L'Orchestra da Camera dell'Accademia di Santa Sofia ha concluso con un tutto esaurito la sua fortunata stagione concertistica all'Auditorium Sant'Agostino con le musiche di due grandi compositori Nino Rota ed Ennio Morricone
L'Orchestra da Camera dell'Accademia di Santa Sofia ha concluso con un tutto esaurito la sua fortunata stagione concertistica all'Auditorium Sant'Agostino.
Fuori dubbio il successo per il programma proposto stasera e basato sulle musiche immortali di Nino Rota ed Ennio Morricone sul tema: "La Musica ed il Cinema: Due diverse ispirazioni" con arrangiamenti ed orchestrazioni di Giorgio Mellone.
Un'intera stagione ricca di successi si chiude stasera con il vostro spettacolo, abbiamo detto a Gianluigi Pennino, contrabbassista, prima che il concerto avesse inizio.
Le musiche di due grandi compositori contemporanei saranno diffuse stasera in questa prestigiosa e antica struttura, compositori che hanno anche come riscattato, risvegliata, l'attenzione degli amanti della musica che erano quasi come fermi ad altri due grandi ma di oltre un secolo fa: Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, per citare i due più rappresentativi e conosciuti dal grande pubblico.
Sono perfettamente d'accordo con questa sua opinione, ci ha detto Pennino.
Ho massimo rispetto di Morricone ma soprattutto di Rota che è stato, secondo me, uno dei compositori che ha dato anche lustro a strumenti come il mio.
Rota è stato anche direttore del Conservatorio di Bari ed ha avuto comportamenti geniali scrivendo per ogni strumento.
Composto un divertimento concertante quando dirigeva il Conservatorio dove c'era uno dei docenti più importanti d'Italia, Franco Petracchi, che insegnava anch'egli a Bari.
Conoscendo, appunto, un musicista di quel calibro, scrisse un divertimento concertato per contrabbasso, cosa che in Italia non era stata ancora creata.
E dunque al di là delle musiche da film ed anche teatrali, hanno scritto entrambi delle cose meravigliose.
Rota e Morricone sono dei compositori che possono essere giudicati sì come compositori di musiche da film, ma solo perché era giunto il cinema mentre ieri utilizzavano la musica anche come arti figurative.
Fortunatamente poi è arrivato il cinema e le musiche sono state messe al suo interno, in film meravigliosi e stupendi.
Abbiamo avuto la fortuna di questi compositori, ha proseguito Pennino, che hanno lasciato l'eredità della musica italiana nel mondo.
E dunque, abbiamo detto noi, se idealmente potevamo essere fermi ai nostri altri grandi compositori, come Verdi e Puccini, grazie a Rota e Morricone questa figura del compositore è stata ripresa e nuovamente valorizzata...
Assolutamente sì, ci ha risposto Pennino e lo dobbiamo dire con grande orgoglio anche rispetto ad una semplice idea musicale, a dei cantabili, a delle orchestrazioni importantissime riconosciute a livello mondiale.
Dove c'è il gusto la musica per me vince sempre.
Non ci vorremmo sbagliare, abbiamo ancora detto noi, ma Nino Rota è stato anche l'autore delle meravigliose musiche de "il giornalino di Gian Burrasca", nel 1964. E dunque si è prestato anche ai primi "musical" televisivi, di questo nuovo mezzo che modificherà le abitudini dell'essere umano nato in Italia nel 1954.
Sì è così e si è ripreso come si faceva prima, ci ha detto Pennino.
I compositori avevano un legame strettissimo con i musicisti e scrivevano per loro facendosi anche consigliare.
Ho conosciuto la prima tromba di Morricone e tutti i musicisti che avevano a che fare con lui e con cui avevano un rapporto strettissimo e ci si fidava. Avevano un dialogo.
I grandi compositori sono diventati tali anche perché, appunto, avevano un dialogo con i propri musicisti.
E quindi ecco Rota che va da Petracca e gli chiede dei consigli sul divertimento concertante è stato meraviglioso.
Facendo un po' anche una sintesi di questa stagione concertistica, abbiamo infine chiesto a Pennino, cosa possiamo dire rispetto a questa eredità che assume su di sé essendo questa l'ultima rappresentazione dell'Orchestra da Camera dell'Accademia di Santa Sofia?
La stagione è stata veramente intensa, ha detto il musicista ed è stata bellissima ed anche stasera chiudiamo con un pienone.
A Roma è stato così, lo stesso al Teatro Diana con i suoi quasi mille posti a sedere tutti occupati e così è stasera.
