Anche un'opera importante può diventare un problema politico quando mancano chiarezza, programmazione e capacità di comunicare ai cittadini
Filippo Iebba, consigliere comunale d'opposizione ad Apice, interviene a proposito del progetto di recupero e riqualificazione dei sentieri turistici religiosi nella zona di Sant'Antonio, un intervento finanziato con risorse pubbliche per circa 1,2 milioni di euro.
"Ad Apice - scrive - abbiamo imparato che anche un'opera importante può diventare un problema politico quando mancano chiarezza, programmazione e capacità di comunicare ai cittadini.
Parliamo del progetto di recupero e riqualificazione dei sentieri turistici religiosi nella zona di Sant'Antonio, un intervento finanziato con risorse pubbliche per circa 1,2 milioni di euro, nato con l'obiettivo di valorizzare un luogo importante per la nostra comunità, per la devozione religiosa e per le potenzialità turistiche del territorio.
Nessuno può essere contrario alla riqualificazione di Sant'Antonio.
Anzi, Apice ha bisogno d'investimenti, d'infrastrutture e di una seria strategia di valorizzazione del proprio patrimonio religioso, storico e paesaggistico.
Ma proprio perché si tratta di un'opera importante e finanziata con denaro pubblico, abbiamo il dovere di porre alcune domande.
La nostra osservazione riguarda il modo in cui questa amministrazione sta gestendo l’opera.
Perché gli atti del Comune ci raccontano una vicenda che merita chiarezza.
Il 17 aprile scorso il sindaco ha emanato un'ordinanza contingibile e urgente per lo sblocco e la messa in sicurezza dell'appalto, rivolgendo una diffida all'impresa esecutrice, al progettista, al direttore dei lavori e al Rup.
Questa non è un'interpretazione dell'opposizione. E' un atto amministrativo.
E' proprio da questo atto che vogliamo partire.
Prima domanda: Perché si è arrivati a un'ordinanza?
Se un'amministrazione arriva a dover adottare un'ordinanza per chiedere lo sblocco e la messa in sicurezza di un cantiere, significa che qualcosa nel normale andamento dell’appalto non ha funzionato.
Allora chiediamo: Quali erano esattamente le criticità che avevano determinato il rallentamento?
Da quanto tempo erano conosciute dall'amministrazione? Quali iniziative erano state assunte prima dell'ordinanza del 17 aprile?
Seconda domanda: il ruolo del Rup.
Nell'ordinanza vengono espressamente coinvolti anche il Rup, oltre all'impresa, al progettista e al direttore dei lavori.
Non stiamo attribuendo responsabilità personali a nessuno.
Ma proprio per questo chiediamo all'amministrazione di spiegare, con assoluta trasparenza, quali siano state le attività di controllo, coordinamento e vigilanza svolte nel corso dell’appalto.
Quali segnalazioni sono state fatte? Quali contestazioni sono state mosse? Quali cronoprogrammi erano previsti?
Quali erano le scadenze contrattuali? E quali sono oggi le nuove scadenze?
Terza domanda: La variante.
Il 6 luglio scorso la Giunta comunale ha approvato una variante in corso d'opera relativa proprio all'intervento di recupero e riqualificazione dei sentieri turistici religiosi e che il Comune ha successivamente approvato il secondo stato di avanzamento dei lavori.
Questo dimostra che il progetto va avanti, ma rende ancora più importante una comunicazione trasparente.
La vera domanda politica, dunque, non è se dobbiamo fare i sentieri di Sant'Antonio.
La vera domanda è: Che idea di sviluppo abbiamo per Apice?
Perché un sentiero, da solo, non crea turismo.
Le varianti possono essere previste dalla normativa e possono rendersi necessarie per ragioni tecniche.
Ma politicamente è doveroso chiedere: Che cosa è cambiato rispetto al progetto originario? Per quale motivo è stata necessaria la variante? Quali lavorazioni sono state modificate, aggiunte o eliminate? La variante ha comportato un aumento dei costi?
Ha comportato una modifica dei tempi di realizzazione? Qual è oggi il costo complessivo aggiornato dell'intervento?
La politica non deve sostituirsi ai tecnici. Deve però controllare che la macchina amministrativa funzioni.
Deve informare i cittadini. Deve verificare che un investimento di questa dimensione produca il risultato promesso.
Per questo non ci interessa trovare un capro espiatorio.
Ci interessa capire dove si è inceppato il meccanismo e perché.
E infine c’è la domanda più importante: Cosa resterà ad Apice? Perché non vorremmo che, dopo aver speso circa 1,2 milioni di euro, ci ritrovassimo semplicemente con un’opera terminata.
Vorremmo sapere quale progetto c'è dopo il cantiere.
Chi gestirà la manutenzione dei sentieri? Con quali risorse? Come verranno promossi?
Come saranno collegati al patrimonio religioso, storico e paesaggistico di Apice?"