Vico Caggiano è uno dei vicoli storici più conosciuti e accoglienti di Molinara, un luogo dalla forte vitalità, dove il vicinato conserva ancora il piacere di ritrovarsi, chiacchierare, condividere
Vico Caggiano è uno dei vicoli storici più conosciuti e accoglienti di Molinara, un luogo dalla forte vitalità, dove il vicinato conserva ancora il piacere di ritrovarsi, chiacchierare, condividere e, perché no, sapere sempre cosa succede in paese.
Gli incontri e i racconti si diramano naturalmente fino al tratto principale del vico che sbocca su via Regina Margherita e all'adiacente via Poggioreale.
E' proprio qui che si è svolta una festa di quartiere che ha riunito circa 150 persone.
Promotrice dell'iniziativa è stata Katia Longo, vera regista della serata: ha organizzato, raccolto le adesioni, fatto gli elenchi, disposto gli spazi, messo a disposizione la propria casa e l’area antistante.
Una partecipazione così numerosa ha portato anche il Comune a predisporre, per motivi di sicurezza, la chiusura del tratto stradale interessato dalla festa.
Protagonisti della tavola sono stati i cicatelli, cucinati dallo chef Raffaele Girolamo, con l'aiuto delle signore del quartiere.
Girolamo è ormai un riferimento rodato per le attività di cucina della comunità: pochi giorni fa, infatti, ha coordinato i gruppi di lavoro della Sagra della Patata, che ha riscosso grande successo a Molinara.
Ad Onofrio Spagnoletti, della macelleria di quartiere, è toccato il compito di arrostire la salsiccia e curare il servizio della porchetta.
Mario, "il fruttivendolo", ha invece messo a disposizione la fresca anguria.
A completare la tavola hanno contribuito i negozi di quartiere: la Bottega dei fratelli Emanuele e il negozio storico di Giuseppina e Vittorio "de Coronara", che hanno fornito piatti e tovaglioli.
La serata è stata anche l'occasione per festeggiare le tre Reparate e Maria Cristina Cirocco, che ha compiuto gli anni.
Poi balli, canti di gruppo e il vino hanno fatto il resto.
La musica è stata curata da Liman, ragazzo albanese accolto nella comunità e residente proprio nel quartiere: un altro piccolo e significativo segno di come una comunità sappia allargarsi e includere.
"Perché alla fine - si legge nella nota inviata alla Stampa - una festa di quartiere è molto più di una cena: è il modo più semplice e concreto per riconoscersi vicini, condividere quello che si ha e ricordarsi che un paese è fatto, prima di tutto, dalle persone che lo abitano e dalle relazioni che riescono a costruire insieme".