Storia di inaccettabile incuria, superficialità e disumanità vissuta all'interno del Pronto Soccorso dell'Azienda Ospedaliera "San Pio"

Storia di inaccettabile incuria, superficialità e disumanità vissuta all'interno del Pronto Soccorso dell'Azienda Ospedaliera "San Pio"

E' culminata nella tragica scomparsa di mia madre, la signora Firminia Marinelli, deceduta lo scorso agosto, denuncia la figlia Enza Palmieri

Ci scrive Enza Palmieri per denunciare quanto vissuto dalla madre all'interno del Pronto Soccorso dell'Azienda Ospedaliera "San Pio" e che è poi culminato con la morte della donna.
"Gentile direttore - si legge - con queste righe intendo portare all'attenzione dell'opinione pubblica e della stampa locale una storia di inaccettabile incuria, superficialità e disumanità vissuta all'interno del Pronto Soccorso dell'Azienda Ospedaliera "San Pio" di Benevento, culminata nella tragica scomparsa di mia madre, la signora Firminia Marinelli (nata il 20 settembre 1938), deceduta lo scorso agosto.
Mia madre era una paziente anziana e dializzata, legata a quella struttura anche per le terapie salvavita che vi svolgeva regolarmente. Purtroppo, gli accessi al Pronto Soccorso si sono trasformati in un calvario fatto di errori diagnostici, solitudine e un clima di totale abbandono.
La sequenza dei fatti è drammatica.
I precedenti e le diagnosi mancate.
In passato, dopo dimissioni affrettate dal Pronto Soccorso per un presunto dolore all'anca giudicato "inoperabile" (poi smentito con successo dal reparto di Ortopedia dello stesso Ospedale dal dottor Varricchio), e dopo un episodio di caduta in cui si parlava di semplice immobilizzazione, accertamenti con Tac successive hanno rivelato lesioni e fratture multiple che necessitavano di tutt'altro trattamento.
L'ultimo accesso, sabato 22 agosto.
Trasportata dal 118 a seguito di una caduta, con dolori lancinanti al fianco sinistro e l'impossibilità totale di muovere la gamba, in un primo momento si è cercato di rimandarla a casa sostenendo che la radiografia non mostrasse rotture.
Solo dopo le mie insistenze e l'accordo per una Tac mattutina sono emerse le fratture multiple. Il dolore acuto al fianco, che si sarebbe rivelato fatale, non è stato preso tempestivamente sul serio.
Il muro dell’indifferenza e le offese.
Avvertendo il pericolo imminente per le condizioni di mia madre, ho dovuto presidiare la struttura all'alba.
Nonostante ciò, mi è stato impedito l'accesso fino alle 14.00, orario in cui ho potuto rivederla solo quando era purtroppo in fin di vita, impedendole persino di stringerle la mano negli ultimi istanti.
All'esterno della stanza, mentre cercavo di capire cosa stesse accadendo, un'infermiera ha assunto un atteggiamento intimidatorio battendo ritmicamente un'asta di acciaio sulla scrivania.
Subito dopo, una donna in divisa verde, con capelli lunghi e unti, mi ha apostrofato con inaudito cinismo: "Che spettacolo sta guardando, qui non è il cinema. Faresti meglio ad occuparti di chi sta male in base alle tue capacità".
Il quadro che emerge all'interno del Pronto Soccorso del "Rummo" è quello di un reparto allo sbando: Personale paramedico fortemente nervoso, scostante, dedito a chiacchierare di argomenti estranei al lavoro mentre i pazienti vengono trattati con freddezza, i viveri lanciati sulle barelle e chi non riesce a mangiare viene letteralmente abbandonato.
I medici, pur professionali, appaiono totalmente isolati e privi di collaborazione da parte di un comparto paramedico che sembra applicare la regola del "si salvi chi può".
Ho già provveduto a inoltrare una segnalazione formale e un esposto via pec alla direzione e al responsabile del personale dell'Ospedale, con riserva di rivolgersi alle autorità giudiziarie.
Ma ritengo doveroso rendere pubblica questa vicenda affinché nessun altro debba vivere il dolore, la rabbia e l'umiliazione che sono stati riservati a mia madre e alla mia famiglia negli ultimi, drammatici momenti della sua vita".

Ovviamente restiamo disponibili alla pubblicazione di una risposta da parte dell'Azienda.

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