Dobbiamo certamente garantire sicurezza e adottare tutti i provvedimenti necessari, ma dobbiamo anche capire perché determinati fenomeni stiano emergendo e come una comunità possa prevenirli

Dobbiamo certamente garantire sicurezza e adottare tutti i provvedimenti necessari, ma dobbiamo anche capire perché determinati fenomeni stiano emergendo e come una comunità possa prevenirli

I commercianti non possono diventare il capro espiatorio, commenta Gennaro De Luca, commerciante beneventano a proposito del provvedimento di chiusura per quindici giorni di un locale commerciale nel Parco De Mita dopo la sparatoria

Gennaro De Luca (foto), commerciante beneventano e gestore, insieme alla propria famiglia, di un'attività di ristorazione, interviene a proposito del provvedimento di chiusura per quindici giorni di un locale commerciale nel Parco De Mita dopo la sparatoria avvenuta all'interno.
"Quello che è accaduto qualche sera fa al Wikka Park - scrive - con una sparatoria avvenuta nel corso della serata e un giovane rimasto ferito alla mano, in un luogo frequentato da famiglie, bambini e tanti cittadini, non può lasciarci indifferenti.
Innanzitutto, desidero esprimere la mia piena vicinanza e solidarietà al gestore del Wikka Park.
Chi gestisce un'attività aperta al pubblico sa bene cosa significhi trovarsi improvvisamente davanti a una situazione di pericolo.
Anche quando un episodio non dipende minimamente dalla gestione del locale, il gestore si sente comunque responsabile per ciò che accade all'interno del proprio spazio.
Quello che è successo rappresenta già di per sé un trauma.
A quel trauma si è aggiunto quello della chiusura dell'attività per quindici giorni, disposta dal questore il giorno successivo.
Parliamo di un'attività fortemente stagionale, arrivata ormai verso la conclusione della stagione estiva.
Quindici giorni di chiusura rappresentano un danno importante, soprattutto quando l'evento che ha determinato il provvedimento non è riconducibile alla volontà o alle scelte del gestore.
Benevento è una realtà relativamente piccola, una città che abbiamo sempre considerato tranquilla.
Proprio per questo, quando accadono episodi di questo tipo, dobbiamo interrogarci.
Dobbiamo certamente garantire sicurezza e adottare tutti i provvedimenti necessari ma dobbiamo anche capire perché determinati fenomeni stiano emergendo e come una comunità possa prevenirli.
Noi commercianti siamo i primi a volere che nei nostri locali e nei nostri spazi ci siano sicurezza, tranquillità e rispetto delle regole.
Ma non possiamo diventare noi a pagare, economicamente e psicologicamente, per la follia di singoli individui che decidono improvvisamente di commettere un gesto criminale.
Quando succede qualcosa all'interno di una nostra attività, noi siamo i primi a stare male.
Ci preoccupiamo per i clienti, per i dipendenti, per le famiglie e per l’immagine della nostra attività.
Ma non possiamo essere considerati automaticamente responsabili di ogni comportamento illecito compiuto da una persona che si trova all'interno di un'area aperta al pubblico.
Durante il Covid eravamo più uniti. Dobbiamo ritrovare quello spirito.
Durante il Covid noi commercianti eravamo molto più uniti.
Abbiamo organizzato iniziative, ci siamo sostenuti, siamo scesi in strada insieme e abbiamo anche consegnato simbolicamente le chiavi delle nostre attività al sindaco, perché eravamo letteralmente in ginocchio.
In quel momento non c'erano invidie, gelosie o la necessità di dimostrare di essere più bravi degli altri.
C'era la consapevolezza che stavamo vivendo tutti la stessa difficoltà e che soltanto facendo squadra potevamo andare avanti.
Oggi quello spirito sembra essersi in parte perso. Credo che sia un errore.
Il commerciante che abbiamo accanto non è necessariamente un nostro nemico o un nostro concorrente da combattere.
E' una persona che, come noi, ogni giorno investe, rischia, paga dipendenti, tasse e costi e cerca di tenere viva una città.
Alla fine è sempre il cliente a decidere dove mangiare, dove trascorrere una serata o dove fermarsi per una pausa pranzo.
Non siamo noi commercianti a decidere per lui.
Per questo dovremmo smettere di vivere il commercio come una sfida permanente tra attività e tornare a considerarlo come una rete.
Più una città è viva, più persone arrivano. Più persone arrivano, più lavoriamo tutti.
Crediamo ancora in Benevento.
Oggi, nonostante le difficoltà, noi continuiamo a credere in Benevento.
Io e la mia famiglia abbiamo scelto di investire qui.
Molti giovani della nostra generazione hanno lasciato la città per cercare altrove opportunità e futuro. Noi abbiamo scelto di restare e di investire nelle nostre radici.
Mi auguro, quindi, che il gestore del Wikka Park possa presto tornare ad aprire la propria attività con serenità e che questa vicenda non rappresenti la fine di una stagione, ma l'occasione per ripartire.
A lui va tutta la mia solidarietà e il mio incoraggiamento.
Noi commercianti beneventani dobbiamo tornare a crederci. Dobbiamo tornare a sostenerci.
Perché difendere le nostre attività significa anche difendere la nostra città.
Noi in Benevento ci crediamo ancora".

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