Carmine Nardone richiama l'attenzione su quello che definisce "il progressivo declino sociale della rappresentanza"

Carmine Nardone richiama l'attenzione su quello che definisce "il progressivo declino sociale della rappresentanza"

Un tempo in Parlamento sedevano operai, contadini, braccianti, artigiani. Non erano soltanto politici, erano persone che arrivavano dalle fabbriche, dai campi, dalle botteghe, dai piccoli centri. Poi qualcosa è cambiato...

Una riflessione di Carmine Nardone (foto), presidente di Futuridea, che richiama l'attenzione su quello che definisce "il progressivo declino sociale della rappresentanza".
"Un tempo - scrive Nardone - in Parlamento sedevano operai, contadini, braccianti, artigiani.
Non erano soltanto politici, erano persone che arrivavano dalle fabbriche, dai campi, dalle botteghe, dai piccoli centri.
Portavano dentro le istituzioni la loro esperienza di vita, il loro sapere concreto, la conoscenza diretta dei problemi delle comunità.
Poi qualcosa è cambiato.
Gli operai sono progressivamente scomparsi dalla rappresentanza parlamentare, i coltivatori sono diventati sempre più rari e anche i rappresentanti dei piccoli centri hanno perso spazio.
Nel frattempo è cresciuta la presenza di professionisti, dirigenti, imprenditori e consulenti.
Sia chiaro: il problema non è chi è entrato in Parlamento. Il problema è chi è uscito.
Perché un operaio conosce la fabbrica non attraverso una statistica; un coltivatore conosce la terra non attraverso un rapporto; chi vive in un piccolo centro conosce direttamente le difficoltà, le esigenze e le potenzialità di quel territorio.
Sono forme di conoscenza che la politica non dovrebbe perdere.
La democrazia non è soltanto andare a votare.
E' anche sentirsi rappresentati. E' sapere che dentro le istituzioni ci sono persone che conoscono direttamente le condizioni di vita, di lavoro e le difficoltà di una parte reale del Paese.
Se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, chi rappresenta oggi il lavoro?
Chi porta dentro il Parlamento la voce concreta degli operai, dei lavoratori agricoli, degli artigiani, dei piccoli imprenditori e di quanti ogni giorno costruiscono, con il proprio lavoro, la ricchezza del Paese?
Se il Parlamento dovrebbe rappresentare il Paese, quanto Paese è ancora realmente presente dentro il Parlamento quando il sistema delle liste bloccate determina la scelta di candidati nominati dai partiti, anziché consentire agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti?
Non si tratta di rimpiangere il passato ma di interrogarsi sul futuro della nostra democrazia.
Una rappresentanza che perde progressivamente il contatto con il mondo del lavoro, con le campagne, con le piccole comunità e con i territori rischia di perdere anche una parte essenziale della conoscenza del Paese.
Recuperare questa dimensione sociale della rappresentanza significa rafforzare la democrazia e restituire alle istituzioni un rapporto più diretto con la società reale".

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