Flusso di camion carichi di terre e rocce della linea ferroviaria Alta Velocità-Alta Capacità Napoli-Bari diretti alla cava di località Tagliata
Il coordinatore provinciale di "Dimensione Bandecchi", Fabio Serpini Benedetto (foto), interviene sulla questione legata al flusso di camion carichi di terre e rocce della linea ferroviaria Alta Velocità-Alta Capacità Napoli-Bari diretti alla cava di località Tagliata, nel territorio di Montesarchio, alla luce delle recenti inchieste sugli appalti.
In particolare, lo stesso ha chiesto un rafforzamento dei controlli, con verifiche quotidiane e un presidio fisso.
"Da mesi - scrive - il territorio di Montesarchio è interessato da un flusso continuo di mezzi pesanti diretti alla cava di località Tagliata, nella zona di Tre Ponti, all'ingresso della città per chi arriva da Benevento, dove vengono conferite le terre e le rocce dei cantieri della linea ferroviaria Napoli-Bari.
Il Comune ha spiegato che si tratta di terre e rocce da scavo legate a un contratto con Rfi e ha già fatto controlli a campione su documenti, provenienza del materiale, trasporto e scarico.
Sono controlli necessari e vanno riconosciuti.
Ma davanti a un flusso così grande bisogna chiedersi se bastino.
Da una semplice osservazione sul posto, nell'arco di circa mezz'ora sono stati contati 25-26 camion.
Non è una stima ufficiale del traffico giornaliero, ma rende l'idea.
Allora la domanda è semplice. Quanto viene controllato rispetto a quanto transita? Perché il contesto è cambiato.
La Procura di Napoli, con la Direzione Distrettuale Antimafia, sta indagando su appalti e subappalti dei cantieri della Napoli-Bari.
Gli indagati sono 49 e le ipotesi riguardano corruzione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, fatture per operazioni inesistenti.
Gli inquirenti contestano ad alcuni indagati anche l'aggravante mafiosa per avere favorito un clan, circostanza che il gip ha escluso.
La Procura aveva chiesto 45 misure cautelari e ne sono state disposte 20, tra cui 10 arresti domiciliari.
Sono accuse ancora da vagliare in giudizio e per tutti vale la presunzione di innocenza.
Le indagini riguardano i lavori delle tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso-Telesino-Telese-San
Lorenzo-Vitulano.
Secondo l'accusa, materiali di scavo nei quali erano presenti tracce di amianto smaltiti come rifiuti non pericolosi.
Le notizie finora non indicano dove siano finiti quei materiali.
Le condotte contestate non riguardano la stazione appaltante ma altri livelli della filiera.
Un'altra indagine, della Procura di Santa Maria Capua Vetere, riguarda un appalto da oltre 9 milioni di euro per il conferimento di circa 2 milioni di metri cubi di terre e rocce, con ipotesi di corruzione.
Anche qui nessuna condanna, solo ipotesi da verificare.
Le notizie finora pubbliche su queste indagini non citano la cava di Tagliata.
Parliamo, però, della stessa grande filiera da cui arrivano anche i materiali diretti sul nostro territorio.
Nessuno può affermare oggi che nei nei camion diretti a Tagliata ci sia altro oltre a terre e rocce.
Non ci sono elementi per dirlo.
Ma quando una filiera è al centro di indagini che parlano di materiali di scavo con tracce di amianto smaltiti come rifiuti non pericolosi, la
domanda va posta.
Chi ci garantisce che ciò che viaggia sia davvero e soltanto ciò che è scritto sui documenti?
Senza verifiche serie non si può escludere che tra quei carichi finisca anche materiale pericoloso.
Con la salute delle persone non si scherza.
Per questo i controlli a campione non bastano.
Su un flusso di questa portata serve un presidio fisso all'ingresso del territorio, una sorta di dogana, con verifiche ogni giorno anche sulla natura e sulla composizione dei materiali.
Chiedo alle istituzioni competenti di rendere noto quanti mezzi vengono controllati sul totale, con quale frequenza e se ci si ferma ai documenti. Chiedo un piano di controlli rafforzato e pubblico.
Chiedo inoltre all'Asl di Benevento di rendere pubblici i dati aggiornati del registro tumori per la Valle Caudina, perché i cittadini hanno il diritto di sapere.
Tre Ponti ha già vissuto le proteste del 2005 e del 2008 contro la discarica.
L'area di Tagliata è distinta dalla vecchia discarica, lo ha precisato lo stesso Comune, ma quella memoria spiega perché qui la prevenzione non
può arrivare dopo.
Se è tutto regolare, i controlli non devono fare paura a nessuno.
Sono una garanzia per i cittadini e per le imprese che lavorano bene.
Nessuno di noi, però, vorrebbe scoprire un giorno che in quei camion non c'erano solo rocce.
Prevenire oggi costa poco.
Scoprirlo domani costerebbe molto di più, e a pagarne il prezzo sarebbe il futuro di questo territorio".