E' stato un "crescendo rossiniano" ed abbiamo veramente cercato di accontentare tutti i gusti con composizioni anche del maestro Zigante che è il nostro direttore artistico ed a finire con Rota e Morricone, con musiche molto seguite ma anche con un arrangiatore di grande valore come Giorgio Mellone che ha saputo prendere i vari temi dei film ed arrangiarli proprio per noi e questo è un grande privilegio di cui godiamo ogni anno.
Oggi finiamo a Benevento ma dopodomani abbiamo una replica a Montenegro.
I presupposti per il prossimo anno ci sono tutti con questa bellissima squadra che è seguita da tantissime persone.
Il territorio ci conosce, ci apprezza e noi apprezziamo il territorio.
Sin qui la chiacchierata con Pennino.
Anche stasera il concerto è stato preceduto da un intervento che stavolta è stato proposto da Antonella Tartaglia Polcini, docente di Unisannio ed assessore alla Cultura, che ha trattato il tema "Negoziare il futuro".
A lei abbiamo anche chiesto di spiegare questa presenza introduttiva che è stata tenuta per ogni concerto, in apertura.
E poi di spiegarci anche il tema "Negoziare il futuro", un tema all'apparenza molto impegnativo.
I preludi che sono inseriti in apertura dei concerti e di tutte le performance dell'Accademia di Santa Sofia, in accordo con l'Università del Sannio come progettati dal rettore Morena e dalla consulente scientifica Aglaia McClintock, seguono l'idea di dare una rappresentazione della cultura a tutto tondo che l'universalità del sapere esprime.
Effondono, quindi, messaggi culturali di taglio divulgativo con performance anche di taglio artistico nella multidisciplinarietà e soprattutto nell'accostamento del pubblico a temi e problemi sviluppati e somministrati con leggerezza, mi si passi la parola, ma non per questo senza profondità, ci ha detto Tartaglia Polcini.
E veniamo ora al tema di stasera, le abbiamo chiesto.
E' sicuramente un tema enorme, ci ha risposto, che non potrebbe essere contenuto nel giro di 8-10 minuti ma vuole essere una provocazione associando ed accostando due termini apparentemente inconciliabili.
Si può negoziare con effetto futuro ma negoziare il futuro sembra quasi un ossimoro.
Ed invece il senso è quello di dare profondità ad un'arte antica, quella della negoziazione e della condivisione, che non vuole ricercare vincitori e vinti ma favorire il dialogo costruttivo e collaborativo, per raggiungere risultati stabili e duraturi nel tempo.
Traccerò un esempio per tutti, quello di uno dei più grandi negoziati della storia, quello alla base della Costituzione italiana del 1948 nella nostra esperienza repubblicana e che dura dopo 70 anni.
Certo, con qualche elemento di evoluzione, anche nella interpretazione e soprattutto nell'applicazione, ma che dimostra come l'eliminare la polarizzazione tra liberisti e progressisti, l'incontrarsi e non limitarsi al compromesso, che sembra sottendere sempre l'affare, sempre la logica distributiva che poi dovrebbe far sì che il più forte si imponga sul più debole, con il consenso paritario, nel rispetto reciproco, nella comunicazione dialettica, avendo il comune interesse di approdare ad un risultato di sviluppo e di bene comune.
Il messaggio che lanciamo stasera è sempre propositivo e va nella direzione della cultura del dialogo, delle relazioni e soprattutto nel trovare una matrice comune a tante realtà che oggi viviamo come ad esempio le comunità energetiche rinnovabili, il regolamento sulla negoziazione soprattutto in riferimento ai vantaggi che ne conseguono ed agli oneri che si ripartiscono, l'amministrazione condivisa come modello di progettazione e programmazione del conflitto attraverso la partecipazione paritaria.
Faccio parimenti l'esempio della negoziazione assistita che la stessa Corte Costituzionale ha voluto riconoscere come modello di composizione paritaria se condotta con lealtà, buonafede e nel rispetto reciproco e nell'osservanza dei principi fondamentali, riconoscenza che non presenta alcuna incompatibilità con l'art. 24 della Costituzione e quindi con i diritti di azione e di difesa, ha concluso Antonella Tartaglia Polcini.
Sul palco intanto Marcella Parziale direttore artistico della rassegna, al termine del suo breve intervento introduttivo ha dato il via a questa ultima manifestazione programmata all'Auditorium Sant'Agostino.
L'Orchestra da Camera dell'Accademia di Santa Sofia è stata composta da: Violini I, Riccardo Zamuner, Alessandro Siniscalco, Teresa Giordano ed Alessandra Rigliari; violini II, Maria Teresa De Sanio, Elena Emelianova e Miriam Baranello; viole, Francesco Solombrino e Martina Iacò; violoncelli, Danilo Squitieri ed Alfredo Pirone e contrabasso, Gianluigi Pennino.