Un nuovo monumento dedicato al famoso incontro tra Dante e Manfredi nel Purgatorio, fu realizzato subito dopo la guerra da Bruno Mistrangelo ed è ancora nella sua originaria collocazione anche se bisognevole di cure...
Nell’articolo precedente, dedicato a Nicolino Silvestri, ricordavamo il suo monumento a Manfredi di Svevia, sul ponte di Calore, realizzato nel 1921.
Quel monumento durò poco.
Per la nuova sistemazione urbanistica dell'area, fu abbattuto a metà degli anni Trenta. Ma un nuovo monumento, dedicato al famoso incontro tra Dante e Manfredi nel Purgatorio, fu realizzato subito dopo la guerra.
L'autore non fu però Silvestri, ma un nuovo scultore presente in città da qualche anno: Bruno Mistrangelo (nella terza foto in basso).
Mistrangelo era nato a Milano nel 1909, ma nel 1925 la sua famiglia si trasferì a Benevento.
Si ritrovò in una nuova realtà ma per proseguire i suoi studi artistici fu costretto a trasferirsi a Napoli, dove, nel 1928, conseguì il diploma di maestro d'arte. Ritornato a Benevento si dedicò all'insegnamento, ma anche alla sua passione primaria che era la scultura.
Fu subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale che ebbe la commissione più importante: Realizzare il monumento a Dante, sul ponte di Calore, al posto di quello di Nicolino Silvestri, inaugurato nel 1921.
Come raccontavamo (nella foto di apertura), questo monumento era stato realizzato per il sesto centenario della morte di Dante.
Sorgeva tra la chiesetta di Sant'Onofrio e l'inizio del ponte di Calore. Quando si decise di aprire via Lungo Calore Manfredi, sia la chiesa di Sant’Onofrio che il monumento a Dante furono demoliti.
Nell'immediato dopoguerra si decise di riproporre il monumento, ma in un nuovo stile, collocato in una nuova posizione, parallela alla nuova strada, così da non intralciare la nuova via di comunicazione.
L'incarico fu affidato per la parte scultorea a Bruno Mistrangelo, mentre la parte strutturale fu curata da Renato Bardone, architetto.
Ci fu una singolare coincidenza. Come nel caso del primo monumento anche il bassorilievo in bronzo, modellato da Bruno Mistrangelo, fu fuso nella fonderia dell'Istituto Industriale beneventano, dove era stato fuso anche il bassorilievo di Nicolino Silvestri.
Facendo un confronto, bisogna senz'altro convenire che il secondo monumento risulta più artistico del precedente, con uno stile sobrio, non enfatico, ma dalle linee equilibrate e armoniose. Interessante è anche la parte basamentale, realizzata con vari frammenti architettonici classici, molto probabilmente emersi dopo i bombardamenti del 1943.
Il monumento fu inaugurato nel 1947, ma solo due anni dopo fu travolto dall'alluvione del 2 ottobre 1949.
Fu immediatamente restaurato e da allora, rimane lì dov'era stato collocato in origine.
C'è da dire che oggi, a distanza di quasi ottant'anni dalla prima inaugurazione, mostra i segni del tempo e necessita di un intervento di ripulitura e (perché no?) anche di riqualificazione del contesto.
Bruno Mistrangelo, dopo questo lavoro, proseguì la sua attività artistica nel suo atelier di via Adua, al rione Ferrovia, che era frequentato da un giovane allievo e assistente, Giuseppe Di Marzo, docente di Filosofia, che poi sarebbe diventato anche lui un apprezzato scultore, molto attivo in città.
L'attività di Mistrangelo non fu molto vasta, complice anche la precoce dipartita, avvenuta nel 1972, a soli 63 anni.
Di lui ci sono note poche opere, ma molto significative.
La prima è un piccolo monumento in marmo dedicato a San Filippo Neri (nella sesta foto in basso), collocato nel cortile d'ingresso dell'omonimo convento nel Triggio.
Si tratta di un busto, mentre nella parte basamentale è collocato un bellissimo bassorilievo, illustrante l'azione pedagogica del santo che nel XVI secolo inventò gli oratori.
Realizzò altri due busti, questa volta in bronzo.
Uno era di Giovanni Pascoli, collocato nella omonima scuola media, dove concluse la sua carriera di insegnante.
L'altro era di papa Orsini, modellato su un originale di Pietro Bracci e che in origine era collocato nel Monte di Credito su Pegni Orsini, la banca che nacque proprio dall’istituto di credito fondato dall’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini, il futuro papa Benedetto XIII.
Quando il Monte Orsini fu assorbito dall'Unicredit e spostato di sede, il busto realizzato da Mistrangelo fu depositato al Museo del Sannio, dove ora è in mostra (nella quinta foto in basso).
Sempre al Museo del Sannio, nelle opere della Pinacoteca, è presente un simpatico e bellissimo quadro di Pompeo Vorrasi (nella quarta foto in basso), che rappresenta Bruno Mistrangelo mentre sta modellando un ritratto della madre.
Nel suo linguaggio espressionista, il quadro è proprio l'essenza di Bruno Mistrangelo e della sua energia nel modellare la materia per darle forma e vita.
Un piccolo gioiello artistico, questo quadro, per stile e fattura, ma anche una preziosa testimonianza storica di uno dei pochi scultori attivi in città.