La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha depositato una storica sentenza nel caso Addonizio e altri contro l'Italia

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha depositato una storica sentenza nel caso Addonizio e altri contro l'Italia

L'atto è riguardante gli effetti ambientali e i rischi per la salute che derivano dalla discarica di rifiuti di Sant'Arcangelo Trimonte, informa Francesco Angeloni, avvocato

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu), Prima Sezione, ha depositato una sentenza nel caso Addonizio e altri contro Italia, riguardante gli effetti ambientali e i rischi per la salute derivano dalla discarica di rifiuti di Sant'Arcangelo Trimonte.
I ricorrenti, molti facenti parte del Comitato dei Cittadini di Sant'Arcangelo Trimonte (Codisam) che da sempre ha denunciato le criticità e i danni arrecati dalla "famigerata" discarica, oltre un centinaio di residenti nel Comune di Sant'Arcangelo Trimonte, rappresentati e difesi dall'avvocato Francesco Angeloni del Foro di Benevento, avevano denunciato che la realizzazione e la gestione della discarica, inserita nel contesto dello stato di emergenza rifiuti in Campania (1994-2009), avevano determinato instabilità idrogeologica, frane, perdite di percolato e contaminazione delle acque sotterranee, con gravi ripercussioni sul loro benessere e sulla possibilità di godere delle abitazioni.
"La Corte - si legge nella nota inviata alla Stampa - ha riconosciuto, all'unanimità, la violazione dell'articolo 8 Cedu (diritto al rispetto della vita privata) nel suo aspetto sostanziale, ritenendo che le autorità italiane non abbiano adottato tutte le misure necessarie per garantire un'effettiva tutela dei residenti rispetto ai gravi danni ambientali e ai rischi per la sicurezza connessi alla discarica.
La Corte, dunque, ha ritenuto provato l'inquinamento ambientale, il rischio idrogeologico, le carenze di pianificazione, la gestione e controllo, ritardi nella messa in sicurezza e bonifica, nonché una situazione ancora non completamente risolta, dato che nel 2023-2024 risultava una contaminazione delle acque sotterranee da solfato, mercurio e manganese e, alla data delle ultime osservazioni, la Miso era ancora in corso di approvazione.
Sotto il profilo dell'equa soddisfazione, la Corte ha stabilito che il solo accertamento della violazione costuisce sufficiente e giusta soddisfazione per qualsiasi danno non patrimoniale e ha condannato lo Stato italiano a pagare ai ricorrenti, congiuntamente, 10.000 euro per spese legali, oltre eventuali imposte e interessi di mora.
Nello specifico, la Corte ha constatato che pur non potendo stabilire in che misura la vita o la salute dei ricorrenti siano state specificamente minacciate dall'inquinamento e dall'instabilità idrogeologica della discarica, i documenti presentati dalle parti dimostrano che nel Comune di Sant'Arcangelo Trimonte sussisteva una situazione d'inquinamento ambientale e di grave rischio per la sicurezza, tale da mettere a repentaglio la loro salute.
La Corte ha appurato anche che le autorità nazionali non hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire l'effettiva tutela del diritto delle persone interessate al rispetto della vita privata.
Pertanto, nel caso di specie, è stato violato il giusto equilibrio tra, da un lato, l'interesse dei ricorrenti a non subire gravi danni ambientali che possano pregiudicare il loro benessere e la loro vita privata e, dall'altro, l'interesse della società nel suo complesso.
Di conseguenza, si è verificata una violazione dell'articolo 8 della Convenzione nel suo aspetto sostanziale".
Alla luce della pronuncia, l'avvocato Francesco Angeloni ha annunciato che nei prossimi giorni sarà valutata la proposizione di un'azione ordinaria di responsabilità civile per lesione di diritti fondamentali dinanzi al Tribunale competente, iniziativa che potrebbe interessare non solo i cittadini di Sant'Arcangelo Trimonte ma anche i residenti delle aree limitrofe.

Argomenti