Benevento, 02-08-2025 10:13 |
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"Sotto il sole" e' la nuova rubrica di "Gazzetta" che il sabato propone racconti brevi usciti dalla penna di Luca De Lipsis e Giuseppe Palmieri
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Nostro servizio |
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"Sotto il sole" è la nuova rubrica estiva di "Gazzetta di Benevento" che lancia una novità che gli autori hanno voluto che si chiamasse "Sotto il sole", appunto, una rubrica dedicata alla lettura estiva.
Da questo agosto, ogni settimana sarà pubblicata una storia della serie "I Racconti della Dormiente". Nelle montagne del Sannio, la Dormiente vigila.
Le sue valli, i silenzi e le ombre celano segreti che ora emergono dal passato.
Tra streghe, maghi, cardinali e demoni, prende forma un intreccio di narrazioni mai raccontate prima, al confine tra realtà, sacro e profano.
Miti popolari e folklore si fondono in una narrazione oscura che promette di tenere i lettori col fiato sospeso fino alla fine.
Gli autori
Dalla penna di Luca De Lipsis e di Giuseppe Palmieri, entrambi medici, il primo anche consigliere comunale, nasce un universo suggestivo e radicato nella cultura sannita.
Il primo racconto, "L'artista smarrito", tratta di leggende dimenticate.
Luca De Lipsis, nato nel 1975, è medico chirurgo specialista in Anestesia, Rianimazione e Neurologia.
Giuseppe Palmieri, nato nel 1977, è medico chirurgo specialista in Cardiologia.
Entrambi, uniti dalla passione per la scrittura oltre la professione medica, trasformano il loro legame con la terra sannita in un’opera letteraria ricca di mistero, memoria e fascino.
ap - "Gazzetta" è lieta di ospitarli e di concorrere, nel suo piccolo, a confermare l'indirizzo dato da Antonella Tartaglia Polcini ma anche da Giovanna Megna, di una città che legge.
Magari sulla spiaggia o in vacanza può risultare ingombrante portarsi appresso un libro ma il cellulare, quello no, non si dimentica e non si lascia mai.
Così da questo strumento, che può essere la nostra maledizione ma da cui può nascere anche la nostra felicità o quantomeno uno spazio di serenità, dipende da come si usa, si può leggere di questi romanzi brevi ma accattivanti con i quali attraversare l'estate.
E' un azzardo editoriale, ne siamo consapevoli. Non inventiamo nulla. Una volta i giornali proponevano queste letture gratuite, nel senso che erano ricomprese già nel costo del quotidiano o del settimanale. Ma erano altri tempi.
Riusciremo a cogliere quello che di buono ci siamo lasciati alle spalle e riproporlo anche oggi, in un tempo in cui non si legge, o si legge pochissimo ed in cui regna la superficialità e dove un articolo è dato per letto quando si è dato uno sguardo al titolo ed alle foto?
Ci auguriamo di sì.
Buona lettura e speriamo che questa iniziativa venga bene accolta e che quindi possa essere riproposta ogni sabato.
De Lipsis e Palmieri, che ringraziamo per averci scelti, sono già all'opera.
L'ARTISTA SMARRITO
Ai nostri figli e a tutti i bambini perché non smettano mai di giocare con la loro fantasia…

A volte si vivono esperienze inspiegabili, quasi dei miraggi, ma così vividi che chi si ritrova nel mezzo resta confuso, disorientato.
In questi momenti, la parte più profonda della nostra coscienza può proiettarci angosce, paure che, materializzandosi, prendono il sopravvento e ci allontanano dalla realtà, conducendoci a vivere nell'incubo, isolati dal resto.
Talora, però, da un sogno o da una fantasia possono scaturire scintille fortunate capaci di accendere una realtà tutta da riscoprire.
Così accadde a un talentuoso artista che aveva misteriosamente perso l'ispirazione e altrettanto misteriosamente ritrovato se stesso quando, in una sera non troppo lontana, un improvviso rumore di vetri rotti interruppe il triste silenzio di quella casa.
Lui non aveva resistito: Aveva buttato nuovamente tutto all’aria, barattoli, pennelli, tubetti. Attonito osservava il caos attorno a sé con sgomento, quasi non ne fosse stato lui l'artefice.
Rimuginando dopo lo sfogo, raccolse la tavolozza e si accorse che perfino la macchia di colore sul pavimento era più interessante dei suoi quadri.
