Portale multimediale d'informazione di Gazzetta di Benevento

 

stampa

letto 161 volte

Benevento, 31-01-2026 18:23 ____
Il fascino di uno spettacolo particolarmente indicato per i giovani "Uno nessuno centomila" di Pirandello in scena al Teatro Comunale
Di grande rilievo la compagnia composta da Primo Reggiani, Francesca Valtorta, Jane Alexander, Fabrizio Bordignon ed infine Enrico Ottaviano che lasciano ai piu' giovani il messaggio che il Teatro e' una esperienza fondamentale sia per le persone che agiscono, che per il pubblico che lo vive diluendo cosi' la costante attrazione per il telefonino
Nostro servizio
  

Una finestra sul Teatro per la Stagione Artistica dell'Accademia di Santa Sofia di cui sono direttori artistici Filippo Zigante e Marcella Parziale.
Preceduta da una conversazione di Giuseppe Graziano su "Sei ciechi e l'elefante" ecco Luigi Pirandello, con uno dei suoi lavori più importanti, "Uno nessuno centomila", ha debuttato per l'inverno 2026, al Teatro Comunale "Vittorio Emmanuele" con l'adattamento e la regia di Nicasio Anzelmo.
Di primissimo piano il cast composto da Primo Reggiani, Vitangelo Moscarda; Francesca Valtorta, Dida; Jane Alexander, Anna Rosa; Fabrizio Bordignon, Firbo e Marco Di Dio ed infine Enrico Ottaviano, Quantorzo e mons. Partanna.
Con i cinque attori ci siamo intrattenuti sul palcoscenico prima che lo spettacolo avesse inizio.
E' stata una chiacchierata per così dire collegiale e con risposte multiple e dunque il lettore ne saprà trarre certamente e concretamente il senso anche se non c'è il nome di ogni artista ad ogni risposta. Impossibile farlo. Ma è proprio il senso unitario della compagnia che consente tutto ciò.
Ed allora, abbiamo detto, è questo il debutto invernale a Benevento, di "Uno nessuno centomila"...
Sì, ci è stato risposto, perché è la prima volta che proponiamo questa commedia a Benevento e lo facciamo nel centenario dall'uscita del romanzo di Pirandello.
E quindi avvertiamo una responsabilità ancora di più forte.
Sì, una responsabilità che gestiamo sempre allegramente, con grande partecipazione nostra e del pubblico che numerosissimo ci accompagna.
Perché questo dovrebbe essere uno spettacolo particolarmente indicato per i giovani, abbiamo chiesto ai cinque attori?
Perché parla di noi, ci è stato risposto.
E' stato scritto nel 1926 ma nel 2026 continua a parlare di noi, di come ci vedono gli altri, di come ci vediamo noi e quindi credo che sia fondamentale anche forse per far riscoprire Pirandello alle nuove generazioni e dare loro la possibilità di gustare un autore magnifico, eccezionale.
Noi siamo una bella compagnia, lavoriamo bene, lo spettacolo ha ottenuto il tutto esaurito in tutta Italia e continuiamo con grande gioia.
Secondo me i giovani si fanno questa domanda sulla identità pensando che poi crescendo non te ne fai più di queste domande ed invece te ne fai eccome e quindi questo potrebbe dare un senso di pace o anche di disperazione...
O anche solo per far riflettere su questa tematica che è quando mai attuale con il mondo dei social imperante e dove l'apparenza, piuttosto che la sostanza, domina.
Chi siamo veramente, chi vorremmo essere, l'immagine che vogliamo dare di noi e quella che invece gli altri percepiscono.
Insomma un tema molto attuale e quindi se può essere uno stimolo di riflessione sopratutto per i ragazzi che sono proprio immersi in questo sistema social dell'immagine, siamo particolarmente contenti.
Intendeva trasversale tra generazioni, probabilmente, abbiamo chiesto?
Sì, ci hanno risposto, trans-generazionale.
E dunque tutti ci potremmo trovare in questa situaziine abbiamo ancora incalzato?
Non, potremmo, ci hanno risposto. Tutti ci si ritrova. Succede. E' così. Non può non succedere. Siamo noi.
E cioè abbiamo chiesto a Vitangelo Moscarda, il protagonista...
E' proprio come hanno detto loro. Il protagonista di questo lavoro, Moscarda appunto, si rende conto che probabilmente come viene visto dalla moglie e dalle persone a lui più vicine, non è la realtà e sopratutto non è quello che lui crede di essere e che vorrebbe essere per se stesso.
