Per cogliere i segnali anche di una violenza che cova, ci vuole una buona formazione da parte degli operatori scolastici ma necessita anche quella grande sinergia che deve esserci tra famiglia e scuola

Per cogliere i segnali anche di una violenza che cova, ci vuole una buona formazione da parte degli operatori scolastici ma necessita anche quella grande sinergia che deve esserci tra famiglia e scuola

Ma quella famiglia di cui si ha bisogno esiste ancora? Questo è un nodo cruciale del nostro intervento educativo perché noi da soli non riusciamo, ci ha detto la preside del "Guacci" Giustina Anna Gerarda Mazza al convegno sul tema: "Amare non è ferire. Educazione affettiva contro la violenza di genere e uso consapevole della rete"

L'Auditorium "Sant'Agostino" ha accolto la presenza di allievi dell'Istituto "Guacci", dell'Istituto Industriale "Bosco Lucarelli" e dell'Istituto "Le Streghe" che hanno assistito e per parte di esso sono stati protagonisti, alla trattazione del tema: "Amare non è ferire. Educazione affettiva contro la violenza di genere e uso consapevole della rete", un evento promosso dalla Prefettura di Benevento e realizzato in collaborazione con l'Università degli Studi del Sannio e il Liceo Statale "Guacci".
Prima che la manifestazione avesse inizio ne abbiamo parlato con la dirigente scolastica del "Guacci", Giustina Anna Gerarda Mazza che è al vertice dell'Istituto da 14 anni e che ne ha quindi guidato l'evolversi fino all'importante traguardo oggi raggiunto.
Abbiamo detto alla dirigente che con questa manifestazione contro la violenza di genere, in un momento terribile che sta attraversando questa nostra società, è come se ci fosse una chiamata a partecipare ad uno screening oncologico, una pratica che va eseguita sempre quale unico elemento vincente contro un male terribile che può essere sconfitto se preso in tempo.
E così è per la violenza.
Non bisogna demordere e bisogna parlarne, parlarne, parlarne e fare in modo che non ci si dimentichi degli obblighi che abbiamo nella formazione delle giovani generazioni ma anche dei doveri che queste ultime devono imparare ad assumere.
Sembrano gesti acquisiti ma così evidentemente non è perché i fatti quotidiani di violenza ci parlano d'altro...
Sì è proprio così, bisogna insistere, ci ha risposto la preside.
Questo è proprio il nostro obiettivo.
Nel percorso che abbiamo attivato in questo anno scolastico, abbiamo cercato di trattare questa tematica in maniera più ampia, facendo in modo di inserire la didattica nella quotidianità educativa perché siamo convinti che l'evento occasionale, quello simbolico di una giornata, sia importante ma non inneschi il cambiamento di alcune tematiche e questa tematica lo è ed è fortissima, è una piaga della nostra società, si può attivare questo cambiamento se si introduce nella quotidianità educativa.
Questo avviene attraverso l'educazione alle relazioni, prestando molto attenzione al linguaggio, perché anche esso nel tempo può creare problemi (ci siamo oramai abituati all'uso di linguaggi scurrili anche in trasmissioni televisive con grosso seguito... ndr).
La scuola in tutto ciò veramente può fare tanto, cercando di aprire degli spazi al suo interno dove i ragazzi acquisiranno la teoria di questa problematiche ma soprattutto si potranno confrontare attraverso il parlare tra di loro di conflitti, di sentimenti, di gelosie, di passioni.
Questo confronto è importante perché l'attività laboratoriale, lo stare insieme, confrontarsi, a noi può anche far emergere dei segnali che solo attraverso questa apertura, questo confronto di attività aperte, ce li fa emergere.
Ed il compito della scuola non è tanto quello d'intervenire per affrontare il problema ma prevenire l'insorgere del problema medesimo.
Siamo dell'opinione, abbiamo ancora detto alla preside, che i segnali rispetto ai gravi fatti che poi si verificano, ci siano.
Lei è della stessa opinione e ritiene che anche in ragione di queste attività come accennava innanzi potremmo essere in grado di coglierli grazie anche all'esperienza e alla professionalità degli insegnanti?
Certo, ci ha risposto la preside Mazza, e ci vuole anche una buona formazione, per coglierli, da parte degli operatori scolastici e soprattutto necessita quella grande sinergia che deve esserci tra famiglia e scuola.
Preside, l'abbiamo interrotta, quella famiglia di cui la scuola ha bisogno, esiste ancora?
Questo è un nodo cruciale del nostro intervento educativo, ci ha risposto, perché noi da soli non riusciamo.
Da noi i ragazzi arrivano già con una formazione e quindi noi dobbiamo capire e conoscerne la provenienza educativa per poter lavorare.
Ringrazio tutti i giorni i docenti per il grande sforzo che in tutti questi anni stanno facendo perché oltre ad una trasmissione di contenuti oggi il docente veramente lavora a 360 gradi.
Sin qui il confronto con la preside.
L’incontro è stato aperto dagli interventi del rettore dell’Università del Sannio, Maria Moreno, del prefetto, Raffaela Moscarella, di Emilia Tartaglia Polcini per il dirigente scolastico provinciale Sebastiano Pesce e la dirigente, appunto, del Liceo "Guacci", Giustina Anna Gerarda Mazza.
A seguire gli interventi di alcuni studenti del "Guacci" che hanno presentato il progetto illustrato da Gerardo Canfora, docente.

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