La notizia del vile atto, un pugno al volto, di cui è stato vittima Paolo Cavalli, coordinatore del Dipartimento di Salute Mentale e la conseguente aggressione ad una infermiera accorsa per difenderlo, mi ha portato molta tristezza
Dopo l'ultima aggressione, in ordine di tempo, ad un medico, nello specifico uno psichiatra, forte e incisivo è il commento di Peppino De Lorenzo che, per anni, ha diretto il reparto di Psichiatria allocato in uno dei padiglioni dell'Ospedale "Rummo".
"La notizia del vile atto, un pugno al volto, di cui è stato vittima Paolo Cavalli, coordinatore del Dipartimento di Salute Mentale e la conseguente aggressione ad una infermiera accorsa per difenderlo, mi ha portato molta tristezza.
Paolo Cavalli per me non è solo un collega, con il quale ho lavorato, ma è un fratello, cui voglio un mondo di bene (nella foto di apertura, Cavalli, a sinistra e De Lorenzo).
Una persona da bene che mi è rimasto legato anche dopo il mio pensionamento, diversamente da chi mi osannava solo quando ero al comando.
Una ennesima aggressione ad un medico, tra l'altro, a quanto è dato sapere, per futili motivi, che manifesta una totale mancanza di rispetto verso chi è al lavoro con il precipuo obiettivo di difendere la salute dei cittadini.
Un rispetto che, oggi, sembra essere svanito nel nulla anche se episodi simili, per chi ha trascorso la propria vita, come me, tra i sofferenti psichici, ci sono sempre stati.
Il medico, è bene precisarlo, costituisce l'unico ed insostituibile baluardo per il corretto funzionamento della sanità.
Il solo che si pose a nostra difesa fu Mino Ventucci nel tempo in cui ricoprì il ruolo di direttore generale dell'Asl (nella foto in basso, Ventucci è a destra con De Lorenzo).
Infatti, riuscì a reperire i fondi per destinare nel reparto psichiatrico una guardia giurata fissa.
Picker, che lo sostituì, a due giorni dall'insediamento, revocò la convenzione (sic!).
La situazione, ancora oggi, a distanza di anni, non è stata affrontata con coraggio.
Giuste le prese di posizione, anche quella odierna dell'Ordine dei Medici, tra l'altro, molto articolata, però, in ultimo, le nostre rimangono solo parole al vento.
I lavoratori, medici ed operatori tutti, devono essere in sicurezza e non lasciati al proprio destino.
C'è da aggiungere che sono necessarie ed opportune pene severe.
L'aggressore, dopo essere stato arrestato, a distanza di poche ore, è stato messo in libertà e, con la certezza di rimanere impunito, sicuramente, non mancherà di ripetere le sue prodezze.
In questo caso, in tutti campi, quotidianamente, assistiamo ad atti indescrivibili. Le leggi, in proposito, non mancano, ma non vengono applicate.
Non mi resta, con profonda tristezza, che rivolgere a Paolo, al mio caro Paolo, un abbraccio fraterno, con l'affetto che non conosce confini".