Il principio del recupero integrale dei costi, full cost recovery, protegge gli investimenti e i costi di gestione efficienti e legittimi
Il principio del recupero integrale dei costi, full cost recovery, protegge gli investimenti e i costi di gestione efficienti e legittimi.
Pompeo Nuzzolo (foto), già segretario generale negli Enti locali, ne scrive a proposito della attribuzione fatta da Gesesa.
"Gentile direttore - si legge - il full cost recovery nel servizio idrico integrato è il principio europeo e nazionale secondo cui le tariffe dell'acqua pagate dai cittadini devono coprire interamente tutti i costi efficienti di gestione, gli investimenti sulle infrastrutture e la remunerazione del capitale.
Questo modello garantisce l'equilibrio economico degli operatori e la sua applicazione è controllata in Italia dall'Autorità di Regolazione per l’energia reti ed ambiente.
Per essere idonei al recupero in tariffa, dunque, i costi investiti e i beni acquistati devono essere efficienti. Ma cosa vuol dire efficienti?
Vuol dire che i costi sono stati spesi esclusivamente per il servizio idrico integrato e l’Arera è l’organo che giudica l’efficienza della spesa fatta.
Nel caso in cui Arera non riconosca l’efficienza della spesa questa non va in tariffa.
In pratica, se una spesa di cento non è ritenuta efficiente, essa non va in tariffa e quindi è un costo non remunerato.
Ebbene, Arera ha certificato che la spesa di 351.599 euro era inefficiente.
In pratica, non era efficiente al servizio e, pertanto, non riconosciuta.
Di conseguenza non doveva andare in tariffa.
L’Ente Idrico Campano (Eic), predisposto a garantire i costi rispettosi delle regole, non potendo inserire questa cifra nella tariffa ordinaria del Servizio Idrico approvata dall'autorità regolatoria, ha qualificato la somma come crediti commerciali straordinari, consentendo così di inserire i predetti costi nella tariffa.
Prima di continuare, tuttavia, bisogna porsi una domanda: se l'organo competente, Arera, ha ritenuto che la somma non è efficiente, può l'Eic Sannio, autonomamente, trasformare quella stessa spesa in efficiente?
Nel Pef elaborato da Eic Sannio e regionale, può la stessa spesa assumere una nuova natura tale da andare in tariffa? A chi scrive sembra di no.
A questo punto, sembra opportuno narrare la storia di questa cifra.
Gesesa, a seguito della cessione del ramo di azienda da parte del Cabib, anticipò la cifra indicata per pagamenti ai dipendenti.
Nella nota integrativa dell'esercizio 2023, invece, a pagina 12 si ammette di aver dovuto iscrivere quelle cifre (i famosi 351.599 euro dei dipendenti Cabib e i crediti del 2006-2007) come crediti commerciali verso i Comuni, confessando nei fatti che Arera non ha permesso di spalmarli sulle bollette idriche dei cittadini.
Poiché Arera applica regole ferree e vieta l'inserimento in bolletta di costi derivanti da gestioni illegittime, Gesesa ha dovuto escludere queste cifre dalla tariffa idrica ordinaria.
Per non registrare una perdita immediata nel proprio bilancio, però, ha inserito queste somme sotto la voce "Crediti verso altri", qualificandole come crediti commerciali straordinari esigibili, cioè 351.599 euro iscritti come credito diretto verso il Consorzio Cabib (per l'anticipo del Tfr e degli stipendi dei dipendenti), 185.882 euro iscritti come crediti ereditati dal conferimento del 2015 e relativi ad annualità risalenti persino al 2006 e 2007.
Per farla breve, Gesesa si rivolge ai comuni mentre questi ai propri cittadini, mettendo in tariffa le cifre indicate e, una volta ottenute, le riversa al Cabib.
In conclusione, non indicando le singole voci con l’indicazione della nascita dell’obbligazione, si impedisce all’utente di dire: Si è prescritto e quindi di contestarne il pagamento.
Al riguardo è bene precisare che esiste giurisprudenza che dispone che la societa del servizio deve dimostrare il credito arretrato, non la semplice bolletta".