| Benevento, 18-02-2026 18:33 |
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Transizione al post Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e al piano-Casa dell'Europa, le citta' non sono le stesse di prima commenta Vincenzo Carbo
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Redazione |
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Vincenzo Carbone (foto), architetto, ha inviato una sua nuova riflessione sul tema urbanistico.
"Gentile direttore - scrive - l'Agenda per le città dell’Europa, la Carta di Amalfi per il turismo firmata dai sindaci e ministri, la strategia per i borghi delle aree interne chiamata il "diritto di restare dove si è nati" evidenziano che i sindaci, per l'esperienza maturata anche con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), sono i pilastri delle trasformazioni delle città.
I sindaci, nel disegnare scenari e immaginare visioni e nelle soluzioni che chiedono agli urbanisti per passare da quello che si deve fare a come concretamente fare, esprimono nuove qualità.
In questa transizione al post-Pnrr e al piano-Casa dell'Europa, le città non sono le stesse di prima.
La rigenerazione urbana realizzata fa la differenza e questa specificità aumenta la complessità anche nella costruzione della città pubblica.
Alcune eccellenze del passato nell’urbanistica hanno espresso quella creatività intensa a cui ancora oggi guardiamo per comprendere la complessità urbana e quella della città liquida.
Tra queste eccellenze mi preme ricordare Luigi Piccinato, Giancarlo De Carlo e Giuseppe Campos Venuti.
Spesso a questi architetti si fa riferimento per comprendere i nuovi modelli territoriali, la flessibilità, la partecipazione pubblica, il rapporto con la natura, la città pubblica, l'importanza del partenariato pubblico privato anche nella rigenerazione.
A Benevento ha lavorato Luigi Piccinato, a Urbino ha lavorato Giancarlo De Carlo.
Benevento e Urbino sono città di storia e cultura, città di Università e di eccellenze in architettura e urbanistica.
Da qui il grande frame dell'Unesco dei due capoluoghi della Campania e delle Marche, che incorniciano arte, archeologia e urbs.
E' difficile sintetizzare la poetica di Piccinato tanto è pregante.
Dalle importanti parti urbane di tante città, alla passione per la "scienza del territorio", ai Piani di Benevento e Roma.
Uno dei pilastri è la "flessibilità in urbanistica" che ha praticato, sperimentato e insegnato nell'Università, cercando di renderla applicabile e replicabile.
L'eredità di De Carlo, invece, al di là del tema della partecipazione pubblica nell'architettura e urbanistica, è la sperimentazione anche nell'Università, dell'interazione tra paesaggio, natura e vita.
In questa sperimentazione è stato un anticipatore dell'architettura biofilica che integra i manufatti nella natura per migliorare il benessere e mitigare impatti ed effetti sul clima.
Per le loro visioni anticipatrici, De Carlo e Piccinato ci spingono a correlare asimmetrie, a moltiplicare visioni, ad interrogarci sulla forma di Benevento al tempo del suo Piano, alla forma al tempo di Zevi, a quella che sarà domani nel sistema territoriale da costruire.
Tenendo conto che il rapporto di Benevento con il contado è stato sempre importante, come importante è stato per Urbino con l'urbinate, dove De Carlo ha redatto il Piano.
Come lì, anche a Benevento il legame con l’intorno non è reciso.
De Carlo evidenziava nelle sue lezioni (ma anche nelle architetture) che fra la città e il suo rispettivo territorio esiste una reciprocità dove si sono sedimentati corrispondenze non ignorabili se si vuole indagare l'evoluzione giusta per la città.
Cosicché, come nell’architettura passiamo dalla rigidità delle "scatole chiuse bianche" alla trasparenza di Renzo Piano o Mario Cucinella (come nell’asilo nido di Guastalla) segno dell'interazione con la natura che si fa modello territoriale, così nell'urbanistica stiamo passando alla visione che ci porta a guardare oltre il confine della città, ad uno scenario reticolare e trasversale che porta a nuove connessioni.
Spesso i sindaci anticipano le visioni territoriali, perché hanno la consapevolezza delle variabili e in campo immaginando che la rinascita avviene anche costruendo il sistema delle comunità da cui nascono modelli che reinterpretano l'antico.
Possiamo sostenere, quindi, che l'interazione città e natura a cui fa riferimento De Carlo e la visione politica del sindaco Mastella dell'area vasta di Benevento, si rafforzano reciprocamente miscelando e mescolando bellezza e borghi, rielaborando le reciprocità antiche e le corrispondenze sedimentate nel modello di città-territorio, che tiene conto del policentrismo moderno e delle identità dei borghi, restituendo dignità ai comuni che si stanno spopolando.
A riprova di ciò, Mario Cucinella, afferma che la città è pensata e disegnata, perché l'urbanistica è innanzitutto una disciplina culturale. E la cultura è la scintilla della rinascita, com'è stato per L'Aquila.
In questa verità c’è la visione, e nel post-Pnrr ci sono gli strumenti per la strategia.
Infine, la concretezza del fare guida anche il governo delle aree pubbliche, seguendo l'insegnamento di Giuseppe Campos Venuti.
Non c'è dubbio, a riguardo, che l'azione del Comune di Benevento sul tema delle aree pubbliche va apprezzata perché insieme alla recente sentenza si colora della concretezza del fare nel considerare le aree pubbliche il motore della città pubblica, senza decadenza per le norme esistenti nel Piano Urbanistico Comunale (Puc).
Gli spazi pubblici e le aree verdi, naturali e seminaturali, sono baluardi della vita e del benessere".
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