Novecento.
Alfonso era nato a Salerno nel 1909, ma il padre Giuseppe era il fratello di Saverio Gatto.
Quindi ci pare opportuno concludere questo articolo citando alcuni versi, quelli conclusivi, di una famosa poesia che Alfonso Gatto dedicò proprio al padre Giuseppe: "Tu vedevi il mondo / nel novilunio sporgere a quel cielo, / gli uomini incamminati verso l'alba".
Uomini, come i due lavoratori di piazza Risorgimento, anche loro in cammino verso una nuova alba.