Il giardino di Chiara a Castelpoto si è aperto all'Unione Ciechi di Benevento e al cielo e il cielo, ha ricambiato con generosità

Il giardino di Chiara a Castelpoto si è aperto all'Unione Ciechi di Benevento e al cielo e il cielo, ha ricambiato con generosità

Ad accoglierci sono stati i genitori di Chiara, con un'emozione che si leggeva nelle parole. Il timore, forse, che tutto andasse per il verso giusto, che quella sera fosse all'altezza di ciò che volevano donare, commenta Clelia De Falco

Il giardino di Chiara a Castelpoto si è aperto all'Unione Ciechi di Benevento e al cielo e il cielo ha ricambiato con generosità.
"Ad accoglierci - scrive in una nota inviata alla Stampa, Clelia De Falco dell'Unione Ciechi di Benevento - sono stati i genitori di Chiara, con un'emozione che si leggeva nelle parole.
Il timore, forse, che tutto andasse per il verso giusto, che quella sera fosse all'altezza di ciò che volevano donare.
Non c'era davvero nulla di cui preoccuparsi... Il loro giardino è stato un piccolo mondo sospeso, un hortus conclusus nel senso più vero e antico della parola: Uno spazio raccolto, protetto da mura che non si vedono ma si sentono, fatte di solidarietà, di gentilezza, di una profondità d'animo che si respirava in ogni gesto.
Le foto ci hanno raccontato molto...
Gli ulivi disegnavano ombre morbide contro l'ultima luce del tramonto, le pietre a secco custodivano il pendio come da sempre, le sedie e le balle di fieno coperte di teli bianchi aspettavano i corpi, pronti a guardare in alto, e le lanterne accese qua e là sembravano piccole stelle scese in terra apposta per farci compagnia, mentre le montagne facevano da quinta e le luci della valle, lontane, ci ricordavano quanto fossimo, in fondo, già un po' più vicini al cielo.
In questo scenario quasi fuori dal tempo, un quadro campestre che pareva dipinto apposta per accogliere un racconto, il papà di Chiara ha riscritto un piccolo dramma sulla nascita delle due costellazioni dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa Minore e la mamma, bravissima, lo ha raccontato con una passione che non sembrava recitazione, ma verità portata in scena.
Perché quello di Callisto è, prima di tutto, il racconto di una madre a cui viene negata la vita accanto al proprio figlio... trasformata contro la sua volontà per un capriccio di dei gelosi, costretta a vagare lontana da lui per anni, fino al giorno in cui lo ritrova, e lui non la riconosce. Vede solo una bestia che avanza, e tende l'arco per colpirla.
E' il punto più straziante del mito: una madre che, pur di riabbracciare il figlio, rischia di morire per mano sua, semplicemente perché lui non può vedere, in quella forma nuova, chi lei sia davvero.
Solo la pietà del Dio padre cambia il destino: Non restituisce a Callisto la vita di prima, non le permette di tornare a camminare accanto ad Arcade come madre e figlio sulla terra, ma li solleva entrambi in cielo, li rende eterni, vicini eppure per sempre separati, visibili l'uno all'altra come due costellazioni che non si toccano mai ma non smettono di guardarsi, notte dopo notte, da un capo all'altro della volta celeste.
Ascoltare quella storia, recitata con quella intensità, in quel giardino, ci ha fatto pensare a Chiara.
Perché anche lei, da un anno, è una stella in più in questo cielo, non assente, ma trasformata; non lontana, ma diversa nella forma in cui la incontriamo.
E' stata lei, con la sua leggerezza e il suo modo di guardare il mondo, a ispirare questo viaggio: una stella polare che indica la direzione a chi cerca il cielo, chi con le mani e chi  con gli occhi, in un giardino-rifugio che porta il suo nome e che ne custodisce lo spirito in ogni pietra, in ogni luce accesa, in ogni gesto di cura verso chi arriva.
E poi le stelle vere, raccontate da un astrofilo davvero bravissimo, capace di intrecciare scienza e mito, numeri e meraviglia, con una competenza che si sentiva a ogni parola.
Alla fine delle sue spiegazioni non volevamo lasciarlo andare: lo abbiamo "rapito" per un confronto tutto nostro, fatto di domande, curiosità e quella voglia di capire ancora un po' di più che solo una guida così appassionata sa accendere.
E' nata lì, in quel piccolo cerchio di voci nella notte, l'idea di volerlo ripetere solo per i nostri associati,  un momento pensato apposta per noi, con tutto il tempo che serve per ascoltare, toccare, chiedere.
Sul tavolo illuminato da una piccola luce calda, il nostro sistema solare... i pianeti in scala aspettavano di essere scoperti: sfere che al tatto sembravano legno tornito, ciascuna con la sua grandezza e il suo colore, da esplorare dita dopo dita per capire le proporzioni, quanto siano vicini o lontani, grandi o piccoli, tra loro.
Accanto, le tavole tattili, anch'esse fatte a laser e 3d, con le costellazioni in rilievo hanno permesso a chi non vede di percorrere con le mani la stessa Orsa Maggiore raccontata poco prima, di sentirne la forma sotto le dita mentre la voce ne raccontava il mito.
Chi voleva e poteva, poi, ha potuto affacciarsi al telescopio, che digitalmente migliorava minuto dopo minuto, la qualità,  cercando nel cielo vero i puntini di luce appena raccontati,  una stella che si accendeva nitida nell'oculare, dopo essere stata solo un nome o un mito.
Se ne è andata così, quella sera, piano, come si spegne una lanterna senza che nessuno se ne accorga, lasciando negli occhi, o nelle mani, l'impronta di ciò che si è appena toccato.
Restava il sentore del fieno tiepido, il canto sommesso dei grilli a fare da eco alle ultime parole, con una canzone del mitico Guccini, e in alto, immobile e paziente, quel cielo che qualcuno ci ha insegnato a leggere con il cuore prima che con lo sguardo e il tatto.
Nel suo giardino Chiara continua a essere questo: Una piccola luce che non tramonta mai, un punto fermo, una stella polare, a cui tornare ogni volta che si ha bisogno di ritrovare la strada verso l'alto.
E commuove pensare che tutto questo sia nato dal desiderio di due genitori di omaggiare quel cuore che batte tra le stelle... un cuore che si mostra e si lascia percepire in quello spazio incantato, che si è rivelato leggero e vero, rendendo giustizia alla personalità di una giovane che si ritrova, oggi, non in un ricordo immobile, ma in un cielo che si può ancora toccare, ascoltare, raccontare: Eterna non perché lontana anni luce, ma perché capace, ogni volta che qualcuno alza lo sguardo o tende la mano, di tornare leggera, luminosa, viva, a farsi trovare.
Grazie".

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