Alla luce delle tante inchieste in corso, i movimenti "maldestri" ed "ondivaghi" del micropartito regionale "Noi di Centro" per imporre il suo candidato alla Provincia di Benevento sembrano avvenire in uno scenario davvero surreale
Alla luce delle tante inchieste in corso, i movimenti "maldestri" ed "ondivaghi" del micropartito regionale "Noi di Centro" (Ndc), ci scrive Angelo Moretti (foto), consigliere comunale d'opposizione eletto con il movimento "Civico 22", per imporre il suo candidato alla Provincia di Benevento sembrano avvenire in uno scenario davvero surreale.
Mentre il sistema locale di incarichi fiduciari espressi da Ndc, che contano non poco in termini di peso elettorale, crolla sotto i colpi di inchieste che si chiudono con condanne pesanti (in Provincia) o che si aprono a prospettive inquietanti (al Comune), il partitino si offre come se fosse una prima donna, ora a Forza Italia, ora a Fico, ora a Manfredi.
Surreale è il fatto che "Noi di Centro" abbia agibilità per fare trattative da destra a sinistra nel mezzo di una bufera che investe non "i partiti" o "la politica", ma proprio "quel partito" e "quella politica".
Dovrebbe esserci una prudenza istituzionale, una riflessione, un'umiltà nel vivere il momento attuale che invece manca assolutamente, anzi si sfoggia ancora più spavalderia di ieri e ragionamenti supponenti basati sui numeri del recente passato, come se la bufera non fosse in atto.
Il problema, sia chiaro, non è affatto Mastella, e forse non lo è mai stato, il problema serio è il mastellismo, parafrasando Giovanni Falcone su questioni ben diverse e lontane.
Mastella ha fatto apertamente quello che poteva fare per se stesso, per la sua famiglia e per la sua carriera, non ha mai riportato condanne penali e non è stato lambito in via diretta da situazioni penalmente rilevanti.
Non così il mastellismo, che è stato spesso emblema di apparati clientelari ed è stato sovente abitato da personaggi oscuri o semplicemente mediocri, da Caserta alla Sicilia, dalla Rocca dei Rettori a Palazzo Mosti.
La difesa arroccata con la massima del "Così fan tutti" (rivolgendosi ai partiti nazionali che hanno avuto ed hanno tuttora dei problemi con la giustizia) non regge affatto, perchè dal punto di vista numerico, e logico, affermare, per esempio, che il Pd italiano, o altri grandi partiti di quella misura, hanno degli amministratori coinvolti in vicende giudiziarie "come sta succedendo a Ndc" è voler mettere forzosamente sullo stesso piano una realtà nazionale, in cui vengono condannati periodicamente alcuni esponenti periferici, ed una realtà locale, minuscola, in cui vengono sistematicamente coinvolti in vicende giudiziarie i pochi dirigenti perno del partito.
C'è una bella differenza, ed è lapalissiano.
Se Mastella si salva, non si salva il mastellismo, che da lui discende. E quindi non ci salviamo noi beneventani che siamo la causa principale della sua esistenza quale fenomeno politico e culturale.
Siamo noi cittadini, in massa, che dovremo dire al piccolo popolo dei mastelliani riuniti in Ndc di prendersi una pausa seria di riflessione e di reimmaginare il proprio futuro senza più Mastella, che a noi risulta non sia eterno.
Tornando alla Provincia pare quasi che il "campo largo", che solo in Regione Campania prevede la parvuscola presenza di Ndc, sia costretto a scegliere tra incudine (allearsi con il civismo di destra) o ancora una volta... Mastella.
Per non ricadere in questa trappola che blocca il pensiero politico, e non solo, della nostra provincia da ormai cinquant'anni suonati, sarebbe il caso di fare davvero qualcosa di nuovo in questa occasione, di pensare "out of the box", di lasciare finalmente il mastellismo alla celebrazione del suo passato e immaginare un futuro diverso, per tutti noi, mastelliani compresi.