Disperato più di prima, si accasciò a terra e strinse dolorosamente la testa tra le mani. Poi, rabbiosamente, afferrò una sigaretta e frugò spasmodicamente tra cocci e tele in disordine alla ricerca dell'accendino.
Trovatolo, uscì sul balcone e fumò sperando di risvegliare le emozioni con il fresco della sera.
La luce dei lampioni illuminava la Rocca dei Rettori donandole un aspetto magico ma, a differenza di tante altre volte, essa non gli suscitava nulla.
Il panorama circostante era stato sempre fonte di ispirazione per le sue opere ma da un po' di tempo lo vedeva solo come una cartolina sbiadita.
Deluso rientrò in casa e prese a osservare le tele grigie.
Dove erano finiti i colori?
Quando li aveva persi?
Dove era la loro anima?
Gli sembrava di vivere un film in bianco e nero in cui era l'unico protagonista di una storia senza trama, avvilito e demotivato, alla ricerca di un se stesso che non esisteva.
Mentre era assorto nei suoi tristi pensieri, sentì bussare alla porta. Non voleva vedere nessuno, ma al risuonare del campanello vinse la ritrosia e andò ad aprire.
Con stupore si trovò davanti all'uscio Evelina, sua dirimpettaia da molti anni. Avevano sempre avuto una bella amicizia, anche se talvolta gli sembrava di riscoprire un sentimento diverso.
Lui trascorreva ore nella sua erboristeria a sentire i profumi delle erbe, a osservare i riflessi dei cristalli terapeutici mentre lei, con la sua voce musicale, gli raccontava storie e leggende legate a una spezia o a una particolare pietra.
La loro intesa era così profonda che, a volte, uno sguardo valeva più di tante parole.
Lui la osservava mentre preparava miscele, infusi, tinture madri, lei osservava i fini movimenti delle sue mani mentre perfezionava un disegno, percependo le emozioni che gli trasmetteva.
Quante giornate a passeggiare nei boschi alla ricerca di una bacca miracolosa o di un'erba officinale... quante serate trascorse a ridere, a mangiare insieme, a disegnare i suoi sorrisi, le smorfie, le mani, i suoi splendidi capelli ramati...
Ma ormai erano mesi che si era isolato come in preda a un maleficio. Da molto, infatti, rifiutava gli inviti al negozio o a cena, ciò nonostante lei non desisteva.
Quella sera, però, fu diverso. Lo sguardo sereno di Evelina allontanò momentaneamente ogni cruccio.
Catturato dallo scintillio del ciondolo che portava al collo, avvertì una strana attrazione che lo spinse a cedere alla sua perseveranza.
Accettò, quindi, la proposta, anche per ritrovare un poco di serenità, oramai svanita da troppo tempo.
Grazie, sei sempre così affettuosa e paziente con me. Non lo merito. Purtroppo sto attraversando un periodo difficile…
Capisco rispose lei con comprensione ma stasera lasciati tutto alle spalle per un po’ e rilassati. Rispetto il tuo stato d’animo, ma non tenermi lontana, permettimi di provare ad aiutarti.
E' più forte di me, e non so se...
La donna cercò di rassicuralo e gli sorrise accarezzandogli il volto. L'artista, persuaso, la pregò di attendere qualche minuto, giusto il tempo di rinfrescarsi. Lei lo aspettò paziente sull'uscio e, quando ritornò, lo condusse in casa propria.
Ogni volta che vi metteva piede l’artista provava un’emozione diversa. Una fragranza misteriosa inondava i suoi sensi, abituati all’essenza di trementina e all'olio di lino.
Si sentiva trasportato in luoghi remoti e fantastici, pronto a una nuova ispirazione artistica. Anche quella sera respirò il profumo del mondo di Evelina, sempre nuovo e sorprendente.
Vicino al tavolo era stata posta una tela su un cavalletto completo di tutto l'occorrente per dipingere.
Ti prego dipingi qualcosa per me lo implorò afferrandogli dolcemente la mano.
L'artista si risentì. Fece comunque due passi verso l'inaspettata postazione.
Osservò con lo sguardo vuoto la tela e, scrollando il capo, disse che non riusciva più a dipingere.
Lei gli sorrise dolcemente, non insistette oltre e lo invitò a sedersi a tavola. Con calma, dopo aver cenato, avrebbe potuto riprovare ad esaudire quella richiesta.
Mangiava con piacere. A ogni boccone guardava il volto della ragazza perdendosi nel suo sguardo tanto affascinante quanto misterioso.
