| Benevento, 11-04-2026 22:48 |
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Francesco Nicolosi, considerato uno dei massimi esponenti della scuola pianistica partenopea, ha impreziosito la Stagione Artistica dell'Accademia
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Nostro servizio |
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Un ospite di grande levatura nazionale, Francesco Nicolosi (nella foto di apertura), considerato uno dei massimi esponenti della scuola pianistica partenopea, ha impreziosito la Stagione Artistica dell'Accademia di Santa Sofia che avanza nel suo programma sotto la direzione artistica affidata a Filippo Zigante ed a Marcella Parziale.
Nicolosi, è, tra l'altro, presidente della Commissione consultiva per la Musica del Ministero della Cultura.
E' già stato a Benevento un paio di anni fa, sempre ospite dell'Accademia e sempre qui nell'Auditorium di "Sant'Agostino", dove venne registrato anche un disco che è poi stato la copertina di Amadeus a Natale, ma anche alcuni decenni prima, almeno trent'anni fa, ci ha detto, è stato qui da noi a Città-Spettacolo e dunque è un conoscitore della nostra realtà musicale, almeno per quanto attiene agli umori ed al carattere del pubblico che si reca numeroso, come stasera, ad assistere ai suoi concerti.
Prima che lo spettacolo avesse inizio abbiamo scambiato qualche battuta con il maestro (e fatto qualche foto all'orchestra che nel frattempo continuava le prove) cominciando dal titolo del suo concerto: "Musica senza tempo".
Una affermazione, abbiamo detto. Ma la musica ha mai avuto un tempo?
La musica è appunto senza tempo, ci ha risposto Nicolosi. Bisogna anche dire che la musica, così come tutte le cose del mondo, ha avuto una sua evoluzione...
Potremmo anche dire, per una parte di essa, anche involuzione?
Mi dispiace confermare quanto lei dice, ci ha detto, ma in effetti c'è qualcosa di strano che ci perviene dai primi del Novecento, dalla seconda scuola viennese con la quale si rompe quel patto che si era creato tra il compositore ed il pubblico, chi doveva cioè recepire quella musica.
Questo legame alla fine si spezza e da quel momento in poi non si scrive più pensando che la musica debba piacere, ma solo per appagare una propria esigenza che, nella maggior parte dei casi, era rivolta a pochi.
Non ci riferiamo ovviamente, abbiamo ripreso noi, alla musica lirica perché quello di cui stiamo parlando, il periodo tra la seconda parte dell'Ottocento ed inizio del Novecento, è stato il momento d'oro del melodramma con autori come Verdi e Puccini...
La lirica è come dice lei, ci ha detto il maestro e fa parte di quel mondo "nazional popolare" che ovviamente non conosce crisi ovvero la conosce nel momento in cui non si scrivono più le opere (praticamente dopo Puccini, per quanto riguarda i grandi compositori conosciuti a tutti noi ndr).
Fino alla prima metà del Novecento sono state prodotte belle opere.
Basta citare "Pagliacci", "La cavalleria rusticana" e "Carmen".
E' una comparazione irriverrente, abbiamo ancora detto al maestro Nicolosi, quella tra musica classica e musica leggera, giusto per rimanere nello stesso ambito di ragionamento?
Per quest'ultima siamo parimenti ad una involuzione?
Per mia natura, per il lavoro che ho sempre fatto e che ancora svolgo, ci ha detto Nicolosi, ancora oggi non mi piace fare una distinzione tra musica classica e musica leggera.
Direi, al limite: Musica complessa, per indicare la prima e musica semplice per la seconda.
La musica classica ha una struttura complessa.
Un po' come la danza classica rapportata ai derivati di oggi, alle varie altre discipline coreutiche, abbiamo detto al maestro?
Nella danza classica, ci ha risposto, c'è uno svluppo diverso rispetto alla musica in quanto anche la danza contemporanea è strutturata e non è improvvisata...
Ma si invoca però sempre la necesstità di avere una base classica per fare bene, abbiamo incalzato noi.
Questo sì, ci ha risposto, ma non c'è improvvisazione mentre quella che noi definiamo musica leggera, è poco strutturata, poco complessa ed è fruibile purtroppo alla maggior parte della gente che però ci fa riflettere in quanto essa, alla fine, ha un gusto che, ahinoi, è pessimo.
Diceva Seneca che quando una cosa ha troppo successo, devi temerla perché vuol dire che è scadente.
E quindi, collegando tutto quanto abbiamo detto ad un unico filo conduttore, è importante allora la presenza di rassegne come questa dell'Accademia di Santa Sofia che ci dà la possibilità di ascoltare "musica complessa"?
Assolutamente sì, ci ha detto Nicolosi, perché oltre che far godere, essa ha il compito anche di educarlo il pubblico al bello, ai buoni sentimenti.
Purtroppo, nonostante il nostro sia il Paese dei grandi autori, dei grandi operisti, ha dato sempre poca importanza alla musica.
Questo è legato ad un aspetto filosofico che risale a tempi oramai superati.
In Germania la musica ha un valore aggiunto perché la filosofia tedesca era basata su Schopenhauer che metteva la musica al centrio della crescita dell'uomo.
In Italia questo non fu fatto in quel momento, nel Novecento e quella decisione ce la portiamo appresso.
La musica per noi è marginale.
Basti pensare che a scuola i ragazzi devono sapere chi è Caravaggio ma non chi è Scarlatti, Cimarosa, Paisiello, quest'ultimo che, in Europa, era più famoso ed oscurava Mozart, per citare gli autori della scuola napoletana.
I ragazzi non sanno neanche chi è se gli dici Paisiello, pensano semplicemente ad un paese piccolo...
Stiamo parlando di monumenti, Caravaggio e Paisiello. Uno è studiato e l'altro no.
Possiamo dire, abbiamo detto per concludere, che la musica, anche attesi i tempi difficili che stiamo vivendo, può servire alla pace?
Assolutamente sì ci ha risposto Nicolosi ed anche per un altro fattore.
Essa ha un linguaggio universale.
Se io parlo ad tedesco in inglese, non mi capisce ma se suono Beethoven mi riconosce tutti il mondo.
E quindi sì, la musica ha il potere di unire i popoli ed essere dunque foriera di pace.
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