Le inizitive intraprese dall'associazione "Orme" contro la proroga della Valutazione di Impatto Ambientale per l'invaso idroelettrico di Campolattaro
L'associazione Osservatorio Risorse & Monitoraggi Ecosistemici (Orme), per il tramite del portavoce Giuseppe Fappiano, ha diffuso le iniziative formali intraprese contro il Decreto ministeriale numero 503 del 4 agosto 2026, che ha prorogato la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) per l'invaso idroelettrico di Campolattaro relativamente all’invaso superiore di raccolta di Lagospino, località Monte Alto.
L'opera incide sulla Zona 1 e 2 del Parco Nazionale del Matese e su alcune particelle gravate da uso civico dei comuni di Morcone e Pontelandolfo.
"L'associazione - si legge nella nota inviata alla Stampa - ha inviato il 18 e 19 agosto diffide per denunciare le carenze e omissioni dell'iter istruttorio al Comitato del Parco Nazionale ed al Ministero dell'Ambiente.
Il progetto, proposto dalla società Rec nel 2012, prevede un'area complessiva di 63,5 ettari e un'area di sommersione permanente di circa 40 ettari di suolo in un'area di altissimo pregio naturalistico, che ricade pienamente nelle Zone 1 e 2 del neonato Parco Nazionale del Matese e nella Zona Speciale di Conservazione "Pendici meridionali del Monte Mutria" (Rete Natura 2000).
Inoltre, alcune particelle interessate sono gravate da usi civici a perpetua destinazione agro-silvo-pastorale di cui alle leggi numero 1766/1927 e 168/2017.
Nonostante la legge imponga l'acquisizione obbligatoria del parere dell'ente gestore del Parco Nazionale prima di autorizzare qualsiasi intervento, il Ministero dell'Ambiente ha rilasciato il decreto di proroga della Via numero 503 il 4 agosto 2026 in totale assenza di tale pronunciamento.
Ciò è avvenuto sebbene il Comitato di Gestione Provvisoria del Parco Nazionale, presieduto da Andrea Boggia, fosse operativo già dall'11 agosto 2025.
A rendere ancora più opaco il quadro istruttorio si aggiunge il "pasticcio" delle Soprintendenze: il parere nettamente negativo espresso il 3 ottobre 2025 dal Ministero della Cultura è stato prima emesso e poi ritirato in assenza di un formale provvedimento di annullamento in autotutela e privo di alcuna motivazione.
Questo stop sul mutamento dei vincoli ambientali è stato così misteriosamente ignorato: la pratica è stata infine "avocata a sé" dalla Soprintendenza Speciale per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), un ufficio che l'associazione ritiene privo di specifiche competenze gestionali in materia di Parchi Nazionali e Reti Natura 2000.
Di fronte a queste evidenti e gravi carenze istruttorie, abbiamo formalmente diffidato il presidente Boggia a convocare il Comitato e ad esprimere i pareri obbligatori omessi.
Al momento dall'Ente Parco si registra il silenzio più assoluto, mentre il termine di trenta giorni concesso per adempiere sta inesorabilmente scadendo.
Questo silenzio non è una facoltà discrezionale, ma una vera e propria omissione di fronte a un obbligo di legge.
Nel frattempo, sul fronte della tutela del demanio collettivo, l'associazione non è rimasta a guardare: Oltre alle richieste e diffide al Comitato di gestione del Parco Nazionale ed al Ministero dell’ambiente, ha già attivato una procedura formale dinanzi al Commissario per la liquidazione degli usi civici il quale, esercitando i speciali poteri previsti dalla legge, ha ufficialmente disposto un'udienza.
Per quella data, sono stati convocati a comparire il Ministero dell'Ambiente, la Regione Campania, il Comune di Morcone e la società proponente Rec.
Non potendo e non volendo affrontare le ingenti spese di un ricorso al Tar, l'associazione annuncia che, se il Parco non provvederà entro il termine della diffida di settembre, attiverà, non appena scadranno i termini: Il deposito dell'esposto penale alla Procura della Repubblica, volto a verificarne l'ipotesi di reato di omissione di atti d'ufficio (articolo 328 Codice Penale) a carico dei vertici del Parco per il mancato rilascio di atti
d'ufficio obbligatori; L'istanza formale di Potere Sostitutivo allo stesso Ministero dell'Ambiente, richiedendo la nomina immediata di un commissario ad acta che si sostituisca all'organo inerte del Parco per vagliare l'incompatibilità dell'opera con i vincoli ambientali e l'intangibilità degli usi civici".