"Aperitivo al buio. Il senso delle cose invisibili". Quando il buio diventa luce
"Aperitivo al buio. Il senso delle cose invisibili". Quando il buio diventa luce.
E' il titolo dell'evento che si è tenuto al Teatro Magnifico Visbaal e di cui parla Clelia De Falco (foto), presidente della Univoc e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Benevento.
"C'è un coraggio silenzioso - scrive - nel lasciare andare ciò che si vede per scoprire ciò che si sente.
Un coraggio che, al Teatro Magnifico Visbaal, in tanti hanno avuto e nessuno se ne è pentito.
"Aperitivo al buio. Il senso delle cose invisibili" è stato un evento sovversivo.
E' stato un atto di fiducia. Fiducia nel buio, negli altri, in sé stessi.
Fiducia in quella parte di noi che la quotidianità visiva ha addormentato a forza di immagini, schermi e superfici.
Viviamo in una civiltà ossessionata dall'apparire, social media, estetica del cibo, l'ansia costante di fare bella figura.
Il buio ci ha strappati dalla modalità dell'"esser-visti" per restituirci all'esistenza autentica.
Smettere di apparire, per tornare finalmente a essere.
Privati per qualche ora della tirannia dello sguardo, i partecipanti hanno riscoperto un mondo che esiste sempre, ma che raramente ci fermiamo ad ascoltare. Il calore di una mano sconosciuta.
Il profumo di qualcosa che non si riesce subito a nominare. Il sapore che cambia quando non si vede il colore del cibo.
Una voce che, nell'oscurità, diventa volto.
Cinque minuti senza vista e il corpo ha iniziato a usare ciò che ha sempre avuto e sempre ignorato.
Le mani hanno visto. Le orecchie hanno orientato. Il corpo ha capito prima della testa.
Non è un superpotere, è semplicemente smettere di ignorare risorse che abbiamo sempre avuto, ma non abbiamo mai davvero usato.
E' questo il miracolo discreto che si compie quando si spengono le luci: Gli altri sensi non suppliscono alla vista, la superano.
Raccontano una realtà più lenta, più densa, più piena e vera. Una realtà che le persone con disabilità visiva abitano ogni giorno con una competenza che chi è abituato a vedere, fatica persino a immaginare.
Ma il buio ha fatto qualcosa di ancora più profondo: Ha abbattuto le gerarchie.
Al buio non c'è chi è più bello, più elegante, più sicuro di sé.
Quella parità improvvisa, quella vulnerabilità condivisa, ha creato il terreno fertile per l'incontro vero.
Lo sguardo giudicante si è spento, e con esso le maschere.
E' rimasta solo la voce, il calore, la presenza. Forse il sé più autentico.
La vulnerabilità, quando è condivisa, non indebolisce: connette.
Mostrare le proprie fragilità è un atto di coraggio che innesca empatia, genera fiducia e autorizza l'altro ad aprirsi a sua volta.
Nel buio del Teatro Visbaal, tutto questo è accaduto in modo naturale, quasi inevitabile.
Le difese sono cadute. Le persone si sono incontrate davvero.
Per incontrarsi davvero, bisogna a volte smettere di guardarsi.
E poi c'è la lezione più silenziosa, quella sul limite.
Quello che chiamiamo limite è spesso solo un linguaggio che non conosciamo ancora. Impararlo trasforma la paura in competenza.
L'autonomia non è un miracolo, è capire dove si sta andando, anche senza vedere dove si va.
Chi vive ogni giorno senza la vista lo sa meglio di chiunque altro e ieri sera lo ha insegnato senza dire una parola semplicemente guidando nel buio con una sicurezza che lascia senza fiato.
La luce aiuta a vedere. Il buio aiuta a capire.
L'evento ha chiuso il progetto "Non Perdiamoci di Vista", promosso da Projenia.
Un grazie particolare ai nostri volontari magnifici, che hanno guidato, sostenuto, rassicurato.
Che hanno dato la mano senza essere visti e proprio per questo sono stati i più preziosi".