Nei suoi sguardi vi era un po' di imbarazzo, dovuto al malcelato trasporto che provava verso di lei. Ripensò a tutte le volte che lo aveva guidato nei suoi propositi artistici.
Ma tra i pensieri che affastellavano confusamente la mente ancora una volta prevalse il senso di vuoto assoluto che lo stava conducendo verso un'impotenza creativa, un sempre più patetico isolamento.
Alla fine della cena Evelina gli preparò una delle sue tisane. Aveva un profumo insolito e gradevolissimo, un gusto complesso e speziato.
Sorseggiarono lentamente mentre lei gli illustrava le proprietà delle erbe usate per la miscela e il lento e minuzioso processo di preparazione che non ammetteva deroghe.
Corroborato, si alzò e si diresse nuovamente verso la tela, più per accontentare lei che per un ritrovato estro. Era ancora titubante, senza ispirazione. Nonostante ciò si dispose per cominciare a dipingere.
Lei lo precedette: Ti preparo io la tavolozza disse con sollecitudine, scelgo io i colori.
L'artista la lasciò fare e, mentre la osservava nei suoi intenti, notò un bagliore provenire dalle mani.
Cos'è? disse sorpreso, osservando il profilo di lei incorniciato nella finestra del balcone.
Nulla... nulla... solo un riflesso della luce della lampada. Ti prego, ora dipingi.
Ancora un po’ perplesso per quella strana luce, stava per impugnare il pennello quando fu colto da un malore improvviso. Sentì le forze venirgli meno. Evelina se ne rese conto e lo invitò a sedersi accanto a lei sul divano.
L'artista avanzò titubante e, quando fu seduto, chinò la testa sulla spalla della ragazza, prima di essere avvolto da un profondo oblio.
Una folata di vento spalancò la finestra. Allarmato, l'artista si alzò di scatto e, mentre i suoi occhi continuavano a vedere torpidamente ciò che lo circondava.
Gli comparvero davanti tre figure di donna dai volti indefiniti, vestite con un lungo abito scuro.
Avvenne tutto in un attimo.
Una delle tre lo fissò negli occhi. Cominciò a sentirsi stordito, le gambe gli si irrigidirono.
Cercò di spostarsi, ma gli parve di essersi trasformato in una statua di sale.
Ogni volta che provava a muoversi, sentiva venir meno le forze, mentre la vista si faceva sempre più offuscata.
Riuscì, comunque, ad intravedere i tre personaggi mentre afferravano Evelina immobilizzandola e schernendola per le sue buone azioni.
Poi divenne tutto così nebuloso che la percezione di quegli eventi lo trasportò verso una realtà stupefacente e verosimilmente immaginaria.
Le tre figure, infatti, si buttarono giù dalla finestra con l'ostaggio, prendendo il volo a cavallo di una scopa. In quell'istante incontrò gli occhi atterriti di Evelina che chiedeva aiuto.
Rimase bloccato come in trance, finché un urlo lo scosse. Non sapeva quanto tempo fosse passato.
Lentamente si stropicciò gli occhi, riuscendo a vincere la forza paralizzante che lo aveva sopraffatto e si mosse verso la finestra.
Aveva ancora impresso lo sguardo di Evelina nella sua mente, ma di lei o delle sue rapitrici nessuna traccia.
La chiamò, ma non ottenne nessuna risposta. Di fronte a sé la Rocca e nessuno per strada. Corse verso la porta, si precipitò giù per le scale e uscì dal portone.
Altre grida disumane come una eco lo condussero verso l’ingresso della Rocca.
Il monumento appariva trasfigurato e diverso da ogni suo ricordo. Il cielo piceo creava una grigia atmosfera, cupa e densa di oscuri presagi, continuamente trafitta dal frastuono di gemiti e canti.
L'artista si inginocchiò dietro il tappeto erboso che contornava il giardino interno della fortezza, osservando incredulo la scena che si stava svolgendo davanti ai suoi occhi.
Lì, al centro del giardino, si ergeva un palo, al quale era legata una donna. Il volto della malcapitata non era visibile.
Ombre indefinite la circondavano, recitando una litania sommessa, percepita come un confuso bisbiglio. Improvvisamente, si alzò una voce stridula che sentenziò: Sarai punita per le tue buone azioni.
Al risuonare di quelle parole, le ombre accesero una pira.
