Carmine Influenza, tra i promotori, interviene in merito alla sfiducia al sindaco di Airola, Vincenzo Falzarano, messa al voto e approvata dal Consiglio comunale

Carmine Influenza, tra i promotori, interviene in merito alla sfiducia al sindaco di Airola, Vincenzo Falzarano, messa al voto e approvata dal Consiglio comunale

Nel mese di luglio parlavo della necessità di una pacificazione. Lo ritengo ancora necessario, ma essa non può significare assenza di confronto, rinuncia al dissenso o conservazione degli equilibri politici ad ogni costo

Carmine Influenza (foto), tra i promotori, interviene in merito alla sfiducia al sindaco di Airola, Vincenzo Falzarano, messa al voto e approvata dal Consiglio comunale.
"Nel mese di luglio - scrive Influenza - parlavo della necessità di una pacificazione di Airola.
Lo ritengo ancora necessario, ma la pacificazione non può significare assenza di confronto, rinuncia al dissenso o conservazione degli equilibri politici ad ogni costo.
Il sindaco ha basato interamente il suo intervento su questioni personali.
Ebbene, a scanso di equivoci, dico con chiarezza che prima d'insinuare interessi personali, bisognerebbe guardare ai fatti.
Non ho partecipato alla gestione di concorsi pubblici, i cui esiti sono noti a tutti.
Non ho congiunti che lavorano per società che gestiscono servizi o beni comunali. Non mi sono mai occupato di gare d'appalto.
Questi sono fatti che rivendico con serenità, perché raccontano la mia autonomia e la mia libertà di giudizio.
Quindi, resto ancora più convinto che la vera pacificazione nasce quando la politica torna a occuparsi dei problemi della comunità, anziché concentrarsi sulla propria sopravvivenza.
“Non rinnego il passato.
Proprio questa esperienza mi consente oggi di esprimere una valutazione politica consapevole.
Abbiamo ritenuto necessario garantire continuità alle opere pubbliche, ma le opere, da sole, non bastano a definire la qualità di un'amministrazione.
Servono risposte sui servizi, sul territorio, sull'ambiente, sulla gestione delle risorse pubbliche e sul rapporto con i cittadini che vivono tempi duri.
Le criticità richiamate nella mozione delineano, nel loro insieme, una difficoltà politica e amministrativa che non può essere liquidata come una semplice contrapposizione tra gruppi o persone.
Non è in discussione la correttezza personale di qualcuno, ma la capacità di questa esperienza di governo di affrontare i problemi e indicare una prospettiva credibile per Airola.
Allora, a sette mesi dalla scadenza naturale, la domanda è inevitabile: perché abbiamo proposto l'interruzione adesso?
La risposta non può essere soltanto il tempo che manca alle elezioni.
Sette mesi non possono essere l’unica ragione sufficiente per non sfiduciare questa amministrazione e per mantenerla in vita: qua sono venute meno le condizioni politiche per governare.
La politica non deve avere come obiettivo quello di durare fino alla scadenza, ma quello di essere utile alla comunità.
Quando non riesce più a farlo, deve avere il coraggio di prenderne atto.
Ed io oggi sono qui non per rinnegare il percorso compiuto, ma per assumermi fino in fondo la mia quota di responsabilità, su una scelta politica che la città ritiene necessaria e non più rinviabile.
Oggi sono convinto che una pacificazione non si costruisca proteggendo gli equilibri esistenti, ma superando un modello politico che ha progressivamente ristretto gli spazi del confronto, fino a negarli.
Airola non ha bisogno di un uomo solo al comando.
Ha bisogno di una politica capace di decidere insieme, di ascoltare le differenze e di riconoscere il valore del dissenso.
Sono d'accordo, perciò, con chi dice che non basta cambiare la guida se poi tutto resta concentrato nelle mani di una sola persona.
Non serve sostituire un protagonismo con un altro.
Serve, invece, cambiare metodo: passare alla responsabilità condivisa, dalle decisioni imposte per narrazione personale al confronto, dalla fedeltà alle persone, alla lealtà verso un progetto per la città.
La prospettiva che immaginiamo deve essere plurale, aperta e partecipata.
Un progetto nel quale nessuno sia indispensabile e nessuno sia inutile; nel quale le competenze siano valorizzate, le differenze diventino una ricchezza e le decisioni siano assunte nell'interesse esclusivo della comunità.
Perché la pacificazione non significa che tutti debbano pensarla allo stesso modo.
Significa poter dissentire senza essere emarginati e poter collaborare senza dover rinunciare alla propria autonomia.
Il futuro di Airola non può appartenere ad un solo uomo: deve essere costruito da una comunità politica plurale e restituito alla città.
E' questa la discontinuità che considero necessaria.
E' per questo che ho votato la sfiducia."

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