E quindi è inevitabilmente un testo che ti porta a ragionare proprio su questa tematica, ovvero che opinione hanno gli altri di me? Che opinione ho io di me? Che immagine dò di me e quale hanno gli altri di me? E chi voglio essere...?
Per questo mette in scena uno scherzo, per riconquistare se stesso, di presentarsi agli altri con tutte le sue personalità che gli altri pensano di vedere in lui, per smontarle una per una, come dice Moscarda.
C'è un approdo nel percorso del personagigo di Moscarda ma non lo sveliamo perché faremo un torto a chi ancora non ha visto lo spettacolo.
Per questi nostri giovani, abbiamo detto noi, che non vivono un momeno particolarmente felice. Non è possibile che in tanti pensano di poter trascorrere la loro vita gestendo in ogni momento della giornata il loro cellulare...
Il teatro che cosa può fare per loro?
La risposta è stata decisa. Il Teatro è una esperienza fondamentale, ci è stato risposto, come persone che agiscono, così come il pubblico che lo vive...
Noi siamo oramai tutti attenti e concentrati sui telefoni ma invece vediamo che sul palco ce la vita vera con la gente che suda, soffre, ride, si diverte e quindi ritrovare e guardare gli altri è catartico.
Il teatro è sempre stato catartico.
La vita di oggi è particolarmente frenetica ed i giovani sono oramai abituati a scrollare.
Non mi piace? Via, con un gesto della mano. Non ascoltano.
Anche noi, se ci pensiamo, siamo portati a vivere a 350 all'ora mentre il teatro ti riporta un attimo con i piedi per terra.
Ci sono dei respiri, ci sono dei silenzi, c'è il buio, c'è la luce e c'è il ritorno alla realtà ed alla dimensione umana.
Poi il Teatro è un momento di condivisione cosa che non facciamo più perché tendiamo ad isolarci.
Ed infatti, in teatro i telefonini si spengono. Anche al cinema si spengono, è vero, però lì comunque c'è uno schermo mentre qui su questo palcoscenico c'è un ritorno alla carne, allo scambio emotivo, che purtroppo è sempre più raro...
Possiamo allora chiudere, abbiamo detto noi, con un invito ai giovani a stare in teatro anche se stasera in teatro, nonostante ci sia il tutto esaurito, non ne vedrete molti di volti giovanili.
Non è proprio così, ci è stato risposto. Facciamo tanti matinée con le scuole...
Ma li, ci permettiamo di dire, quel pubblico non fa tanto testo. I ragazzi sono "obbligati" a venire a teatro...
E' vero, ci è stato risposto, vengono in quanto costretti dalle scuole però poi rimangono stupiti ed in gran numero. Restiamo piacevolmente sorpresi quanto in realtà dopo poco tempo i ragazzi rimangono catturati. All'inizio c'è il brusio in sala, poi ad un tratto avvertiamo il silenzio tipico di chi segue con attenzione.
Sì anche io ero costretto da mio padre a rimanere a tavola fino alla fine del pranzo da parte di tutti e poi ti alzi, mi diceva.
La prima volta non ho gradito e così la seconda e la terza ma, a 40 anni, in automatico ho imparato l'educazione e quindi costretti o non costretti se vengano a respirare arte fa comunque bene.
Anche perché questi giovani sono il futuro del mondo ed è su di loro che dobbiamo puntare perché altrimenti è la fine.
La sorpresa è che magari non vengono a salutare in camerino perché non sono abituati, ma ci scrivono sui social e questo è molto bello. Scambiano le loro impressioni con i mezzi per loro più efficaci.
Sin qui la conversazione con i cinque attori.
Il prossimo appuntamento è per sabato 14 febbraio, alle 19.00, all'Auditorium Sant'Agostino, con il violoncellista Danilo Squitieri sul tema "La grande evoluzione del linguaggio musicale tra '800 e '900".

  

  

  

  

comunicato n.175859



Società Editoriale "Maloeis" - Gazzetta di Benevento - via Erik Mutarelli, 28 - 82100 Benevento - tel. e fax 0824 40100
email info@gazzettabenevento.it - partita Iva 01051510624
Pagine visitate 734767093 / Informativa Privacy