Ricordando le scorse domeniche Eleuterio Ferrannini e poi, Antonio Abete, oggi, Peppino De Lorenzo coglie l'occasione per soffermare l'attenzione su altri personaggi beneventani

Ricordando le scorse domeniche Eleuterio Ferrannini e poi, Antonio Abete, oggi, Peppino De Lorenzo coglie l'occasione per soffermare l'attenzione su altri personaggi beneventani

Tra questi, Andrea Ferrannini, padre di Ele, Ciccio Romano, Giuseppe De Lucia e Cesare Frugoni che ebbe tra i suoi pazienti più illustri Benito Mussolini, Guglielmo Marconi, re Alfonso XIII di Spagna e Palmiro Togliatti. A Telese la partecipazione con riconoscimento al "Premio di Medicina Terme di Telese", istituito nel 1967

Ricordando le scorse domeniche Eleuterio Ferrannini e poi, Antonio Abete, oggi, Peppino De Lorenzo coglie l'occasione per soffermare l'attenzione su altri personaggi beneventani e non con i quali, successivamente, ebbe l'opportunità di successivi contatti e, tra questi, Andrea Ferrannini, padre di Ele.
"Fu così che la "La cura termale", edizioni Abete, comparve in tante librerie.
Negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, tra i medici sanniti, una figura di spicco fu quella di Andrea Ferrannini (nella foto di apertura), medico tisiologo, per lungo tempo, direttore del Consorzio Antitubercolare della nostra città.
Andrea Ferrannini, nato a Benevento il 10 aprile 1917, fu, tra l'altro, anche autore di apprezzati interventi giornalistici, segnatamente in tema sanitario, e, negli anni del dopoguerra, si rese promotore di numerosi convegni permettendo, in questo modo, l'arrivo, qui a Benevento, di clinici italiani e stranieri di riconosciuta fama.
Andrea Ferrannini, con Ciccio Romano (nella prima foto in basso in una istantanea dl 1990), di quest'ultimo già è stato scritto tempo fa, negli anni che anticiparono gli eventi bellici della seconda guerra mondiale, era considerato un "capopopolo" ed i due si distinguevano per le loro goliardate che riuscivano ad attirare l'attenzione di altri giovani, liceali e studenti universitari.
Memorabili i comizi infuocati che tenevano in piazza Roma. Poi, a guerra conclusa, Andrea e Ciccio aderirono al Partito Comunista di allora.
Optarono, sì, è vero, per una strada nuova e stimolante, con l'intento di volere contribuire alla rinascita della città distrutta e ridotta ad un cumulo di macerie.
Andrea Ferrannini aveva una spiccata vis oratoria che riusciva ad attirare i coetanei e non solo.
Ritornando ai congressi medici, come quelli che si tenevano allora, che, tante volte, videro, appunto, organizzatore Andrea Ferrannini, non si sono avuti più dopo di lui, complici, è ovvio, i tempi diversi e le abitudini mutate.
Tra questi, degno di rilevo era il biennale "Premio di Medicina Terme di Telese", istituito nel 1967, che portò, di volta in volta, eminenti scienziati a conoscere le acque e le Terme di Telese.
Un simposio che, puntualmente, si articolava in tre giorni ed era ospitato nel padiglione delle Terme.
La domenica, prima del pranzo di chiusura, destinato, quest'utimo, a tutti i convenuti, l'assegnazione del prestigioso premio.
Dopo la comparsa in libreria del mio lavoro "La cura termale", una sera, Andrea Ferrannini mi chiamò a telefono onde invitarmi a partecipare al premio.
Non lo conoscevo di persona, ma, io, poco più che ventenne, ne rimasi onorato.
Fu così che una sezione dello stesso fu assegnata al mio libro. Quella fu l'occasione di conoscere clinici di fama con alcuni dei quali furono intessuti solidi rapporti proseguiti nel tempo.
E' superfluo ribadire che, a me, giovanotto timido ed inesperto, appariva quanto mai strana la semplicità con cui illustri clinici, titolari di cattedre universitarie di prestigio, con tanta semplicità, mi offrissero la loro amicizia.
Vi partecipai con Giuseppe De Lucia (nella terza foto in basso), direttore di "Messaggio d'Oggi", settimanale cui già collaboravo da tempo.
In quella occasione, conobbi, fra i tanti, Enrico Cheli, direttore della Clinica Pediatrica dell'Università di Modena, ed autorevole componente del Consiglio Superiore della Sanità, uno dei più umani docenti universitari che io abbia incontrato
L'amicizia, sempre più affettuosa, che, da allora, mi unì al professore Cheli fu sempre oltremodo sentita fino alla sua morte.
Incontrai ancora Mariano Messini, idrologo di fama mondiale, ed ancora Aldo Cimmino, già preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Roma.
L'incontro, tuttavia, più bello che ha lasciato, poi, in me il segno per tutta la mia vita fu quello che ebbi con Cesare Frugoni (nella quarta foto in basso), uno dei più grandi maestri che la medicina italiana abbia avuto.
Cesare Frugoni che, in seconde nozze, dopo la scomparsa della prima moglie, sposò la soprano Giulietta Simionato (nella quinta foto in basso), era da considerarsi uno dei più grandi clinici italiani per i suoi studi sulle allergie, sulla splenomegalia, sull'anafilassi, sulle miastenie.
