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Benevento, 29-01-2026 21:34 ____
Mario Maglione, erede spirituale del grande Roberto Murolo, ha presentato il libro "Dove canta 'o core. Una vita tra Napoli, musica e sentimento"
Sono gia' stato a Benevento anni fa quando sindaco era Antonio Pietrantonio a cui piaceva cantare e sopratutto "Malafemmena" di Toto'. Sono stato anche ospite al Gladiatore Sannita e venni assieme a Serena Autieri ed Angelo Branduardi. Mi auguro di poter ritornare in estate
Nostro servizio
  

A Palazzo Paolo V è stato presentato il libro di Mario Maglione (nella foto di apertura e nella prima foto in basso) "Dove canta 'o core. Una vita tra Napoli, musica e sentimento".
La carriera artistica di Maglione è cominciata agli inizi degli anni Settanta ed è proseguita sempre con grandi successi nella proposizione della canzone classica napoletana.
Il momento importante e probabilmente decisivo per la sua maturazione artistica è stato l'incontro con Roberto Murolo, lo straordinario ed indimenticato interprete della canzone napoletana, nel 1974, di cui è stato definito erede spirituale.
Prima che la manifestazione, condotta da Rino Parletta, avesse inizio, abbiamo avuto una piacevole chiacchierata con Maglione a cui abbiamo chiesto se fosse stato già altre volte ospite della nostra città.
Certamente sì, ci ha riposto. In cinquant'anni di carriera ci sono stato varie volte a Benevento.
Le prime volte, in assoluto, ci sono stato quando c'era il sindaco cui piaceva cantare, ma non ricordo più il nome...
Si trattava certamente di Antonio Pietrantonio, gli abbiamo detto... e la sua canzone preferita era "Malafemmena" di Totò.
Esatto è proprio lui, ci ha risposto.
E questa canzone l'ho cantata al Teatro Romano.
Poi sono stato a Città-Spettacolo ed all'Hortus Conclusus di Mimmo Paladino.
Sono stato anche ospite al Gladiatore Sannita e venni assieme a Serena Autieri ed Angelo Branduardi.
Un concerto solo per me mi manca però.
Mi auguro che possa verificarsi magari la prossima estate.
Lei, gli abbiamo ancora detto, ha attraversato buona parte del momento bello, dell'epoca d'oro della musica italiana e della canzone napoletana.
Sì ci ha detto. E' proprio così. Ho cominciato facendo il batterista. Poi nel 1974 ho conosciuto il maestro Roberto Murolo e da allora mi sono innamorato della canzone napoletana e sono stato il suo discepolo per 35 anni.
In questo libro racconto proprio questo, un po' della mia lunga storia.
Ho girato quasi tutto il mondo, da Sidney al Giappone con grande soddisfazione ma quasi sempre fuori dalla mia Campania perché qui amano un genere un po' diverso.
Però non demordo. Compio 72 anni tra breve ma non me li sento per niente. Ora poi comincia l'epoca dei premi, quelli alla carriera, quelli dove ti chiamano perché non ti possono pagare...
Però per me va bene lo stesso.
L'appello che faccio è che la prossima estate io mi possa esibire qui a Benevento in un bellissimo spettacolo.
Il suo entusiasmo, abbiamo detto a Maglione, è presente in maniera decisa e fa bene a rimanere innamorato della canzone napoletana.
Possiamo però dire che la canzone napoletana di oggi non è quella di un tempo, non è quella che canta lei.
No, ci ha risposto, non è più quella perché ci sono corsi e ricorsi storici.
Oggi non c'è più il testo, la melodia e neanche la voglia, ritengo, di inserirli questi elementi.
Se pensiamo che ai miei tempi, ma anche prima, non esisteva proprio che qualcuno potesse avere una dissonanza vocale. Per dissonanza si intende una leggera stonatura.
Oggi ci sono gli stumenti che aggiustano tutto e così anche se uno sa cantare a metà, canta lo stesso. All'epoca mia era inimmaginabile che un cantante potesse salire sul palco anche senza essere inquadrato ed intonato.
Oggi c'è il rep che ha annientato tutta la melodia.
Per me va bene. Sono molto portato a sostenere i giovani.
Ma noi parliamo della negazione della canzone, non dei giovani... abbiamo sottolineato al cantante.
Però oggi putroppo se parli con un giovane, ci ha detto Maglione, si può sentir dire... si cantano canzoni napoletane, mamma mia...
Si mettono quasi scuorn che i loro genitori vengono a sentire queste canzoni.
Forse siamo noi, maestro, ad essere fuori del tempo...
Si forse, ci ha risposto, ma io non mi sento un escluso.
Pensavo che a 70 anni non dovessi combattere più ed invece lo devo fare ancora di più se voglio rimanere a fare quello che mi esce dal cuore.
Il giorno che non vorrò farlo più, lo saluto e me li guardo in televisione.
Un'ultima battuta dedichiamola al suo libro... la summa di una carriera, abbiamo concluso noi.
Sì, ci ha detto, ma anche una speranza per i giovani.
Continuate e non demordete, dico loro e non pensate che noi che l'abbiamo fatta 50 anni fa era tutto semplice.
Era più complicato di oggi. Un artista, se piace, fa un giro su TikTok e tutti lo conoscono. 
Per noi la televisione non esisteva era solo per i grandissimi. Io negli anni Novanta ho avuto la fortuna di essere ospite frequente di Maurizio Costanzo Show e meno male.
Se non avessi avuto quelle quasi 100 puntate in cinque anni, non lo so se sarei andato avanti in un certo modo anche perché il piano-bar non era cosa per me, non era sulle mie corde, ha concluso Maglione.
Subito dopo la nostra chiacchierata ha avuto inizio la presentazione del libro nel corso della quale abbiamo anche appreso della amicizia universitaria del presentatore Parletta con Italo Palumbo, il noto avvocato beneventano che abbiamo appreso essere grande estimatore della canzone napoletana, da qui la sua presenza di stasera, invitato a cantare assieme ai presenti e lo ha fatto (nella quarta foto in basso).

  

  

  

  

  

comunicato n.175815



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