La luce abbagliante emanata dal fuoco svelò il volto della prigioniera. Era Evelina. L'artista atterrì.
Gli parve di udire invocazioni lontane, richiami, preghiere, ululati. In poco tempo, in cielo si materializzò l’immagine di un essere mostruoso, impresso come un orrido disegno, avvolto in un grande mantello nero.
Dominavano la scena due occhi pungenti giallo zolfo e la bocca dischiusa in un ghigno malefico.
Di colpo ricominciarono urla e canti. Quegli esseri presero a danzare come in un rito intorno alla pira. Evelina, esausta, si dimenava invocando aiuto.
L'artista era incredulo di fronte a ciò che stava vedendo. Aveva paura, una paura viscerale, ma era spinto a fare qualcosa per salvarla. Ma in che modo?
Mentre gli occhi guizzavano freneticamente da una parte all'altra dell'orrido spettacolo in cerca di una soluzione incrociò lo sguardo terrificato della ragazza.
Entrambi entrarono in contatto come in una sorta di telepatia: Lei lo incoraggiò a dipingere.
Dipingi per me ti prego, soltanto in questo modo potrai salvarmi.
Si sforzò di interpretare quell'invocazione. Portando le mani alla testa si accorse di stringere ancora la tavolozza e il pennello che aveva impugnato per farle il ritratto.
Osservò la tavolozza chiedendosi cosa avrebbe potuto fare. I colori scintillavano sorprendentemente, quasi irradiassero una luce propria.
Ne fu colpito a tal punto che smise di riflettere e, d'impulso, cominciò a colorare ciò che gli era accanto.
Magicamente, appena poggiava il pennello, ogni cosa intorno a lui prendeva colore fuoriuscendo dalla dimensione spettrale in cui era precipitata.
Dipingeva la Rocca di giorno, come la ricordava, quando passeggiando nei suoi pressi cercava uno scorcio insolito da cui osservare la Dormiente.
Man mano che dipingeva la sfera di luce intorno a lui diventava sempre più grande, estendendosi oltre i tetti dei palazzi.
Stava colorando l'alba e ciò aveva l'effetto di anticiparne l'arrivo.
Le siepi fiorite, accarezzate dal pennello, ripresero il loro incantevole contrasto cromatico.
Le figure danzanti, accortesi di lui, si fermarono e iniziarono a guardare nella sua direzione. Non se ne preoccupò. Continuò a dipingere.
Era emozionato, entusiasta, stava ritrovando i colori e ogni sfumatura.
I partecipanti al rito lasciarono le loro occupazioni e, come un'orda di barbari, iniziarono a correre verso di lui.
L'artista incrociò nuovamente gli occhi tesi di Evelina acquistando ancora più determinazione e vigore. In quei pochi istanti colorò tutto quanto gli fu possibile. La luce divenne sempre più chiara.
Con il sorgere del sole, quegli esseri mostruosi arrestarono la loro corsa, perdendo forza e consistenza.
Le figure divennero sempre più sbiadite, trasparenti, fino a scomparire. Anche l'immagine terrificante del demonio stampata nel cielo svanì, lavata da quel chiarore improvviso.
L'artista, oramai al sicuro, lasciò la tavolozza, e si mise a correre verso Evelina.
Il volto della ragazza era finalmente disteso. Mentre si avvicinava, il sole che aveva dipinto intensificò la sua luce avvolgendo ogni cosa.
Provò un senso di profonda serenità, avvolto da un tepore rassicurante, dolcemente profumato.
Si ritrovò stretto ad Evelina, sul suo divano. Avevano dormito lì? Cosa era successo?
Pochi i ricordi confusi della sera precedente. Non gli importava, ci avrebbe pensato poi, ora aveva un solo gran desiderio.
Si alzò cautamente per non svegliarla e andò verso la finestra.
Un cielo terso accarezzava la Rocca e il paesaggio incorniciato dalla Dormiente.
Per un attimo gli sembrò che la montagna, risvegliandosi da un lungo letargo, avesse un viso e si rivolgesse a lui sorridendogli.
Si guardò intorno: Ogni cosa era al suo posto.
Forse la sua immaginazione finalmente si stava risvegliando.
Un calore fluì attraverso le viscere, percorrendole fino al centro del petto.
Si avvicinò a Evelina. La baciò. Ne osservò a lungo i respiri regolari, i lineamenti delicati del volto, coperto da alcune ciocche di capelli.
Le scostò e, deciso, si diresse verso la tela ancora bianca.
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