Docente di patologia medica a Firenze e, poi, di clinica medica a Padova ed a Roma, fu, tra l'altro, anche presidente del Consiglio Superiore della Sanità.
Tra i suoi pazienti più illustri si annoveravano Benito Mussolini, Guglielmo Marconi, re Alfonso XIII di Spagna, Palmiro Togliatti e tanti altri.
Eppure il ricordo della semplicità di Frugoni è rimasto, nel tempo, sempre vivo e presente in me, a distanza di tanti anni.
Ciò dimostra che la grandezza dell'uomo, quella decisamente genuina, abbia sede proprio nella semplicità, che nasce dalla consapevolezza che quanto sia faticosamente acquisito dal pensiero sia ben poca cosa nel mare illimitato dell'inconosciuto.
Ivi, il benchè minimo spiraglio di speranza aumenta l'ansia di ricerca e l'attrattiva fascinosa del mistero si avverte veramente genuina.
A questo si contrappongono l'ostentata sicurezza e la millantata autosufficienza dei mediocri.
Infatti, quanto più si guazza nella mediocrità, vieppiù ci si sforza di infioccare la stinta personalità con titoli altisonanti onde adornarsi delle piume del pavone.
Dovendo rientrare a Roma, Frugoni non rimase a Telese per tutti i giorni del simposio, ma gli promisi che non avrei mancato di fargli pervenire copia del mio libro, di lì a qualche ora, oggetto di premiazione.
Fu questa l'occasione per intraprendere con lui, successivamente, un piacevole scambio epistolare intrattenuto fino alla sua morte, a quasi cent'anni, nel1978.
Il 6 ottobre 1974, mi scriveva: "Carissimo De Lorenzo, ho la sua lettera (non ancora il libro) e le rivolgo una parola d'incoraggiamento, o meglio, chi ammirato e contento per le care espressioni a suo riguardo, per la sua attività ed anche per la carriera che ha scelto e che le sarà certamente fonte di conseguire eletti cimenti dato il come ella sente e vive spiritualmente. Messini, che lei ricorda, è a me molto caro ed è uno dei miei sette allievi che occupa meritatamente una cattedra. Auguro che la vita le dia larghi compiacimenti e le auguro anche moltissimi anni di salute, attività, serenità. A lei il mio più caro saluto ed abbraccio. Cesare Frugoni."
Ed ancora, pochi giorni dopo, il 14 ottobre, ancora mi scriveva: "Carissimo, ho rivevuto il suo libro "La cura termale" e mi compiaccio con lei perchè è un interessante contributo scientifico in armonia con l'importanza che l'idrologia (e come scienza e come pratica attuazione) ha ora, il che è confermato dalla cattedra universitaria in argomento (a Roma con Messini). Le porgo felicitazioni per la sua attività e contributo in questo campo e per il bel libro e le auguro ancora lunghissimi anni di salute, attività e serenità. Caramente, suo Cesare Frugoni."
Negli anni della nostra conoscenza, gli ultimi della sua laboriosa esistenza, Frugoni aveva pubblicato un lavoro dal titolo "Ricordi ed incontri" in cui ebbe modo di narrare le tappe fondamentali di clinico d'indiscusso valore.
Non ci fu, infatti, momento della sua magnifica esistenza che lui non ebbe modo di documentare, così come fa ogni professionista superiore, per chiarire e rendere la propria testimonianza.
Nel lavoro riuscì a sapere di quale odio e di quale amore sia stato capace con gli altri e con se stesso usando, nel giudicarsi, la medesima obiettività che si potrebbe avere solo con un altro.
L'importanza del volume di ricordi di Cesare Frugoni, e ne discussi a lungo con lui nella sua bella casa di Roma, è proprio qui, nella conquista di una misura umana in cui l'uomo ed il medico si identificano.
Il lavoro rimane, ancora oggi, un atto puro, umile, di elezione istintiva alla vita.
Lui vi raccolse, da par suo, il risultato di una esistenza estremamente complessa e, per questo, andavano, di pari passo, clinico, uomo e scrittore.
Attratto dalla sua personalità, gli manifestai tutto il mio compiacimento di come fosse stato capace di riuscire a condensare, in poco più di cento pagine, un tale universo di significati.
Le conversazioni con il professore Frugoni permettevano di scoprire ogni volta qualcosa di nuovo e spaziavano tra le più vive e talvolta insolite argomentazioni.
In definitiva, l'iniziale apertura verso i giovani di don Antonio Abete mi permisero, poi, di pubblicare, nel 1979, un altro lavoro sullo stesso tema, "La terapia con le acque minerali", edizioni Mario Stavolta.
Ed anche in questa occasione, nell'edizione del 1979, mi fu assegnata una sezione del "Premio di Medicina Terme di Telese".
Infine, dopo diversi anni, nel 1993, con il Centro Scientifico Editore, pubblicai la "Guida medica alle stazioni termali d'Italia" (nella sesta foto in basso).
Questa volta, l'assegnazione fu fatta dal giornalista Rai, Luciano Lombardi, fondatore di "Check up", alla presenza del presidente della Società Minieri, Iannotti (nella seconda foto in basso)".

                                                                                                                                                                              Fine

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